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incontri virtuali (1/3)
Potete anche non credermi, potete mettermi alla prova, non sono il tipo da ‘sesso virtuale’ - Come sei vestito? - Svestito, direi. Ho appena fatto la doccia. Ho ancora su l'accappatoio . - Allora sei tutto fresco e profumato…. Ma questa notte non ho sonno. La giornata è stata lunga e pesante e anche dopo la doccia mi sento addosso una strana inquietudine che non concilia certo il riposo. Oddio, che casa disordinata; casa da single. Potrei riassettare il tutto. Comincio a spostare meccanicamente gli oggetti, ma la mente è altrove; è tardi e faccio troppo rumore. Sarà meglio rimandare a domani. Accendo il computer. Sì, è una buona idea, scambiamo due parole in chat, magari la conversazione può farsi interessante e mi distenderà i nervi. La chat... fino a ieri una sconosciuta, me ne hanno dette di tutte i colori… Dall'altra parte dello schermo c'è un'entità con un cuore e una mente, ma senza corpo, eterea, che ti risponde e mette a nudo la propria anima, come non farebbe di certo nella vita reale. Una vita parallela, che gestisci come vuoi, attribuendoti una nuova identità o mantenendo la tua, scavandoti dentro fino al più profondo del tuo essere. Ma io continuo ad essere me stesso, crudo, arrogante, presuntuoso come sempre… in altri termini: ‘stronzo’.
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30/10/2004 08:02
Chi è Bertrand?
Chi è Bertrand? Chi è Bertand Morane? Quello là? Quello con la faccia da persona buona? O quell’altro là… che ha voltato l’angolo correndo come un sicario. Qualcuno ha detto che non esiste, altri affermano che è una donna; hanno presunto di tutto e abbracciato poco e nulla. Avrà una voce roca? Vestirà classico o casual? Legge le poesie di Auden o di Montale? Voi che l’avete visto, voi che l’avete conosciuto, sì voi, ditemi: - può essere mio amico Bertrand? - Somiglierà ad un abete o ad un cipresso? e qual è il suo colore preferito? E umile o presuntuoso? Amaro o dolce? Cambierà davvero la mia vita o finirà di rovesciarla? Voi che l’avete toccato, voi che gli avete sorriso, che gli avete parlato, non dimenticatelo… E chissà…se avvisa Bertrand prima di entrare, o entra in punta di piedi, senza respirare, ti copre gli occhi con le mani e domanda: - indovina chi sono? -
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30/10/2004 17:33
l'oceano
se non fosse stato per quella scia di profumo... ...se non fosse stato per la Poesia Justine, ...se non fosse stato per la tua incoscienza, ...se non fosse stato per la mia ragionevolezza, saremmo divenuti naufraghi in questo oceano.
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01/11/2004 13:35
Le journalier
nomi del bel sesso
a risanare l?amarezza
forse tutto così noioso
forse tutto così barocco
gente che viene ? gente che se ne va
gente che non ritorna ? gente che rimane
esegesi senza punto
silenziosità che lasciano intendere
è un quaderno senza bersaglio
l?osservanza su un carnet di ragionamenti
o forse sto tentando di ritrovare proprio te?
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01/11/2004 15:00
Jalousie (1/2)
Autunno scorso, una panchina lungo la Senna; è freddo, avverto il gelo scendere dal naso. Justine mi tiene per mano, ci ritroviamo dopo esserci lasciati per due mesi. Prima di lasciare la sua mano, le sfioro sempre le dita con l'indice dell'altra mano libera, per snervare il distacco. L'abbandono per un attimo; frugo nella tasca destra del cappotto, appena uscito dal guardaroba invernale. - accidenti, non ho il fazzoletto Justine - - Ho dei kleenex alla menta, ne vuoi uno? - Lo prendo, ironizzo, con un aria da perbenista ed alta borghesia, rispondendole: - Ah cara, io non mi soffio il naso nella carta! - Si mette a ridere anche lei portandosi la mano alla bocca. - ..non gli somigli affatto Bertrand! non gli somigli, per questo ti ho amato. - Parla in passato Justine, posa una mano sulla mia gamba, sembra essere un nuovo punto di contatto; parla in passato Justine, ma io avverto un batticuore al presente. - Laggiù, non guardare. C’è un tipo strano. Mi sta seguendo da giorni, ma non so chi sia, non ne ho idea. - - Ma che cosa può volere? - - Non lo so. Eccolo, viene qui. -
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01/11/2004 15:00
Jalousie (2/2)
L'uomo si avvicina. Impermeabile bianco, un aspetto pulito, curato, misterioso, che sia un maniaco, o un investigatore su commissione del misogino del marito? - Mademoiselle... so di essere uno sconosciuto per lei... L'ho osservata a lungo senza che lei se ne accorgesse. Ma da qualche giorno non cerco più di nascondermi. Credo sia arrivato il momento. Ecco. Prima di vedere lei, non ho mai amato nessuno. Detesto il provvisorio. Conosco bene la vita. Sono certo che tutti, sempre, tradiscono tutti. Ma tra di noi sarà diverso. Noi saremo un esempio. Non ci lasceremo mai, neppure per un'ora. Io non lavoro, non ho impegni nella vita. Lei sarà la mia sola preoccupazione. Lo capisco che.. che tutto questo è grottesco ed improvviso perchè lei mi dica subito di sì e che prima voglia rompere i suoi vincoli 'provvisori', che la tengono legata ancora a delle persone 'provvisorie'; ma io sono definitivo. Arrivederci. - Sta per andare via, si volta ancora verso Justine per dirle: - Sono felice. - Justine a sua volta, ridireziona il suo sguardo verso di me, ha gli occhi aperti disorientati ed una pausa di silenzio a labbra leggermente socchiuse; l'espressione della bocca passa da uno 'stupefatto' ad un 'deridere' a mezza voce. Porta nuovamente la mano alla bocca, le lacrimano gli occhi. - Ma questo è matto! - - Certainement Justine - La sera stessa, corteggio Justine allo spasimo, per convincerla a tornare con me. Très bien... sono felice anche io.
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02/11/2004 22:12
un amore così
Sì? è un amore così?
ti ascolto oltre il muro,
osservo le ondulazioni della tua pelle,
l?infrangersi del tuo fiato sulle labbra:
? un amore così ? ripeti?
Stai collaudando le tue Poesie, sabato reciterai.
Saprai trovare la giusta tonalità,
dimenticando le cadenze più ostili di tuo marito,
continui a recitare con le lacrime agli occhi,
cercando di eludere ogni pensiero,
rifugiandoti nel tuo piccolo cosmo
che racconta di?
di? ?un amore così.
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04/11/2004 00:10
Alexander
Poi torni a scrivere - pensi che sarà bene parlare un po' di te. Allora ti viene idea di incominciare dai difetti, perché trovi che i comuni si propongono con soli pregi - ma se in fondo amore è ammissione, sarà pur conveniente presentare prima l'imperfezione rispetto alla presuntuosa regolarità. Così è, così sono, senza illusioni, senza escogitare fantasie e plagi sentimentali che portano alla dissipazione dell'ideale. Dunque inizio; parlo del mio 'vittimismo' Ne è esempio il mio stato d'animo, se fosse un'opera d'arte, sarebbe la pietà di Michelangelo. Quando Alexander suonava il pianoforte, io piangevo, avevo solo dieci anni e volevo suonare come lui. Mia madre si espose a debiti, girava negozi di periferia per trovare un pianoforte a colonna di seconda mano e un maestro che m'insegnasse con diecimila lire. Non sarei mai diventato un musicista Madre. Alexander suona ancora a trentasei anni, svolge concerti a Roma, è stimato, è ricco, amato, ha lo stimolo nelle dita che martellano come gli schiaffi di mio padre irritato. Ogni volta che ascolto un pianoforte lo penso ancora Alexander. E se guardo le mie dita, allora, riconosco che anch'io ho avuto un'arte tra le mani; le mie dita non scivolano sulle scale di Bach, bensì fluiscono vivendo sulla schiena di Justine, corrono ad incrociare le sue dita, a penetrare le sue cavità come fosse un chiaro di luna di Beethoven.
E Lei vive l'emozione dietro lo sterno, come fosse corda di pianoforte che vibra.
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07/11/2004 08:09
Bertrand
Difficile Bertrand imprigionarti in sei righe in un pugno di parole per mille primavere d'amore... Impossibile racchiuderti in questo tempio proibito, dove il canto dissolve la pena di ora per venderti quella di poi. Ingiusto Bertrand incatenare il volo alla fantasia parolaia dei poeti di mestiere: ascolta questo silenzio dove una risma di note s'infrange intonerò la canzone per l'uomo che amo. Anche tu hai sognato d'esser dentro agli occhi d'un viso che piange, di un figlio che vede la luce di questa folle alba.
Dolcissimo Bertrand accarezzare la magia del tuo esistere, e catturare per un istante la tua libertà d'essere uomo; è presunzione sperare che almeno una volta il Tempo rimanga spettatore estraneo. tua Justine
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07/11/2004 21:30
Christine
Raccoglie briciole tra le lenzuola, l'infastidiscono quando trascina le gambe nude; è concentrata oltre il ricevitore... sorriderà? sarà seria?
E' Sabato mattina e Christine non vuole alzarsi, gioca con un dito ad arrotolare il filo del telefono e mangia fette biscottate.
- Bertrand non riesco più ad innamorarmi, sono troppo esigente -
- pretendere significa amarsi Christine e accettare significa amare -
Il malessere di Christine è il mio stesso malessere, mi riconosco nelle sue riflessioni su molti punti. Christine rimane volontariamente distaccata da ogni emozione; vuole rimanere in uno strato di lucidità, di logica, di praticità, che le permette di eseguire manovre corrette ed evitare quelle sbagliate. Ed è una frustrante situazione, perchè riconosce dentro di se gli impulsi vivi di una donna, che desidera...
Raccoglie e mangia briciole come fossero rimasugli di un amore infranto.
- sono troppo fragile Bertrand -
- Non è un danno essere fragili, esiste un uomo Christine, che non si approfitterà della tua fragilità, lui ti proteggerà... cercalo Christine, trovalo... amalo... -
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09/11/2004 20:15
Stazione centrale
Stazione centrale, venti minuti di ritardo. Ci sono due donne che ridono, si sostengono, attraversano la strada su un marciapiede a selciato prominente. Tacchi alti instabili e loro in bilico che scherzano. Immobile, un cameriere in camice bianco rimane spettatore attento; una delle due ha una gonna con uno spacco - si intravede il ricamo dell'orlo di un’autoreggente; che siano due prostitute?
Mi accendo una Muratti di compagnia. Un partenopeo, curvo, con un occhio pestato, spinge un carrello della spesa vuoto. Ridicolo, al centro di Piazza Duca d'Aosta. Borbotta qualcosa. Cosa si vede all’interno di quel cavone? Ti ricordi Bertrand la foto con Justine su quella panchina? La scattò un extracomunitario, aveva una maglia blu con un numero cinque. Justine temeva scappasse con la nostra Zenith.
Justine... Justine temeva, non teme più nulla ora Justine. Aveva un profumo di muschio quella notte Justine e gambe rasate. Aveva le labbra calde come avesse la febbre e occhi verdi su cui ti perdevi a sognare. Aveva una valigia e il desiderio di partire. Aveva il desiderio di non tornare mai più indietro. Aveva... aveva... Justine.... aveva anche grandi speranze e voglia di ridere…
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14/11/2004 13:53
Sabine (3/3)
Ma Sabine non pensa, Sabine sente un'impazienza dentro. Le donne in fondo sono così… spontanee, momenti in cui si lasciano andare, momenti che contrastano la loro legittima rigidità quotidiana, momenti d'indole, di spinta emotiva… momenti di Sabine…
- balliamo Bertrand, balliamo questo tango anche se non conosciamo bene i passi, anche se ci pestassimo i piedi… cosa importa Bertrand? Un tango non è come la vita, si può anche intoppare... – Ha ragione Sabine, ci sono momenti in cui devi fare un'azione prima ancora che la ragione possa farti indietreggiare, la base dell'istinto e del vivere d'istinto è proprio questo - reagisci prima di pensare. Ha ragione Sabine, se riuscirò, se la coscienza mi lascerà libero, anche io agirò prima ancora di pensare …e allora, mi fermerò un poco prima di aprire la serratura di casa, avanzerò oltre i profumi del forno Guillaume, lungo Rue Lepic, ultimo semaforo e carta di giornale in terra che vola, quattro bambine e la bella lavanderina, mendicanti e cani che urinano non mi lasceranno pensare, escluderò ogni cosa nella mente, fino ad arrivare a quella cabina, comporrò il tuo numero Sabine… e tu mi sentirai…
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14/11/2004 13:54
Sabine (2/3)
Mi persuado, Sabine mi aveva dato il suo numero di telefono, voleva la chiamassi e io sono stato restio a parlarle…
- Sei matta? Non mi conosci neppure? Cosa hai bevuto stasera? –
Era euforica come una ragazzina, la immaginavo un po' inebriata, un po' barcollante di ragionevolezza. Era nel suo momento migliore (c'è chi lo considera il peggiore). Viscerale, impulsiva, avrebbe potuto sfiorarmi le labbra e implorarmi con quel granitico accento bavarese:
- portami via con te Bertrand; -
Avrebbe potuto scagliarmi quel vaso di ceramica contro urlandomi:
- va via… sparisci! –
E non ha rilevante importanza per me se fossi stato percosso in una maniera o nell'altra; io avrei comunque abbracciato un piacevole gesto, perché non c'è alcunché di più seducente in una donna del loro fare passionale, involontario, automatico. Così Sabine, si è sentita ferita dagli aggettivi - matta - ubriaca - ha alzato il pugno, le ho afferrato il polso, mi ha dapprima ignorato, poi le ho detto che sono uno sciocco - lo sai Sabine, sono uno sciocco - una donna come te, bella, con quelle gambe fresche di ore antimeridiane, va a perdere affetto con un balordo come me? –
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14/11/2004 13:56
Sabine (1/3)
La sveglia suona per tempo, è il suono digitale di un gallo impertinente che avvisa le otto del mattino. Con un tocco si riesce a posticipare la notifica di dieci minuti - attenzione non oltre. In caso contrario sono al corrente che mi sveglierò con proroga appesantendomi di un fortissimo mal di testa e le restanti conseguenze saranno quelle di girare per l'intera giornata con tre/quattro pastiglie sfuse nella tasca destra dei pantaloni (con molta maneggevolezza si scioglieranno in mano - cammino sempre con una mano in tasca). Così mi trovo qui, con un' aroma già fumante, penso che devo cambiare la guarnizione alla moca, penso che il tema che voglio scrivere è inequivocabile, non è quello di una donna, di una tra le tante… ma di Sabine; penso anche - che leggendo il suo nome avvertirà ora una leggera sensazione di perturbazione, meraviglia ed eccitazione… proprio al centro del seno, lì dove ho sempre sostenuto ci sia la cavità dell'anima.
E mi accorgo che anche io, allo steso tempo, mentre scrivo di Sabine, ho questa percezione nell'identica cavità. Conosco poco, direi meglio nulla di Sabine. Ieri notte abbiamo riallacciato un filo diretto di conversazione, sciolto non so bene neppure per quale motivazione; discute spesso Sabine senza un chiaro epilogo… né una chiara causa. O forse lo so? O forse lo intuisco? Ma ragiona Bertrand… tu che non sai fare altro che ragionare...
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17/11/2004 09:04
Fedeltà?
Non era per quello che facesse, per le emozioni che sentiva, né per la felicità che rincorreva.
La sera Justine si nascondeva dietro un monitor, lo posizionava in modo che io non potessi vederla, per me quello era il suo tradimento, la sua infedeltà. Faceva finta di lavorare, passava le mani dalla tastiera alla calcolatrice, teneva un’espressione impassibile, ma io sapevo che dall’altra parte del monitor, c’era Lui.
E bisbigliava alcune cose, una manciata di soldi e numeri, calcoli silenziosi: - sette più ventidue, ventinove… - e intanto a lui digitava: - non fermarti ti prego… continua… -Ed io ad interrogarmi su quale fosse davvero il ruolo privilegiato; mi aveva tagliato fuori dal suo universo, io che l’avevo sempre ascoltata, io che l’avrei capita, io che desideravo conoscerla ed amarla per quello che era realmente; avesse almeno tentato – non sono mai stato un bigotto perbenista. Justine dice che nel tempo molte cose sono cambiate – che vuole vivere con me ogni spazio – eppure quando io la sento bisbigliare ho un brivido che mi sradica i nervi e mi esporta il midollo – ho il batticuore – tu lo ricordi il mio batticuore vero Justine?E’ stato da allora che ho incominciato a riflettere che Justine forse non m’apparteneva più e che probabilmente nessuna donna può davvero appartenere ad un uomo che la ama...…o forse mi sto sbagliando…?
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18/11/2004 00:18
Ansia
Vorrei..
Fermare il tempo e il corso di tutte le cose, isolarmi da ogni corpo? e pensare?
Ho dei pensieri che se non sciolgo in tempo riusciranno ad assediarmi; mi logorano, mi consumano. E? come un'equazione di cui non riesci a calcolarne il risultato e il moto della vita ti trascina ogni giorno in una corrente discendente, governa le tue idee, ti sottrae la chiarezza?
Ansietà, preoccupazione? stupida coscienza? stupido buon senso? stupida responsabilità?
Perché non riesco a prendere la vita con leggerezza?
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20/11/2004 19:30
Lezioni di Tango (2/2)
Il film nel film, istantanee in bianco e nero, musiche penetranti… profonde. Il pubblico non ha apprezzato, ed è anche questo l’obiettivo di un’opera che non poteva entusiasmare un pubblico indottrinato sulle sfumature hollywoodiane. Il bianco e nero ricercato, pochi dialoghi, molti significati: i contrasti dell’amore, la passione e l’impegno in un’arte, la comunione.. la condivisione delle emozioni, l’armonia, la gelosia… gli impulsi frenetici di due individui che in fondo non si appartengono, ma che comunque si amano.
Senza dubbio è il mio film preferito… sì.. è il film preferito del Sig. Bertrand Morane.
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20/11/2004 19:31
Lezioni di tango (1/2)
Sally è una regista, sta scrivendo una nuova scenografia, qualcosa che ha che vedere con un opera d’arte, buone idee che vengono frantumate da una produzione consumistica.
Nello stesso tempo decide di prendere lezioni private di tango, affascinata da sempre dai passi e il ritmo incalzante argentino; Pablo Varon inizia a darle lezioni. Su alcuni aspetti Pablo mi somiglia; ha successo, ha talento, ha sicurezza e pienezza di se. Sa che deve essere lui a dirigere i passi e Sally si trova ad essere troppo trasportata e poco condottiera. Contrasti dovuti a due caratteri forti, entrambi capitani delle emozioni e della vita. Sally avrà la sua rivalsa proponendo a Pablo di essere protagonista del suo film centrato sul tango.
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21/11/2004 22:42
stato d'animo
Justine: - cosa hai fatto per tutto questo tempo Bertrand? Hai amato un'altra donna? -
Bertrand: - no, Justine... sono rimasto da solo... sempre da solo... -
Justine: - Perchè Bertrand? -
Bertrand: - Perchè è stato sicuramente più facile che poter amare un'altra donna -
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23/11/2004 16:33
l'attesa
Lulù conosce il mio nome Christine conosce la mia età Celine conosce la mia voce Marlene conosce il mio viso Celie conosce il mio numero di telefono Nina conosce la mia amicizia Justine conosce il mio amore
Ed io gradisco te tu che non hai nulla di me tu che non distruggi l’attesa rispettando ogni interminabile indugio.
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24/11/2004 11:47
Piazza Duomo
Ho rivisto Justine, era all'ingresso di piazza Duomo, si difendeva intorno frugandomi tra la gente. Una smorfia di fastidio per un tumultuoso mercoledì di novembre; una gonna un poco più bassa delle ginocchia, tinta unita blu e una camicetta bianca; e voci di persone che annegavano il suo:
– Bertrand! –
E' lì che l'ho presa di 'scatto' su un’istantanea in bianco e nero. Conservo quella foto in un cassetto dell’ufficio… La stringo, la ritiro… non la dimentico.
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25/11/2004 20:05
la sera
E' sera... come mi sento? Mi sento come la pasta del giorno prima riscaldata sulla stufa, come un primitivo versato nella coppa segnata dalla posa di una bonarda precedente, come questo paia di Jeans indossati senza nient'altro sopra e nient'altro sotto - pescati dal cesto dei panni conciati; come il cordless perso tra le lenzuola sfatte del letto, come questo disco di vinile che gira suonando la musica di Brel - s'intona tra grani di polvere e solchi indelebili; come questo piccolo vetro rimasto in terra che sento a piedi nudi, come questa sigaretta che brucio facendo cadere la cenere nel piatto della cena, come la matita dell'ikea che temperavo stamattina per poter scrivere… Non so fare altro che scrivere… con questo pastello grigio che porto con me, insieme ad un quadernino fabriano che entra nel taschino della camicia; scrivo poesie e poi le lascio sul parabrezza delle automobili come fossero multe da affliggere a delle belle gambe che scendono da un'autovettura in sosta...
mentre gli altri, vivono di fissazioni e si perdono i particolari e gli angoli della vita...
è sera.. non c'è più tempo... devo andare...
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26/11/2004 21:40
nulla di nuovo
Che scrivere? Che non ho voglia di scrivere, ma di disegnare. Ho una maglia a 'V' sopra una canottiera nera, che c'è una ragnatela ed un tagliere di formaggi e miele cracker integrali e briciole sul tavolo
La finestra un poco aperta, persiane accostate e il fumo di una Muratti filtra oltre le imposte.
- mi prendi in giro?! -
Teresa è serena questa sera,non prende a parole grosse il marito,anche lei è una donna.
Ascoltano Pino Daniele e raccolgono vetri di un bicchiere infranto.
Io penso ad Almoldovar, ad un gatto che attraversa la strada, al cielo nero del nord e a stelle che si perdono nel buio, al fatto che sarebbe bello essere un emotivo, ma non riesco più a tenere alcun entusiasmo.
Ho voglia di un bicchiere di vino. Di nient'altro.
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27/11/2004 11:42
Sabato mattina
Capire il significato di quelle scarpe sportive che custodivi sotto il sedile dell'auto; ti sei tolta quelle che portavi, con i tacchi alti, sostenendoti con una mano sulla mia spalla. Le hai infilate tra il contrasto dei collant scuri e la libertà di quelle stringhe bianche, tra la tua regolare classe e il desiderio di sentirti ragazzina.
- sorreggimi Bertrand -
Siamo scesi a passeggio sulla Senna, un cielo azzurro, sereno, per un sereno sabato mattina. Navigavano delle chiatte, rumore scrosciante e turbini di vento.
E parlare dell'importanza dell'essenzialità, senza perderci in scempiaggini - così sacro e capitale il nostro tempo.
Un buon ricordo del sabato trascorso.
Questo sabato, invece, mi avvertono che il cliente (perché ti chiamano così?) da me chiamato non è al momento raggiungibile; mi invitano a chiamarti più tardi. Ed io soffro la tua irraggiungibilità.
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28/11/2004 23:43
Le lettere di Justine (2/2)
Qualche volta stringevo i pugni e avevo voglia di arrabbiarmi con lei, venivo catturato da una gelosia patologica, era la mia donna, era la mia femmina! Altre volte invece, incomprensibilmente, l’idea che Justine facesse l’amore con un altro uomo mi eccitava. Ci sono stati giorni che non ho fatto altro che desiderarla ed immaginarla così; anche i nostri rapporti in quel periodo erano differenti, la desideravo, la desideravo all’unisono. In modo bizzarro, Justine era diventata per me una vera femmina, era reale, le piacevano i ragazzi giovani e se avesse potuto li avrebbe posseduti, li avrebbe serrati tra le sue gambe, fatti godere sotto i suoi irrefrenabili movimenti. Vivevo piacevolmente questa sensazione di non appartenenza, Justine non poteva appartenermi come donna, cercavo di accettarla, di amarla come individuo ‘a se’, con i suoi desideri con i suoi sogni. Questo pensiero era in contrasto con il desiderio di sopravvivenza, con avidità di giustizia nei miei confronti. E’ stato da allora che ho appreso una nuova consapevolezza: accettare significa amare – reclamare significa ‘amare se stessi’. Se amavo davvero Justine, avrei dovuto accettarla per tutto quello che era. E in fondo, io, l’amavo per quello che era, e l’amo tuttora incondizionatamente dalla sua natura, da quello che perseguita; l’amo come mi si presenta e come si nasconde, come figlia di Eva e allo stesso tempo pur se diabolica, felina, imprevedibile l’amo come individuo a se.. l’amo, è una 'donna'.
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28/11/2004 23:50
Le lettere di Justine (1/2)
Otto mesi fa, trovai delle lettere di Justine in un cassetto. Lettere condite di un eros inaccettabile e non destinate a me. Sapevo che non avrei dovuto leggerle, ciò nonostante mi sono lasciato vincere dalla curiosità e da un assillo perpetuo che mi spreme da molto tempo: - io conosco davvero Justine? – Presi parte a quell’evento, il destino mi stava offrendo un privilegio che non avrei potuto rifiutare: guardare dall’alto Justine, come fossi stato un fantasma; lei si sarebbe comportata di conseguenza non rilevandomi, non immaginando la mia onnipresenza. Prima di aprire le lettere, promisi a me stesso che avrei continuato ad amarla, per qualsiasi proposizione avessi scoperto; lo considerai come un privilegio, poter toccare l’intimità di Justine, di una donna, di una compagna che amavo per sei lunghi anni, avrei potuto capirla di più ed ero pronto a farlo, pronto a essere vicino alla sua vera natura. Justine scriveva ad un ragazzo di venticinque anni, più giovane di me. Un ragazzo che non conosceva, che non aveva mai incontrato, con cui (ne sono convinto) non aveva neppure mai parlato telefonicamente. Tra loro, si viveva una complicità intima. Avevano congegnato una promessa insieme, quella di raccontarsi ogni cosa. Justine però non gli parlò mai di me, parlò di suo marito, ma non di me. Andai avanti per molto tempo senza farmi scoprire, ne soffrivo, non reggevo il turbamento, l’ansia, la paura.. le nevrosi.
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01/12/2004 21:24
Frattura
Non c’è via d’uscita
è una felicità divergente e non convergente…
Tu con la tua strada e probabilmente io con la mia o ancora fermo ad un incrocio senza alcuna indicazione. Sto smettendo di credere davvero alla possibilità che tu possa essere felice con un uomo come me, incomincio davvero a non crederlo più, forse sono troppo severo con te, forse sono troppo severo con me stesso… La vita è tutta un impegno e io non riesco a viverla differentemente cara Justine…
non ce la faremo mai Justine...
Non so più che pensare, non so più cosa dire…
Credo che mi prenderò un periodo di silenzio... sperando che non diventi 'eterno'.
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04/12/2004 18:15
l'attimo
esiste una traccia che rende indelebile quest'attimo: un avanzo di sigaretta spenta a tre quarti, un fuoco di nervosismo acceso, ho le mani tremanti ed è tornato il batticuore che conosci benissimo.
Perchè sono così? In bilico tra l'amor proprio e l'amore per te... perchè siamo destinati a non poterci amare? In questo continuo stato coscienzioso, di accuse e scuse... contro di me.. contro di te.. contro di noi... e contro nessuno...
non posso fermarmi, non posso indietreggiare, non posso fare un solo passo, non posso cedere, non posso cadere... e non riesco più a guardare in basso Justine.
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14/12/2004 23:44
righe
Ancora due righe, due righe di parole, due righe di pianto.
Quel viso chino, provato, in bianco e nero è il mio viso.
Ci sono momenti in cui un uomo ha bisogno di essere aiutato dalla propria donna; credo di aver bisogno di aiuto...
Mi manca il tuo entusiasmo.. mi manca il tuo interesse... mi manchi quella che eri, quella che sei stata....
è tutto così buio... tutto così freddo.... tutto così triste....
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15/12/2004 21:31
decalogo nove (2/2)
- Bertrand tu non fai lo stesso con le tue amichette? -
Pensi che io dia degli spazi a qualcuna in un periodo del genere? Quegli spazi che sei riuscita a ritagliare tu… e che io desideravo da tempo che trovassi con me? Ho lottato per questo.. lo sai bene… E poi perché mi hai tenuto nuovamente nascosto tutto? Inoltre con una persona che conosco anche io e che dovrò vedere con molta probabilità tra due giorni; cosa penserò mentre lo guarderò in faccia? Ed ora? Pensi che questo non mi consumi? Che questo non mi rovini? Che questo non possa far distruggere una speranza che era già in bilico nel cedere? Sapeva che hai un altro uomo? No non lo sapeva…. Non lo hai avvisato, non lo hai tenuto lontano… lo hai fatto avvicinare.. e con molta probabilità (ammettilo) lo hai anche desiderato. E lui non ha fatto altro che desiderare, inconsa-pevolmente, la donna di un altro…Justine.. questo avvenimento mi ha sconfitto.
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15/12/2004 21:33
decalogo nove (1/2)
Si ripresenta una sceneggiatura kieslowskiana, decalogo nove; Dio disse: - non desiderare la donna d’altri – mi accorgo ora che è una verità da seguire. Eppure io stesso mi sono messo al centro di una storia coniugale per diversi anni… perché non ho mai avuto un pentimento? Perché ora c’è questo castigo? Ne sono ora capro espiatorio. Che abbia ancora diritto di manifestare gelosia nei confronti di Justine? Lei continua a sfogarsi altrove, lo ha fatto nuovamente. Le avevo promesso che non avrei più frugato nella sua vita e non ho mantenuto la promessa. Sono stato persuaso nuovamente da quella sensazione di sfiducia che non mi ha dato scampo. Justine continua a sentire ‘altri’ uomini, si interessa a loro, sente lo slancio di serenità provenire da quei ritagli di tempo/spazio che non mi appartengono più. E’ normale che sia così, Justine vive l’impeto dell’incognita e il miraggio dell’ideale, incosciente, passionale.. sciocco… Con me può vivere solo angosce, inquietudini… sono un povero malato di nervi in preda ad una crisi introspettiva basata sulla scelta del: - ed ora che facciamo della nostra vita Justine? -
- Bertrand ho voluto avere dei minuti di serenità –
Non te li nego, non hai fatto nulla di male, ma noi siamo già feriti da una situazione inaccettabile, sono qui a lottare tutti i giorni con il tempo, in questa sala d’attesa ad aspettare l’annuncio di un parto o di un aborto e invece tu sei dentro a scherzare con gli ostetrici? Non hai rispetto del mio stato d’animo?
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16/12/2004 22:45
l'aiuto
ti ho trovata tra un lago di pianto
una barchetta di carta
distrutta nella morsa di un pugno
con su scritte delle parole...
"aiutami... vieni.. corri... ti prego..
salva Bertrand l'amore che ho dentro...."
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18/12/2004 15:48
stanza 109 (2/3)
Mi dispiaceva quel momento, prima che te ne andassi dalla stanza d’albergo, nella tua figura, cominciavano ad affiorare i lineamenti, le forme, di una donna normale, di una amica, di una madre di famiglia, di un’amante, di un’amata.
Prima di rivestirti, ricercavi tutto il tuo corpo, l’accarezzavi, ne riprendevi possesso, quel possesso, destinato alle peripezie di ogni giorno che avevi dimenticato durante la notte con me. Mi sembravi una condottiera che si preparava, misurandoti con la tua forza, a volte frenata per un breve istante. Pensavi che sarebbe stato bello se fossi potuta rimanere con quel vestito a fiori senza portare nulla sotto, nella posa di una figura dipinta in un quadro, chinata con il corpo a quattro zampe, a ricercare gli ultimi indumenti.
Una volta uscita dalla stanza d’albergo, una volta entrata nella mente, nell’immaginario di noi due rimaneva indelebile il soffitto dipinto di quelle immagini, le immagini che colavano di vernice fresca come un sipario che chiudeva l’ultimo episodio di passione.
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18/12/2004 15:54
stanza 109 (1/3)
Nella stanza 109, i vestiti rimanevano spiegati a terra sulla moquette grigia, abbandonati come tutto il resto era stato escluso e isolato. Abiti femminili e abiti maschili, distesi li, come a segnare un tragitto fatto di trasporto e di un febbrile desiderio. Una sottile musica contemporanea suonava nella filodiffusione, intonava gli umori di corpi discinti, coperti da un lenzuolo di seta; una fibra su cui si segnavano a forza le pieghe del piacere. Ci perdevamo in un bacio, degustando il trasfondere d’anima da corpo a corpo, da gola a gola, ingerendo uno le emozioni dell’altra. Le mani ti percorrevano ogni spazio, ansiosamente troppo vasto da setacciare. Nel tragitto ogni tanto incontravano le tue e nuovamente poi a scivolare impazienti strette fra le cavità.
L’ansia faceva salire il mio sangue alla testa e il desiderio di unirsi trasformava con i capogiri la stanza in una giostra di eros. Le mie dita accarezzavano e sgretolavano la moralità. Le tue mani adulte, brune d’estate, mi tenevano serrato e mi spogliavano. Contemporaneamente su tali azioni, rimiravano i nostri occhi e tu mi chiamavi per nome… Bertrand…
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18/12/2004 15:54
stanza 109 (2/3)
Sentivo la tua ansia pulsare su tutte le vene del corpo. – Scopami Bertrand… fammi sentire oggetto del tuo desiderio… -
Non c’è stato più limite allora alla mia passione, ho assaporato ogni soddisfazione estrema del tuo corpo, istigando i tuoi gemiti all’unisono.
Eri tu… ero io.
Era l’istantanea di noi due sulla moquette avvolti nella viscosità dei corpi slittanti di sudore. L’istantanea della tua mano sulle lenzuola blu, stringeva improvvisamente, in una morsa di soddisfazione, quel manto che odorava del tuo mare. L’istantanea del mio viso sudato e rassicurante…. L’istantanea di una notte di amorevolezze e di felicità fino al mattino.
E il giorno dopo?
Ora che siamo a casa nostra, io su un letto vuoto, tu su un letto disfatto da entrambi i lati… pensiamo e ripensiamo… e rivediamo certe immagini emesse dal soffitto bianco. Come quando tu affianco del letto ti rivestivi in fretta. La stanza era buia, ma sulla parete, la finestra con le tende tirate scopriva righe di luce estiva.
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20/12/2004 21:42
Melié
staccare un ramoscello e curvarlo con le dita come fosse una matita pneumatica; e calciare quel riccio di castagno, farlo precipitare fin laggiù infondo ad un itinerario... sistemarmi le pieghe della gonna, tirare un sasso controvento, soffiarsi il naso… prendere a colpi la valigia solo perché non sei arrivato… insultarti, odiarti? Ho freddo alle gambe e voglia di piangere.
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04/01/2005 00:12
il ritorno
Ho raccolto un pennarello nero
ho scritto sul tuo seno
- avere un marito,
non significa avere un uomo -
E tu hai pianto su un amplesso
traducendoti in: - ti amo -
sono tornato
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06/01/2005 14:00
Classicità
Mi sono svegliato di buon'ora questa mattina, allo specchio ho notato che il mio viso coltivava una barba dimenticata da qualche settimana. I modi di mio padre, considerati tra i mezzi classici della toilette, un rasoio antico, la spazzola e il sapone tradizionale. Ho prescelto le antiche tradizioni classiche; ho passato la crema da barba sul viso, insaponato per alcuni minuti e rasato con precisione e talento; passavo di tanto in tanto l’indice sulle curve per sentirne la regolarità. Ho pensato a Philip Morane, quello stile paterno, fatto di ricordi classici, tradizioni, ai suoi discorsi, ai suoi racconti; il leggero rumore della lama, il vetro velato di condensa. Potevo immaginarmi come lui? Nelle innumerevoli stanze d’albergo, luoghi transitori per amori sempre precari… donne compiaciute distese sul letto o avvolte al suo corpo. Il rumore dell’acqua, i vestiti che profumavano di un'Italia degli anni sessanta, le buone maniere e le bugie, uomini inimitabili, donne impareggiabili… duramente dimenticate… dove saranno finite? Si ricorderanno ancora di Philip?
Mi sono ferito...
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09/01/2005 15:59
à plomb
L’orologio del piccolo comodino affianco al letto segna le sedici e venti, dieci minuti avanti rispetto all’ora effettiva. Sei in ritardo di soli dieci minuti, arriverai?
L’attesa si prolunga in un lontano sibilo, comunque assordante, di una sirena in fuga, un’autoambulanza o le forze d’ordine... non so distinguere i toni differenti, dissonanti. Suoni distanti, che non m’appartengono. La vita “fuori” da qui - continua, incessante; fuori da questa casa segreta, intima, carnale, dove io attendo, trattenendomi, intrattenendomi.
Eppure, in queste attese, ho la sensazione che il cuore non scandisca più il tempo, estemporaneo si arresta, temendo tutti i secondi di apnea, nella fedele ansia e fiducia, che quella serratura di casa scatti, persuadendomi, sull’azione delle tue mani.
Rimango in à plomb, un pendolo inerte dove solo le tue movenze possono sollecitare un’oscillazione.
Attendo, confido.
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12/01/2005 21:39
La lettera di Justine (4/4)
Ciononostante, non posso neppure pensare di essere solo limitatamente tua, sessualmente, confusa, persa in questa nebbia di freddezza e autocontrollo con cui tamponi il tuo cuore. ...perché quando penso, quando leggo e quando scrivo, quando cammino e quando corro, quando rido, quando piango, quando soffro o scoppio di felicità, quando amo, quando graffio, quando accarezzo, quando rimango in silenzio, quando afferro la vita per non farmene sfuggire neppure un lembo, il mio centro gravitazionale sei sempre tu. Il mio Zenit e il mio Nadir. L’Alfa e l’Omega. Il Buio e la Luce. Il Tutto e il Niente. L’Essenza. Quello che non ti ho detto oggi, e che avrei voluto gridare spalancando le finestre, sono poche parole ...due soltanto, per la precisione: “Ti amo”. tua Justine
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12/01/2005 21:40
La lettera di Justine (3/4)
Desidéri che si schiantano puntualmente, polverizzandosi in mille ipotesi evanescenti, contro la realtà di un uomo, che pare essere in misura sempre crescente, proiettato altrove, distante, eludente... Allora, mi rifugio nel mio piccolo cosmo protettivo, in un libro che amo, dentro un pensiero felice, in un silenzio enigmatico dove, l’ansia di sopravvivere si impone: mi basta il solo vederti, carezzarti con lo sguardo, desiderarti con tutta me stessa fino a sfiorare il dolore fisico, e accontentarmi di sapere che ci sei... un po’ anche per me. Giochiamo un po’ di più ad armi pari, tu dici? Può darsi. Probabile che il tempo dapprima fosse convenuto a me, e ora, nelle nuove cospirazioni, il tempo, possa giovare più te...? O forse le nostre scelte non hanno mai fatto bene a nessuno dei due? La consapevolezza di un futuro che non c’è, o, per lo meno, non c’è come lo avevamo immaginato e desiderato, ha lasciato immensi vuoti da colmare. Mi è sempre più difficile, per non dire impossibile, capire chi sono o posso/potrei essere per te: e forse, nemmeno tu lo sai.
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12/01/2005 21:51
La lettera di Justine (2/4)
Siamo più forti. Più complici. Più saldi nel nostro travagliato esistere. Io, con la ‘mia’ vita. La somma di tanti addendi e i conti, che non tornano mai. Tu, con la ‘tua’ vita, un nuovo spiraglio per una equilibrata serenità che stai cercando faticosamente di recuperare, posizionando i pesi a sinistra e destra bilanciando l'irrequieto equlibrio tra disperazione e indifferenza. Noi, con un nostro futuro ormai cristallizzato, perso dentro una galassia dal nome sconosciuto, ed un presente innegabile, tangibile, irripetibile a cui non vogliamo mettere la parola fine.
E’ così? Mi domando. Sì... è così. Mi rispondo. Tuttavia, accade di trovarmi, come oggi, faccia a faccia con situazioni nelle quali la mente rifiuta ogni ragionevole compromesso, i sentimenti dilagano, irrompono, incontrollabili e impazziti come le acque di un fiume in piena e gli argini al limite della tenuta. L’unico desiderio è ‘vivere’, viverti! Portarti lontano dal mondo e raccontarti come può essere dolce, bellissimo ed impagabile condividere con te anche la più piccola delle cose, uno sguardo rubato ai presenti, una piega del tuo viso che solo io posso scorgere, leggerti dentro a un pensiero e sapere che non ho sbagliato…
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12/01/2005 21:55
La lettera di Justine (1/4)
L’orologio del piccolo comodino affianco al letto segna le undici e quindici, dieci minuti avanti rispetto all’ora effettiva. Siamo entrambi consapevoli di questo artificio: piccolo dettaglio complice? Chissà. Rimaniamo immobili, incuranti del caldo e dell’umidità che gravano sui nostri corpi seminudi, gli occhi dentro gli occhi, dolcemente pervasi e stremati da un’emozione che mette i brividi. Sono stata ad un passo dal pronunciare quelle parole, ma, alla fine, non ho detto niente. Perché? L’ho domandato a me stessa, nell’immediato e in tutte le ore a venire. Ho consapevolmente soffocato ciò che d’istinto stava ancora una volta per scivolarmi dalle labbra: per timore, per pudore, perché? Eppure, c’è stato un tempo dove pronunciavo sovente quelle parole. Sarà che il Tempo ha cambiato molte cose, in meglio o in peggio, non voglio misurarmi in un giudizio ora. Comunque, ci ha cambiati. Sono portata più che altro ad affermare che siamo ‘cresciuti’, più consapevoli e certamente più disillusi verso gli aspetti da sempre oggetto del nostro comunicare.
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13/01/2005 20:08
Squilibri
Io t'ho fatto piangere
e tu sei fuggita via
ti ho rincorsa - stavo per chiederti scusa
ma tu m'hai detto: vattene. Tu m'hai fatto piangere
sono fuggito via
e tu mi hai lasciato andare
ti ho chiesto non abbandonarmi!
mi hai detto: non fare il bambino
ti ho gridato: allora vattene
mi hai risposto: vuoi che me ne vada?
ed io che t'ho implorato: rimani.
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14/01/2005 19:30
dimostrazioni
Se ripenso all’accaduto – mi chiedo – ma in fondo cos’è accaduto?
il fatto che io scriva di donne, non dimostra che le ho amate tutte…
il fatto che voglia rimanere distante, non dimostra che non desidero avvicinarmi a te…
il fatto che sia stato indifferente (alcune volte - nel passato), non dimostra che lo sarò nel futuro…
e se ti dico che è tutto differente ora… non ti stimolo neppure a credermi…
amare, affezionarsi… non è un passatempo per un perturbabile, non lo è per un’anima emotiva…
ci sono persone che desiderano emozionarsi, riprovano, tentano… i sogni aiuterebbero molto, ma ad alcuni non è più permesso neppure sognare…
quanto vorrei essere un idealista a volte…
il fatto che non ci capiamo, non dimostra che non possiamo rimetterci alla prova ancora una volta.
tentare... riuscire...
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16/01/2005 16:25
l'altalena
L’attesa brucia la pace l’assenza corrode l’amore... e aggiungo che è solo una considerazione personale.
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18/01/2005 00:47
il taccuino
Ho perso il mio taccuino è un taccuino rosso - fabriano - carta ecologica - quadratini dieci per quattro e grammatura duecento.
Ho perso il mio taccuino - non riesco a ritrovarlo - dove diavolo l'ho perso?C'erano degli appunti - disegni di matita - raccontavano di Celie - parlavano di Marlene - parlavano anche di Philip.Credo sia andato perduto a Parigi - credo sia caduto in quel bar - credo lo abbia raccolto Jinette - credo non conosca Bertrand.
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18/01/2005 08:31
Tattoo
E' come un ricordo; il tuo segno che indelebile s'infrange sul mio corpo. Ma io non ci riesco...
...Tattoo.
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19/01/2005 06:47
Strade di neve
Esiste un sentiero privo di intemperie privo di neve un varco agevole ma che non ci appartiene.
A noi spetta la via di tutti i giorni strade di neve critiche, untuose, perdute..l'itinerario su cui ci cronometriamo nei giorni grigi, nei giorni neri.
L’itinerario che ci distingue che discerne il nostro amore.
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19/01/2005 19:25
Cuore di neve
" Potevo andarmene senza lasciarle un segno? "
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22/01/2005 11:17
il caffé
Mi sveglio, preparo un caffé; si gela, il freddo del pavimento potrebbe salire lungo le tue gambe - se tu solo fossi qui, ma non ci sei e non ci sarai – dove sarai in questo momento?
Non ti immagino a casa (nel frattempo svito la moca) per me è rituale prepararmi il caffé di sabato mattina come per te lo è uscire da quella gabbia. Inverno, primavera, estate che sia… sei sempre corsa via, sarai uscita pertanto anche quest’oggi. Qualche volta penso che hai trovato un’altra casa, un altro letto, un altro uomo… un altro piacere, un’altra felicità… Sì avrai fatto bene, probabilmente; mi ritrovi talmente avvilito, che malgrado i miei impegni non sono riuscito e non riuscirò a darti serenità (l’acqua scorre, strofino il filtro, ripulisco la guarnizione)L’amore è differente dall’innamoramento; penso che l’amore si misuri nella quotidianità, nelle intemperie; (carico il caffè) l’innamoramento ha di per sé uno slancio che trascina, abbatte ogni ostacolo, offre sempre speranza, ma la speranza si consuma; è difficile da tenere in vita. (sbuffo, accendo il gas) Rifletto sul confronto; starai sicuramente bene con un altro uomo, perché con lui riesci a ritagliare attimi di illusione che con me sono ormai logorati - non credo lui sia migliore di me, lui non si è mai misurato nelle nostre battaglie – a lui è destinato il meglio di te – attimi facili – ore carnali – sorrisi – gemiti – istanti privi di turbamenti.
Metti a dieta i pensieri Bertrand. Il caffé è uscito, sentine il sapore in pace, è il tuo rituale, il tuo nuovo sabato mattina.
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22/01/2005 18:38
la camicia
è stata per anni nel mio armadio, non l’ho mai indossata, perché?
Abitudinario che sei…
Ed ora? Desiderio di cambiare?
Di vestire qualcosa di nuovo?
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23/01/2005 18:22
Lineamenti
Non dovrei tormentarmisu questo mondo inammissibilee elucubrare sentenzeper sentirmi più consapevolepiù giusto, più onesto.
Ti ho giudicataincalzandoti tra orticheistintivaimprudenteinconsapevolebugiardafinanche, infedele.
Ti ho stimatatenendoti per mano in questi annipenetranteposatacoscientesinceracoinvolta tra le righe delle mie rimeper di più, fedele.
Ti ho avuta tra acqua e rocce,ti ho baciata tra il sale e il dolce,perché nessuno di noi ha una natura sola.
Io ripudio l’odio, l’intolleranzacuro la mia nevrosie continuo ad amarti nella tua totale soggettività di donna.
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24/01/2005 21:59
Gli occhi di Bertrand
Renée: di che colore sono i tuoi occhi?
Bertrand: marroni
Renée: ah
Bertrand: i tuoi?
Renée: nocciola
Bertrand: quindi marroni?!
Renée: nocciola.. marrone è scuro
Bertrand: allora nocciola anche i miei…
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24/01/2005 22:59
Le mie labbra
E che colore hanno le tue labbra?
Hanno colore per urlare
e colore per vagire
per ridere e per giocare
hanno colore per mordere
e colore per ferire
per piegarsi
per scolparsi
hanno colore per sognarti
colore per baciarti.
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26/01/2005 19:57
Marlene
Dove sei?
Impigliata a quale ramo?
Caduta in un frangente
incapace e impotente?
Immobile e muta
nascosta segreta.
Dove sei?
Non cacciarti in un guaio Marlene…
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27/01/2005 20:49
la mer
une femme dans l'ombre a froid, une femme qui a froid attend faire jour
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29/01/2005 18:18
in silenzio
Penso, rifletto, invento, mi rifugio, sogno, progetto… spero… nel frattempo attendo…
in silenzio t’attendo.
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31/01/2005 08:47
Carnevale
- Singolare, che proprio in tempo di carnevale,
quando i più decidono di indossare la maschera,
noi scegliamo di rivelarci...siamo diversi... destinati alla fatica di una vita controcorrente
e sempre in salita. -
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01/02/2005 17:34
Metropolitain
Lui aveva trent’anni, una mano in tasca, un treno da perdere. Lei, ne aveva trentotto, il treno lo aveva già perso, ma non lo sapeva. Lui scendeva le scale della metropolitana; Lei le saliva. Lui la vide, lei lo vide, Parigi si fermò.
Lui accarezzò con lo sguardo i quindici denari di lucido nylon autoreggente che salivano al piano superiore. Scavalcò il mancorrente. Lei insieme alla testa e al treno perse le chiavi di casa. Non si presentò mai all’appuntamento. Le loro dita trovarono l’intreccio e i loro passi lasciarono impronte parallele nella neve del parco. Per un anno non uscirono dalla mansarda di rue St. Antoine, ma non se ne accorsero mai. Faceva freddo e faceva anche molto bohemien. Qualcuno portava loro piatti da mangiare e libri da leggere. Nonostante tutto mangiavano e con molto appetito. E tra un delicato amplesso e un virtuosismo stilistico, sfiniti di piacere, si leggevano a vicenda qualcosa, a volte persino durante, a riprova che le due cose non erano incompatibili.
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01/02/2005 20:27
Inquietudine
Gastrite da giorni della merla? Il caffè a stomaco vuoto di stamani? Un’ansietà che conduca a qualche intento? Quando finirà e da dove è iniziata? Ogni tanto tiro un profondo respiro, come per recuperare fiato, un alito d’aria – di vita – di fiducia.
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03/02/2005 01:35
Fragile
Fibre di memoria che volano, volano per uno sbuffo;
e un’indole che irrompe dentro me,
irrompe ad ogni mio respiro. Fragilità. Amputazione. Il mio distacco mentre sussiste il desiderio di mostrarsi e questo tuo silenzio quasi un indugio ragionevole che quieta.
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05/02/2005 17:19
Juliette (4/4)
Si sente bella e desiderabile. Ride di tutto questo. Ride e nel calore insopportabile di luci e corpi, sente il sudore scendere lungo la schiena come carezza. I capelli le nascondono il viso, si incollano alle guance e approfitta dei momenti in cui il suo ballerino la trascura per una serie di pasitos per scostare i ciuffi dalla fronte. Incrocia lo sguardo del suo bersagliere e non sa bene neppure lei con chi sta davvero ballando, non sa di chi siano le mani che guidano i suoi movimenti. Muove la sua gonna, muove il bacino lentamente, seguendo la musica, si abbassa a sfiorare le gambe del suo ballerino, per risalire il suo corpo.
Ci sono momenti di intermezzi di persone che ostacolano i miei occhi su di lei. Occhi addosso e liquidi attorno. Desidera che quella musica finisca e desidera che non finisca mai, ma fa troppo caldo sotto questo tetto, dovrà fermarsi prima di smembrarsi.
Difatti si allontana dalla pista e dal ballerino, quasi barcollando verso la sedia dove l’aspetta il suo bersagliere. L’espressione di lui è quella che desiderava, si accorge che non sono più neri i suoi occhi, bensì scintillano, scintillano come i miei in questo diversivo d’attenta osservazione. Ma è il momento di smettere di parlare per loro e per me quello di rimirarli. Lui la sta già accompagnando al parcheggio mentre le fa scivolare la giacca sulle spalle ed io non ci sarò più qui…
a vedere danzare Juliette.
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05/02/2005 17:25
Juliette (3/4)
E' arrivato il momento, è arrivato il ballerino che aspettava, quello giusto. Tra salseri, i convenevoli non sono necessari. Un lieve cenno ed è deciso, ballano. La musica è quella che voleva, le si legge negli occhi, proprio come se il destino abbia voluto aiutarla. Mormora qualcosa, gli avrà detto: - Faccio un ballo, mi aspetti? - Lui le avrà risposto: - Certo, vai - Juliette sa che il bersagliere la guarderà. Toglie la giacchetta, rimane poca stoffa a coprirla. Il rituale di avvicinamento alla pista: il cavaliere le tende la mano, la guida con l'altra posata sul fianco verso una zona della pista poco affollata. Conosce bene il suo ballerino, è bravo. Danzano uniti, pochi passi, poi il ritmo diventa gioiosamente rapido e non possono più continuare a vezzeggiarsi, devono dimenarsi e sudare… rincorrersi. La guarda: sì, è pronta, partono. La salsa è una battaglia, a volte… la sua battaglia.. la battaglia di Juliette. Quel ballo, non è con il suo ballerino, ma con il suo bersagliere. Sente bruciare i suoi occhi indosso, tra la carne, tra le pieghe, nelle intimità. Balla, si muove solo per lui, perchè l’ammiri, perchè osservi la sua danza, il suo talento, la sua tecnica.
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05/02/2005 17:27
Juliette (2/4)
Il suo bersagliere, ufficiale e gentiluomo, le porge qualcosa da bere. Non ha cenato, non ha fatto in tempo, voleva solo correre qui e l'alcool arriva sparato come la musica direttamente al centro del cervello. Juliette, che non si ubriaca mai. Lo fa ridere, lui la fa divertire. Gli occhi di lui sono caldi, le accarezzano di fuoco.
Sono seduti, scostati dalle enormi casse che vomitano note e spagnolo. Parlano. Parlano forse con pudore; l'anonimato delle loro telefonate notturne è dissolto ed ora sono finalmente un uomo e una donna che si scoprono.
Lui è affascinante e lo riconosce. Juliette è bella, ne è consapevole. Si sono incontrati per la prima volta solo pochi minuti fa e per la prima volta, da quando lei si è riscoperta d’essere donna, un uomo le trapassa l'anima e lo stomaco semplicemente avvicinandosi e posandole un tenero bacio sulla guancia. L'ha trascinato lì, sul suo terreno… - soldato qui sono io a comandare -
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05/02/2005 17:29
Juliette (1/4)
Bologna periferia, interno notte. Sulla pista da ballo alcune coppie fanno sfoggio delle loro abilità. Coppie di ogni genere: fidanzati, sposati, sconosciuti. Singles che si cercano, si sfiorano, si annusano. Belle, brutte donne seminude nella canicola del venerdì sera e uomini che si lasciano a sguardi spudorati. Juliette è al suo posto, nel suo ambiente, è forte. Comanda lei stasera. Il bersagliere è al suo fianco. Lei declina inviti ad unirsi alla bolgia salsera. Qualcuno le passa un improbabile biglietto da visita; ma no, non è ancora il momento per Juliette. Vuole che lui la guardi quando sa di essere più bella, più brava, più attraente di tutte le altre. Aspetta paziente, l'occasione giusta, sa che arriverà, non deve avere fretta.
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06/02/2005 17:41
un terzo di vita
Cosa c’è dietro questa porta?
Oltre le mura dove ho covato sfiducia dove ho desiderato che la vita potesse cambiare
Cosa c’è fuori? Cosa mi attende? Cosa spero di trovare?
Dove porta questa soglia?
È un’entrata oppure un’uscita?
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09/02/2005 09:31
retrovisore
mi manchi perché non ti ho
perché non ti ho mai avuta
e forse mai ti avrò...
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10/02/2005 08:57
nodi
Renée: non dare per me è togliere...Bertrand: e per me 'pretendere' è amare se stessi
Una persona può amare il prossimo meno di se stesso - allora è l'egoista, l'arraffone, il capitalista, il borghese, colui che non sarà mai pronto a compromettersi per amore sul mondo e per quanto accumuli ricchezza interna e potere non avrà mai serenità, perchè le gioie dell'anima gli saranno precluse. Oppure uno può amare il prossimo più di se stesso - e sarà un povero diavolo pieno di complessi di inferiorità, bramoso di amare ogni cosa, sanguisuga di altre personalità e tuttavia pieno di rancore, di autofragellazione, vivrà nel vittimismo.. nell'inferno che si riscalderà ogni giorno. Invece l'equilibrio dell'amore, il saper amare senza restare in debito da una parte o dall'altra, questo amore per se stessi che non è rubato a nessuno, questo amore per l'altro che non castra e violenta il proprio io! Il concetto di ogni serenità d'amore sta in questo. Avere la capacità di compromettere se stessi per un'altra persona e allo stesso tempo ricevere compromessi anche dall'altro. E' come un dare senza pretendere sentendosi ogni giorno appagati di nuovi doni. La saggezza è così semplice, è stata enunciata e formulata da tanto tempo in modo così preciso e inequivocabile. Ma perchè ci appartiene solo di quando in quando, solo nei giorni buoni, perchè non sempre? E perchè solo ad alcune persone?
Cognizione.
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10/02/2005 21:29
Elisa
Carlo è un giovane fotografo di talento, troppo umile per essere di fama; ma il successo non appartiene mai all’arte. Elisa è una fotografia sospesa - trafitta da una puntina. Nulla... lei, sconosciuta... Io, medesimo.
M’incanto… e divento un ritratto fermo anch’io.
Chi è Elisa? Carlo mi racconta che è stato il suo primo scatto, dice di avere nostalgia; non chiedo altro.
Posso prendere questa foto Carlo? Che devi farne Bert? Voglio fermarla sul mio diario.
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11/02/2005 21:05
va bene così
Va bene così… ma ti cade una lacrima.
Va bene così… ma tu non respiri,
ingoi parole e mordi il rossetto.
Va bene così… ma mi fissi con gli occhi,
ti rovini lo smalto
pensando: – non lasciarmi Bertrand –
Va bene così… ma hai paura di domani.
Va bene così… va bene così…
Va bene così… ma vorrei baciarti,
ma vorrei svestirti, vorrei ancora amarti...
...ma va bene così.
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13/02/2005 16:29
L'ultima volta con Justine
Circa un mese fa, mi ritrovo con Justine. Avveniva di domenica mattina, io giravo per casa in pigiama. Sentivo la porta che scattava, solo lei aveva una copia delle chiavi. Indossava una pelliccia nera, scarpe con tacchi. Furtivamente, posava la borsetta correndo come una ragazzina in camera da letto. Una scia di voce, sorridente che diceva: ho freddo.
La seguivo, trovandola distesa coperta ancora…
– togliti la pelliccia Justine – – toglimela tu –
Cercavo l’orlo del visone, lei era appoggiata con i gomiti sul letto, giocava con una gamba tra le mie… aprendole la facciata mi accorgevo che addosso aveva solo biancheria intima. Senza slip, reggicalze, autoreggenti… imprevidente pensavo, eppure mi aveva avvisato: - guarda che lo faccio, lo faccio sul serio – ma quando mai l’avevo presa sul serio?
Quando era così, Justine… diventava primitiva e lo diventavo anche io, desiderava solo essere ghermita come un animale…
- Ti piaccio? Come ti sembro? – - Lo sai cosa mi sembri? Una prostituta… - - Sono la tua puttana Bertrand… scopami…! -
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13/02/2005 20:16
se... se...
Desidererei ancora scriverti,ma se ti scrivessi, dopo, mi assalirebbe un differente desiderio...il desiderio di chiamarti,
ma se ti chiamassi, dopo, mi investirebbe un secondo altro desiderio...il desiderio di vederti,
ma se ti vedessi, dopo, mi prenderebbe un altro desiderio ancorail desiderio di toccarti,
ma se ti toccassi, dopo, mi coglierebbe un aggiuntivo desiderioquello di baciarti,
ma se ti baciassi, dopo, mi coglierebbe un nuovo desiderio...il desiderio di amarti,
ma se ti amassi, dopo, mi coglierebbe un ultimo desiderio ancoraquello di vivertidi viverti sempre.
Capisci ora perché rimango indolente?
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14/02/2005 15:06
senza titolo
...senza parole...
...senza amore.
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15/02/2005 14:44
ricucire
Foglio bianco e il cursore che lampeggia, mi viene da sorridere, lo so, è come un pianista che sta per mettere le sue dita sulla tastiera, le affonda… le fa vivere… le comanda… Ma è carta da lettera (m’incanta immaginarla così) immobile sotto un vaso d’inchiostro; ed un calamo pronto a stilizzare un ricamo. Come il giorno in cui lavoravi con l’ago, correggevi un’asola, ricucivi un bottone, io in piedi con un polso voltato, ti guardavo, m’hai punto - ho gridato… lo avevi fatto di proposito? Non farmi male, te ne prego… non farmi male tu… tu che mi suggestioni, tu che mi pensi in ogni angolo, tu che mi sorprendi in ogni attimo, tu che mi elogi, tu che mi desideri. Facciamoci del bene.
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16/02/2005 12:03
incontri, scontri e confronti
Siamo simili e per questo lottiamo, ci scontriamo, discutiamo senza percezione…
Tutti i contatti di una vita, in realtà, implicano un confronto, spesso con se stessi o con l’equilibrio che appartiene agli altri. Un confronto che può portare ad un desiderio di capirsi, di conoscersi… di sentirsi uniti da un sentimento.
La carezza è segno di un incontro solo se è penetrante, altrimenti è cammino di superficie, effimero, vago, appunto un’incontro superficiale e servirebbe solo a rimuovere la polvere. Ripenso alla lotta tra Giacobbe e l’angelo, c’è un quadro alla stazione di Parigi, raffigura l’angelo Prometeo e Giacobbe in una posizione che somiglia al tango. Giacobbe lotta contro l’angelo per giorni e giorni, è consapevole che può sconfiggerlo e invece alla fine si arrende e comprende che non potrà vincere, perché l’angelo è se stesso – possiede la sua forza – possiede la sua abilità…
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17/02/2005 07:38
il guanciale
Nelle notti dove vorresti non stare ‘solo’, abbracci il guanciale, lo metti di traverso ad occupare l’altra metà del letto. Quanto sei ridicolo. Pensi che sia una donna, un'amante, un’amica… una femmina..
E non è una di quelle donne impossibili da tenerti accanto, non un’attrice di successo, una donna vista per strada o su cartelloni pubblicitari, né tantomeno una collega di lavoro che possa richiamarti a se o una femme fatale; bensì, nella tua illusione, deve sussistere una donna che potresti evidentemente avere, una donna che ti abbia svelato lo stesso desiderio o che ti abbia persuaso di una simile evidenza: quello di dormire accanto a te. Devi calzare questa certezza come se il desiderio sia legato ad una speranza possibile, realizzabile… e non ad un inefficace ideale. Spesso quindi, per questo motivo, per questa severa discriminante, rimani in ogni modo solo… ed il guanciale si impegna con te solo per le sue ordinarie utilità.
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17/02/2005 14:27
ho pensato...
Ho ripensato agli equilibristi. Questo è un momento da equilibrista, una situazione incerta che non so sostenere - qui o si cade o si torna indietro; ora al centro le oscillazioni sono più forti e non c’è rete sotto di noi… Sono tutti con il naso in su… a guardare questa acrobazia da folli…
Ho pensato che hai i miei stessi pensieri…
Ho pensato di amarti…
Ho pensato di lasciarti…
Ho pensato di poter dimenticare…
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18/02/2005 09:27
l'attesa
"Le persone hanno dimenticato come si desidera, consumando il tempo e distruggendo l’attesa, nessuno è disponibile a dare tempo al tempo, tempo a tutte le cose..."
c’è chi non esaurisce
chi non vuota, ma riempie
chi ha necessità di sospirare
chi sa attendere
ma c’è anche chi usa, chi consuma
chi violenta, irrefrenabile, con irruenza
chi pregiudica, chi presume
chi osa, s’azzarda.. reputa… arroga diritti…
chi urla, chi proclama,
chi non ascolta,
chi non ascolta mai dentro te.
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19/02/2005 15:12
Neo e Renée
C’era uno chalet e un husky con gli occhi cobalto. Si chiamava Neo, aveva un puntino di pelo nero vicino al muso. Neo mostrava i denti, quando qualcuno, con irruenza, gli si avvicinava - per sua indole si difendeva. Molti affermavano che fosse un cane pericoloso; io avevo sempre sostenuto che si agguerriva con tutto quello che non conosceva, con tutte le persone che gli si avvicinavano con diritto di protrarre una carezza senza accorgimento alcuno.
Renée riuscì ad avvicinarlo. Ci impiegò del tempo, ma era paziente. La sentii gridare più volte – vai al diavolo – e più volte vidi Neo tendere la catena in scatti e ringhiate di nervosismo. Non ho mai compreso perché Renée, tutte le mattine, ritentasse nuovamente. Poi una mattina la vidi vincere. Riuscì ad accarezzare Neo e lui si lasciò accarezzare. Sorrisi perchè la gente comune osservò come fosse avvenuta qualche stregoneria. Quando ce ne andammo, Neo se ne accorse. Pianse e Renée non scostò facilmente lo sguardo dal retrovisore. Ancora oggi quando guarda dallo specchietto della sua auto, ricorda Neo dimenarsi.
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20/02/2005 19:07
la sincerità
le persone non sono sincere perché altre manifestano impulsività
si crede nella ragionevolezza ma si cede all’inclinazione inconscia
inclinazione fatta di fraintendimenti facili errori, preconcetti, supposizioni antecedenti alle riflessioni
come è possibile giudicare la vita di un uomo in una manciata di parole senza espressione?
allora diamo importanza alla cautela altri all'apparenza
uomini e donne che ingannano traendone profitto
ed altri
che rimangono sinceri a se stessi e al prossimoricevono solo ingiurie e imputazioni illegittime.
e proprio coloro che difendono la sincerità spesso si scoprono ad essere i primi a biasimarla.
benvenuti nel fantastico mondo delle parole.
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22/02/2005 10:13
una vicina di casa
La mia vicina di casa era Mèlie. Mélie aveva un – non so che – di asessuato, forse qualche sconosciuta parentela con me. Ci intendevamo io e Mélie, mi conosceva prima ancora di essermi presentato.
Mi somigliava perchè era elusiva, inafferrabile..ma faceva ragionamenti inequivocabili...
Di Mélie mi piaceva il suo sorriso serio, appena accennato, mi piacevano le sue labbra, le sue foto in bianco e nero. Ho sempre pensato che ci fosse dell’intesa – almeno artistica.
Cos’era la vergogna Mèlie? Cos’era il pudore? Cos’era la contegno? È l’indecenza Meliè… cos’era?
Una sera si addormentò sul mio divano, le stesi sopra le spalle un plaid Bassetti fantasie occidentali.
Il giorno dopo partì.
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22/02/2005 12:49
Les jambes des femmes
Le donne affascinanti e sicure della loro bellezza camminano veloci, attraversano le vie del centro con un passo da marciatore. Avete mai notato che l'andatura lenta e' quella delle amanti di mestiere? E' il movimento rapido delle gambe che contraddistingue e dona fascino al gia' di per se perfetto corpo femminile.
D'estate il numero delle ragazze per la via aumenata a dismisura, e questo mi porta a credere che la donna sia un animale per lo piu' estivo. D'invenro resta appartata, nella sua tana, in letargo. Ogni tanto qualcuna fa capolino avvolta in un cappotto o in un impermeabile ma veloce scompare per gli stretti vicoli della vecchia capitale. Ma d'estate, la donna sboccia come un fiore. Migliaia di gambe, camminano frenetiche chissa' dove e chissa' incontro a chi, e finalmente si torna a respirare.
Io amo le donne. Tutte le donne, belle, brutte, formose, gracili , alte e basse, more, bionde, rosse. Una donna puo' essere oggettivamente brutta ma avere un'impeferzione che ai miei occhi la rende bellissima. Cosi', un eccentrico fondo schiena, una dentatura imperfetta, un seno piccolo, un leggero strabismo sono elementi di grande fascino se portati nel modo giusto. Ma una cosa, la mia donna deve avere: camminare veloce, da sola, inseguendo una meta o solo per scoraggiare i corteggiatori lenti e noiosi...
"Les jambes des femmes sont des compas qui arpentent le globe en tous sens, lui donnant son harmonie et son équilibre"
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23/02/2005 12:41
anime sole
abbiamo camminatocome fossimo stranieri, distinti, taciturni, neutrali;ci siamo seduti di spallesu panchine riverberate, senza voltarci mai;siamo riusciti a telefonarci ma senza proferire vocabolo alcuno;abbiamo avuto la forza di tenderci la mano in un vano interamente scuro;ti ho recapitato lettere vuotecon gocce sparse del mio profumoe mi hai spedito un bottone del tuo grembiule giustificandoti di averlo perduto. La vita, i sensi, i corpi… sono solo un mezzo, un cammino spesso incompleto, per far lambire due anime sole.
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23/02/2005 14:31
est.. ovest..
“torniamo alle cose serie”
Tutto era serio tra di noi.
Avevo contato che tu potessi lottare ancora per me - per noi. Innegabile, era del tutto lecito sognare, come era del tutto legittimo sperare ancora… mi arrogo anche io il diritto di sputare una sconsideratezza: gli avevi dato un alito d’odore, ora gli dai anche una tua voce, presto riserverai per lui anche il tuo amore (o lo hai gia fatto).
Tu sogni ad ovest Justine. Non mi resta che andare a sognare ad est.
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24/02/2005 08:47
conoscenze
- Ma quante donne conosci Bertrand? -
Ma cosa significa conoscere tante donne? Le mie conoscenze sono per lo più cinestetiche;
gli odori di una donna, le loro voci, gli sguardi esitanti, i turbamenti, le movenze esili, un tocco, anche se marginale, accidentale.. può scatenare un’emotività cinestetica dentro di me… dunque sì - posso pertanto affermare di conoscere quella donna - anche se nella consuetidine dovrei accettarla come una donna inesplorata - spesso inesplorabile.
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26/02/2005 16:07
ti telefono...
Il telefono suona libero, la lavatrice centrifuga, la televisione è accesa …e tu non rispondi.
Dopo un’ora il telefono suona libero, un aereo sfreccia in cielo, un brano suona ad alto volume …e tu non rispondi.
Due ore più tardi il telefono suona libero, una doccia che scorre? urla intense su un tenuto amplesso? …e tu che non rispondi
e mi viene da piangere.
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26/02/2005 20:32
Autocommiserazione
Renée: - Bertrand! Non ti sembra di peccare di troppo vittimismo? -
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27/02/2005 17:20
cambiamenti
C'è stato un tempo in cui desideravi, un tempo in cui pretendevi, un tempo fatto di pagine vuote e di parole mai dette. Ora che scrivo per te mi accorgo, sconsolatamente, che non ha più rilevanza alcuna. C'è stato un tempo... c'è stato un uomo che non ha saputo dare valore a quel tempo... ed una donna impaziente, ma incatenata ai più solidi e stimati sensi di colpa. C'è stato un tempo... ora c'è solo un rimpianto.
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01/03/2005 09:34
ed io tra di voi...
Lui di nascosto sorride a te tu parli forte chissà perché lui ti corteggia malgrado me tu ridi troppo hai scelto già.
Ed io tra di voi se non parlo mai ho gonfio di pianto il cuore ed io tra di voi da solo vedrò la pena che cresce in me.
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01/03/2005 21:41
il tuo cammino
Ed ora te ne vai… te ne vai per la tua strada.
Te ne vai e non ho più forza di fermarti; tuttavia mi è rimasto il desiderio ancora d'amarti.
Te ne vai e non ti tengo, né ti sostengo.
Te ne vai... è un caso chiuso.
Ti volti ancora e fai finta di sorridermi; ti volti ancora e cerchi di allettarmi, poi guardi avanti e prendi a lamentarti. Te ne vai e hai già gli occhi sopra, già ti fiutano, già ti corteggiano (forse già ti amano e tu permetti loro d'amarti già). Ma io che diritti ho di soffrire? Non ho più diritti sul tuo corpo, non ho più diritto di essere geloso.. no, non ho più diritto alcuno.
Non ho più diritti - perché tu non sei più mia.
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02/03/2005 23:16
dimenticare
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06/03/2005 18:54
poesia
un posto vuoto / un viso di riflesso
rilievo di un fianco in bianco e nero un raccordo buio impronta sulla tua schiena
esterno sole / interno opaco
uno straniero che passa tu che chiudi l'imposta; ma io senza di te, poesia, non ci so stare.
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08/03/2005 09:09
otto marzo
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08/03/2005 11:59
il nastro
tira questo nastro sciogli questo nodo ritorna a sognare…
ma ho mani che tremano e un cuore terrorizzato
concedimi di slegarti piano piano.
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09/03/2005 15:31
Lasciami in pace
La tua violenta impulsività – il mio severo distacco – le tue necessità – il mio disimpegno a soddisfarle. Non ha funzionato. Tu pretendi attenzione, io non regalo impegni. Tu legittimi l’amicizia, io la vivo con tranquillità. Tu dici di volermi bene, invece mi reclami. Accettare significa amare, pretendere significa ‘amare solo se stessi’.
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10/03/2005 00:18
vieni a scrivere da me
Che sia poesia, che sia un racconto… che sia un romanzo, che sia anche una pagina vuota priva d‘idea – concediti comunque un spazio nuovo. Vieni da me… A dispetto di tutto, c'è una donna si sente comunque sola e percepisco che lo sei similmente anche tu. Vieni a scrivere da me Bert... non costa nulla e rimborsa molto. C’è un habitat che non hai visto mai, odori nuovi, nuove attenzioni; una fautrice che non hai conosciuto realmente, su cui potresti (perché no) ottenere spunto. Ti farò trovare un tavolino di legno su cui lavorare e matite temperate, so che ti attrae il legno vivo, ci liscerai la mano prima di iniziare. Ti preparerò un buon caffè con la moca e un biscotto nel piattino scelto attentamente all'interno di uno scaffale di sapori. A pranzo preparerò riso Basmati e un tagliere di formaggi con miele; in cantina sceglierò la migliore bottiglia di vino rosso, fruttato, amabile. Berremmo e sarò euforica per tutta la giornata come una ragazzina. Ti osserverò di nascosto, concentrato, quel viso d’intelletto, serio, un filamento di sorriso di tanto in tanto; aprirò e chiuderò stanze, lavanderia, cucina, come per nascondermi… ti guarderai attorno, mi cercherai, mi chiamerai, mi troverai gironzolando per casa. Mi sentirò serena, protetta, scortata. Potrai farti un bagno caldo, potrai usare il mio accappatoio; ceneremo assieme e ti preparerò il divano letto… dai! non te ne andare, dai! fermati Bert... so che di te mi posso fidare, fidati anche tu di me.. te ne prego… Troviamo affetto Bertrand, sono sicura non costa nulla e rimborsa molto.
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13/03/2005 15:44
Dejavu
Non ho ben chiaro, fosse un sogno, un delirio, un presagio. Mi sveglio presto e con impazienza, neppur il tempo di far correre l’acqua calda della doccia – rasati domani Bertrand – L’ho sognata che tornava al rifugio, tra un mazzo di chiavi vi è ancora quella che apre il nostro spazio clandestino. Mi sento d’essere veggente e di avere un presagio?
Le ruote sporche di fango, salgo, inserisco la chiave... Le ruote sporche di fango, salgo, inserisco la chiave... Dejavu
C’è una macchina d’epoca con un numero 6, mi accorgo di una mostra d’auto. Che strano giorno, sono sveglio o sto sognando? E dove sto andando?
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13/03/2005 15:51
l'arrivo
Scendi sul lago; sono seduta su una panchina davanti ad una barca di salvataggio. Sono sicura, mi riconoscerai.
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13/03/2005 16:09
il pranzo
Faccio precipitare cenere in terra, mentre tu la sostieni per minuti in bilico alla tua sigaretta. Disattento Bertrand – a che pensi? Con eleganza ti scomponi, ti innalzi, disunendo le gambe… ti prolunghi oltre il tuo metro e settantaquattro per prendere il posacenere sull’altro tavolino; non c’hai pensato Bertrand? Hai le gambe scoperte ed io che continuo a fissare la scritta Sammontana – i gelati all’italiana.
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13/03/2005 16:20
benessere
Che pensi? Non penso Bertrand.
Se fosse un giorno sarebbe davvero distinguibile da un sogno? Se fosse un sogno sarebbe davvero emotivo quanto un giorno? Che sia un accidentale dejavu, una chimera ripercorribile… e partirei ancora per chiudere gli occhi o per schiuderli nuovamente... vederti... vedere che nulla è un caso; quel che davvero si smania presto o più tardi, s’avvicina.
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14/03/2005 17:11
assorto
perchè amore è tutta gioia… e tutto dolore perchè amore è tutta illogica... è tutto vigore
sebbene sai che sarà errore a dispetto delle paradossali limitazioni l'amore avrà forza più grande governerà le nostre azioni, le nostre scelte…
ci credo nell'amore, ci ho creduto da sempre... ma allo stesso tempo sono davvero stanco di penarne; mi viene d'affrontare tutto con più ragionevolezza, con maggiore imperturbabilità. So che mi negherò molto, ma so anche che nel momento attuale, non posso tentare un nuovo volo acrobatico... no non posso permettermelo… e rimango assorto ancora un momento.
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15/03/2005 00:48
chiedo a Marlene
Bertrand: Pronto Marlene?
Marlene: Ciao Bert, come stai?
Bertrand: Senti Marlene, quand'è l'ultima volta che hai davvero sentito di amare un uomo?
Marlene: Tanti, tanti anni fa...
Bertrand: Grazie Marlene, ci risentiamo, buona serata.
Marlene: Bert ma che hai? Stai bene?
Bertrand: sì, bene.
Marlene: ummm, qualche pensiero ti frulla nella testa.
Bertrand: Quando mai non mi frulla un pensiero nella testa a me..
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15/03/2005 10:15
colazione
Colazione al bar con Justine, le squilla il telefono, tre chiamate nel corso di quindici minuti.
Ha quell’aria eludente, la stessa che riportava al marito quando conversava con me al ricevitore.
- Come? Sì… Sì… No… Forse…. Eh Sì…. Direi….. -
La conosco come le mie tasche questa donna; inutile che cerchi di essere così schivante, con molta probabilità conosco anche il tuo interlocutore – sarà Giovanni?
Che stupido che sono.
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16/03/2005 15:46
l'amicizia
Non ha controindicazioni, è lì dove tutto è sano e nulla è storto, è dove non si porta pretesa alcuna, ma si manifesta solo armonia di sussistere, di esserci limitatamente nel tempo e nello spazio che ci unisce o che ci separa, pazienti, tenaci, vivi. Ed è tutto da scoprire, la ricerca d’affinità corrispondenti o dissonanti; non c’è mai uno che cede forzatamente o uno che trascina o s’impone; si va avanti con talento e passione come fosse un libertango di Piazzola. Sarebbe presuntuoso trovare sintonie solo se simili, l’affinità sta nel tollerare l’individualità dell’altra persona… sta nel cedere e nel trovare un punto d’incontro evitando punti contrastanti - eludere l’assoluta prepotenza, l’affermazione isterica delle proprie idee, di certo sempre troppo indiscutibili. Tutti abbiamo delle certezze, solo i deboli non ne hanno; noi che siamo caratteri forti ci aggrappiamo rigidi alle nostre certezze, ma siamo in grado allo stesso tempo di metterle a confronto. E’ la cognizione e l’inclinazione a saper cedere alla ragionevolezza o al sentimento sempre nel minuto più opportuno, senza tagliarsi, senza ferire l’altro/a…Rendimi complice, non importa di che natura sei, vorrei sondare il tuo mondo… e cedi alla tentazione di apprendere il mio universo. Dimostriamoci sereni, perché è quello che amo (ami) in questo tempo, non riapriamo ferite sterili, non cadiamo in litigi e guerre senza valore, abbiamo già vissuto di scontri, e sebbene ne siamo usciti finanche vincenti… per una guerra fronteggiata, non ne è davvero mai valsa la pena per le ferite che riportiamo tuttora.
Dunque me lo concederai d'esserti amico?
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17/03/2005 19:22
la valigia
Sul divano di casa, c’è una ventiquattrore in pelle nera, la combinazione è sei, uno, due... l’ho aperta ieri sera. Conserva fotografie, annotazioni, fogli disseminati, lettere spedite mai, altre ricevute... un fazzoletto Tempo ancora imbevuto di profumo, un biglietto del treno mai obliterato. Carta del fornaio con su scritto 1990; così giovane, righe di poesie senza rime, errori sintattici e punte di matite stemperate. Negativi mai sviluppati da osservare in controluce, uno scatto bruciato, cartoline bagnate durante il viaggio, finanche un pentagramma mai suonato.
La mia prima poesia - Carla... e Silvie dove se n'è andata? Yasmine so che si è sposata... di Marion non ho più saputo nulla. L'albicocco lo avranno abbattuto, non fiorirà più; non sono più salito sulla Giara, non sono più tornato a quella locanda in Val D'orcia, non l'ho più cercata, né mai più lei ha cercato me. Vuoi tentare di ritrovarti in questo subbuglio d'emozioni Bertrand? E' vero... qui dentro c’era un uomo che sapeva desiderare... è vero...
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18/03/2005 17:50
Primavera
ma….è presto, troppo presto… e quell’irritabilità che lei a differenza di me ne sia già capace… intanto che vivo nella preoccupazione di ledere persone, queste che si stringono emotivamente; io non riesco più a desiderare… intendetemi - mi comporto con indolenza, continuo a frugare ovunque per cercare delle emozioni… e voi che rovistate nelle tasche per ottenerle da me… Dimenticare certi pensieri… trovarne di nuovi, che non portino lesione a nessuno… non è facile. Ma infondo tu non hai arrecato pretesa alcuna… Sarà normale che mi preoccupi anche per te? Forse sono solo troppo onesto.. e ultimamente anche molto ossessionato… … trascura le facoltà mentali Bertrand… perché sono loro radice di ogni tuo disagio.
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20/03/2005 19:24
Green House Hotel
Ancora una volta ti ritrovo di fronte, non è un incrocio andante come tanti altri, non stai attraversando sulle strisce pedonali. Davanti a me, si ripresenta un'insegna dopo otto anni; Green House Hotel.
Non mi sono mai documentato in che parte di Milano si localizzasse, eccolo… è li, ci capito per caso andando in tutt'altra direzione. Mi ritornano in mente quei tre giorni. C’erano scie lucenti di automobili dietro gli alberi. Ricordo che poggiavo i gomiti sulla ringhiera di ferro, poco piegato, passavo una mano sul viso stanco, dopo ore che facevamo l’amore. Ricordo le scarpe slacciate, i pantaloni neri con la cinta allentata. Ricordo le ombre dei tuoi movimenti su di me... quanto mi hai amato, quanto ti ho amata. Ricordo che avevi tolto le lenti e che per la prima volta ti vedevo portare gli occhiali. Ricordo il ciondolo che mi avevi regalato... non ti ho mai raccontato che me lo rubò una sconosciuta in un locale a Roma; si abbracciò con insistenza a me, la musica era alta ed io ero ubriaco. Mi penetrò con le mani sul collo parlandomi in un orecchio. Che stupido, me ne accorsi il giorno dopo facendo la doccia. Ti ho invece detto che era caduto nel sifone del lavandino… e ho mentito.
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21/03/2005 19:32
quattro passi?
Ah sì… Ci sono momenti che ti trovi a scrivere di getto… momenti come questo..
Ti invito a fare quattro passi in piazza, ma si uniscono a noi anche gli altri... tra questi anche lui. Non me lo fai di certo apposta - non ci pensi mai tu a quello che mi fai; ti prendi con lui sottobraccio, parli con lui, gli sorridi e chini il capo sulla sua spalla.
Eppure ti ho invitata io… eppure siamo stati otto anni insieme, eppure mi amavi, eppure...
ma fa nulla Justine... passeggio da solo... le mani in tasta... a due metri dietro di voi.
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22/03/2005 21:58
Carla
E' forse adesso che comprendo ora che le luci sono spente e la musica è finita ora che non sei più qui in ballo tra le mie braccia ma sei a casa tua ed io a casa mia quando ti ho vista andare via così senza un mirato saluto mi è dispiaciuto ed ora che me la prendo per ogni secondo perchè mi accorgo in fondo di non averti mai conosciuta mi rattristo e rifletto...
rifletto sul perchè tu presto mi dimenticherai sul perchè io non ti dimenticherò mai.
(1994)
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24/03/2005 13:18
irragionevole
Dicevo: - conosco benissimo questa donna - eppure...
Eppure... non avrei mai potuto prevedere di vederti giungere verso di me per presentarmi 'Giovanni'. Pazzesco… tu sei irragionevole Justine, ed io sono troppo afflitto.
- Perché? Dove ti ho mancato? Io mi sto rifacendo una vita Bertrand, tu mi hai lasciata… -
Non pretendo che tu mi ami, pretendo che tu non mi ferisca. Tu conosci bene i miei punti deboli, perché continui a provocarli?
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24/03/2005 19:02
Pasqua
il film lo avevo lasciato sul tavolino, lo hai dimenticato li come hai dimenticato tutto il resto.
Parto per Roma... avrei voglia di rimanerci e di non tornare mai più...
Buona Pasqua - cerca di stare bene.
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30/03/2005 17:46
rosso
Ti arresti e fai un passo indietro; osservi la vetrina e il tuo viso è di rimando… mi trattieni per un braccio e mi confidi:
- non ti ho detto ancora di me che amo il rosso. -
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31/03/2005 16:01
scatto
peregrinando per le vie di Roma riservami uno scatto Bertrand ed io sarò certa che stai pensando proprio a me… solo a me.
ed io ho girato per un giorno intero trovando quest'istantanea per te...
solo per te.
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31/03/2005 16:48
dissociazioni
Quella sagoma in controluce lasciava tutto alle impressioni;
Ora dici di sentirti derubata. non era il nome.... non era un'immagine.... era un suono...
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02/04/2005 11:55
immaginandoti
Immaginarti a cavallo di un fremito per essere rubata al desiderio di un attimo. Impossibile regalare altro tempo ai vincoli portati; cerniere, cinture, lacci ben congiunti che non frenano in ogni caso il tuo avanzare sicuro.
Ti avvicini vestita e con il pensiero ti ritrovi denudata in un attimo.
Sollevi la gonna, immobilizzandomi con occhi; non hai più riserbo alcuno, svincolata dal riguardo, briosamente sottomessa ai sensi. Un placido sorriso a labbra semiaperte, non dissuadi più lo sguardo altrove intimidito; ora mi fissi, ora mi cerchi, ora mi vuoi.
Vuoi che io ti ammiri, mentre avanzi con le mani lungo le colonne nivee a cavare il lembo della tua biancheria, per calarla gradualmente, senza fretta alcuna.
Ma ad assecondare quel tessuto ricamato, la tua gonna, crolla, come un sipario su un primo atto, senza rivelare l’epilogo smaniato…
E' così che rivedi il finale a riprova della tua infallibile direzione artistica - ti avvicini nuovamente e in ginocchio, seduta sul mio corpo, innalzi il sipario lentamente, ancora una volta...
...ora sono spettatore in prima fila.
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05/04/2005 00:36
Pizzeria d'asporto
E’ comparsa solo per quella sera, poi non l’ho più rivista. Scarabocchiava disegni calcando su un tatuino a quadretti, tre/quattro pagine dopo le ordinazioni. Era soprapensiero, aveva smalto rosso graffiato, forse era innervosita. Io arrivai davanti al bancone, sollevò lo sguardo spicciandosi di ritrovare la prima pagina. Un sorriso… – Mi dica? –
Mi vergognavo ad ordinare la mia solita pizza - la Messicana, un intruglio di fagioli, pepe, salame piccante e peperoncino… come poteva un uomo come me… ad una donna come lei… – una Margherita –
Un appunto, uno strappo… poi via fuori, ad accendersi una Diana di giustificazione. Teneva il pacchetto nella tasca destra del grembiule, l'accendino in quella sinistra, e sotto teneva delle gambe bianche.
Aspettai sulla panchina interna, oltre la vetrata, lei sulla panchina esterna al di là della medesima. Ci separavano due centimetri di vetro piombato, antiscasso, con fette di pizza adesive, mozzarelle fondenti. Se non fosse per quella lastra di vetro, la mia schiena avrebbe poggiato sulla sua, i suoi capelli neri avrebbero gravitato su la mia spalla sinistra… non mi voltai per tutto il tempo. …poi il telefono della pizzeria prese a squillare…
– Adriana rispondi tu... ma dov’è? Adriana.. Adriana…! –
Ma chissà che fine ha fatto Adriana...
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05/04/2005 12:50
Arte
Ecco quale è la mia pena e allo stesso tempo la mia felicità: non riuscirò mai a accondiscendere ad una fascino femmineo in maniera abituale e planetaria. Qualsiasi meraviglia, che si trovi in un in una donna, in un suo gesto… io devo stemperarlo, riscoprirlo ad occhi chiusi, devo necessariamente ricostruirlo “artisticamente”.
Come se una realtà tangibile, un corpo, un’essenza, l’etere o la natura entrassero in un canale comunicativo con me, come se si ricercasse un involontario processo di comunicazione al quale posso solo “rispondere”.
Per questo tendo a ridefinirne i particolari, trovare le giuste sfumature di carboncino, rime di parole o toni armonici…
Per questo tendo a commuovermi, a scuotermi… ad avvicinarmi, a parlarti, a cercarti… desiderarti, a scrutarti, a frugarti… perché anche Amare è un’arte instancabile…
…perché la mia gioia è comunicare con la vita…
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06/04/2005 19:12
telefonata delle diciannove e dieci
- hai trovato Bertrand la serenità che cercavi? -
Sostieni che sia difficile talvolta trattenere le emozioni… hai perfettamente ragione, è proprio per tale motivo che stento a trovar pace. Ci sono emozioni che fanno tuttora male, emozioni di cui non hai colpa alcuna, emozioni che rifiuto… emozioni più paragonabili a turbamenti stomachevoli che a gradevoli commozioni.
Sono in uno stato di totale contraddizione, inconciliabile. Vorrei essere partecipe della tua vita, restarti accanto, allo stesso tempo vorrei non sapere più nulla di te e gridarti: sparisci! Sparisci dalla mia vita una volta per tutte...
E tu… che vorresti rendermi partecipe, ma l’effetto finale è che rimani avversa, estranea… non sai che strada prendere e alla fine vai a sbattere contro il centro della carreggiata.
Insomma, stasera uscirai con lui, non ne conosco i dettagli, posso sono intuirli... Buon divertimento.
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07/04/2005 10:26
Ignazio
Bertrand: hai un compagno?
Malù: no, preferisco essere sola veramente… che essere sola in due.
(silenzio)
Bertrand: …e poi…dai che non sei sola, c’è sempre Ignazio…
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07/04/2005 19:16
tempi sbagliati
In mano tenevi uno specchio, indosso un abito scuro. Temevi che io non t’avrei considerato così bella?
Sono bella sono brutta? Pensavi.
Ti domandavi se fosse dipeso dalla luce, dallo specchio, dal numero di ore che avevi dormito il giorno passato, dalla stanchezza, dall'ora del giorno, dall’umore.
- Adesso come sono? Adesso sono bella… - Consideravi - Sì adesso sono bella e vorrei che mi guardassi Bertrand -
Lasciavi così cadere lungo la schiena anche l’abito scuro, denudandoti.
Ma io non ho saputo guardare a tempo debito ed ora non posso far altro che sognarti in un rammarico; è così, senza vesti, che t’immagino… così ad ogni ora del giorno, ad ogni ora della notte, indipendentemente dal numero di ore che hai riposato, indipendentemente dal tuo umore, indipendentemente dalla tua decisione di tornare o di non riprendere mai più la nostra conversazione...
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08/04/2005 15:10
Casa Bertrand
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08/04/2005 21:07
Marion (2/2)
Quando hai saputo pronunciare le parole, le hai usate per lasciarmi. In un giorno di febbraio, la tua telefonata tagliente: - ho il volo per l'India tra quattro ore – Non ho avuto la possibilità di fermarti, non mi hai dato occasione alcuna…
Sei voluta scappare da tutto, non ti ho mai più rivista… non ti rivedrò mai più…
Ma ti prego, non dimenticarti mai della mia pasta di mezzanotte, cucinavo spaghetti invece di approfittarmene di te; non dimenticarti mai quando indicavo Piazza Venezia, imbarazzato, seduti su una panchina; avevi le gambe nude, mi hai preso la mano portandotela sulla pelle, hai tentato di pronunciare:
– non mi interessa Pizza Venezia – – PiAzza, non Pizza... Marion –
e ridevi... e ti avvicinavi con il viso; io ti ho chiesto ancora:
- tu sei mia Zia? Cosa siamo noi? –
hai risposto: – non mi interessa cosa siamo – e mi hai baciato.
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08/04/2005 21:13
Marion (1/2)
Mia madre aveva preparato un pranzo, cucina italiana impegnativa, capitava in un sabato mattina. Esistono delle lettere che ricordano del dicembre 1995. Gli ospiti di quel giorno erano degli zii; zio Hosein, uno zio indiano acquisito perché maritò anni prima una mia zia materna; era accompagnato da sua sorella Marion.
T’ho incontrata in quel giorno Marion, scendendo le scale in pantofole, con un libro in mano perché stavo leggendo Camus; non sapevi nulla della mia lingua, sapevi solo sorridere e compiacermi.
Quel'idea d’affidarti a me per studiare la lingua italiana, mio zio che non si affidava a nessuno, si andava a fidare proprio di me? Io ci ho lasciato il cuore nelle tue pronunce marcate, tu ci hai lasciato il tuo corpo sulla mia generosità.
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10/04/2005 15:13
piove
C’è un tempo scontento, una domenica da restarsene a letto, profumi di candela e tuoni alla finestra. I nostri vestiti abbandonati sul tappeto, cosa importa se siamo solo amici… se siamo nudi, se non siamo amanti… cosa importa? Tu che ricerchi una programmazione di cinema d’autore, li guarderemmo in sequenza, sottraendoci tra il primo e il secondo tempo. Scorri il dito lungo la mia collezione… intanto io ti dipingo un disegno inesistente, con il dito che scorre lungo le tue spalle nude. Fai cadere briciole tra pieghe di lenzuola mangiando biscotti di riso; sai che mi arrabbio? In colpa le recuperi portandole alla bocca, ridi come una ragazzina… sai che mi fai sorridere? E’ una giornata da bagno caldo, vapore sui vetri e profumi di schiuma alla mela; attendimi ammollo, ti porto un mio accappatoio. Mentre ti alzi con ancora un po’ di sapone in dosso, scoppi bollicine con un'unghia… una giornata per vederti con i capelli bagnati, per prenderti… e farti prendere così…
Ma fuori piove e prenderò l'impermeabile. Fuori piove e passeggerò, piccoli colpi all’estremo opposto di una sigaretta per far precipitare la cima in bilico. Scalcerò qualche vetro di bottiglia infranto, invidierò qualche coppia… perché malgrado il tempo piovigginoso, non so dove tu sarai e dove te ne andrai; perché malgrado questo tempo… ...noi siamo soli...
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12/04/2005 14:32
il tuo posto
una sedia libera al cospetto di un lago indistinta tra pensieri perduti nel vuoto
ti alzi: - torno tra un minuto - ed io che penso: tra un'ora, giuro, ti bacio.
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13/04/2005 15:59
Je ne vais plus parler
Je ne vais plus pleurer Je ne vais plus parler Je me cacherai là A te regarder Danser et sourire Et à t'écouter Chanter et puis rire Laisse-moi devenir L'ombre de ton ombre L'ombre de ta main L'ombre de ton chien
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14/04/2005 15:39
Sipario
“Sipario, Justine” – avrebbe detto Bertrand
“Bien sure, mon cher” – gli avrebbe sussurrato lei all’orecchio, con una erre arrotolata carica di promesse - ”ma lo alzerò solo per te... e un po’ alla volta...”. Poi avrebbe accavallando le gambe si sarebbe accesa una Muratti sorridendo compiaciuta. “... je t'adore” ad alta voce.
Così andarono avanti. Ma i tempi ora sono cambiati, tacita Justine, malinconico Bertrand. Che accidenti si fa? Lacrime secche e sottomissione alla tua preferenza? Ma io ho voglia di parlarti, ma io ho voglia di scriverti, io ho voglia d’appassionarmi…
“Sipario, Bertrand” - dice Justine
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14/04/2005 19:19
Café de Paris
Ritira i ritratti liberandoli dal tavolo le chiavi di casa ma le cade la borsetta... e un rossetto che rotola per Cafè de Paris. Tutti la guardano; Lei raccoglie la borsetta, lascia correre il rossetto, le mani che le tremono, le cadono le chiavi, lei le raccoglie, tutti che la guardano...
le cade una lacrima, lei la lascia cadere, tutti che la guardano…
Lui la prende per un braccio Lei lo ritrae con forza. – lasciami mi fai male... lasciami andare! –
Tutti che li guardano.
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15/04/2005 20:03
pago il conto
Garçon: Perché se ne va?
Bertrand: Perché mi ama…
Garçon: E che male c’è?
Bertrand: Io non la amo… e lei soffre.
Garçon: E perché non la ami?
Bertrand: Non mi sono accontentato di una raffinata relazione epistolare, né di un bacio appassionato…
Garçon: Perché non chiedi di più?
Bertrand: Lei non può darmi di più, né tanto meno vuole darmi di più… non mi va di parlarne Garçon… Due tisane… quant’è?
Garçon: Quattro euro Bertrand.
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17/04/2005 20:02
in auto (2/2)
– Perché non riesco a rinunciare alla passione quando leggo pagine come quelle che scrivi, perché quando dopo averle lette mi chiedo se pensavi a me mentre scrivevi o a una qualsiasi delle “tue donne”. Perché sono gelosa…Bertrand.. Sì, diavolo…! Sono gelosa e non mi dire: "non ti ci mettere anche tu" ...come a significare un: “pensavo fossi diversa...”, non lo sono. Sono come qualsiasi persona, uomo o donna che prova emozioni, che conserva sentimenti, che si nutre di speranze... –
Ma io non dico nulla, mi volto di tanto in tanto verso di te riportandomi successivamente lungo il tratto di strada. Ti agiti, la cenere tuttavia resiste ancora, precaria.. incerta. Provo a pensare, dove cadrà? Sopra la gonna o sul ricamo dell’autoreggente nera… che finezze ben architettate Justine…
– Non voglio parlarti perché farlo mi dona per un momento la possibilità di ridurre le distanze e subito dopo mi precipita nelle consapevolezza che saremo sempre lontani. -
Ma eccola che la cenere precipita, si proietta in un volo acrobatico sbattendo sulle tue gambe. La contemplo, mi guardi. Avanzo per rimuoverla con le dita e un impatacco grigio si spande sulla maglia; cali gli occhi afferrandomi la mano.
– Non voglio parlarti perché io sono innamorata di te e tu non lo sei! –
Ed ora tu che conduci la mia mano tra le tue gambe e io che conduco la macchina verso casa mia...
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17/04/2005 20:05
in auto (1/2)
Aquaplaning, pioggia battente e rovesci improvvisi provenienti dalla carreggiata opposta. – Ti rispedisco a casa Justine! Mi hai seccato, con questo sciocco silenzio e quel grugno risentito – Un’ondata ancora, una leggera sbandata due fari contro e un clacson rintronante; alla palpitazione si aggiunge la tensione per uno spavento improvviso, quasi andavo fuori strada… diamine! Non sbandare come quest’auto - mi dico in silenzio... ma tu continui a gridare Justine... – Perché non voglio parlarti? Semplice... perché sto male! Non voglio parlarti perché soffro dell’impossibilità. Perché quella passione la vorrei vivere tutta, fino in fondo e non una, ma mille volte, vorrei vedere l’alba nelle tue braccia. –
Agiti le mani, ti accendi una Muratti, cerchi il tuo piccolo posacenere… schiudi il finestrino, diluvia e l’acqua che penetra oltre il varco d’aria…
– tu sei intollerante all’amore, io ho creduto di poterne fare a meno, ma ora capisco che non è possibile. –
Seguo la strada, con un occhio seguo la cenere che aumenta sulla punta della tua sigaretta, una frase ancora e precipiterà… sono insofferente… una frase ancora e precipiterò…
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17/04/2005 21:40
impulso e rigore
lo sai che amo ragionare… quello che non sai e che amo anche sragionare…
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17/04/2005 22:10
l'ombrello
Come faccio a scrivere? A scrivere d'euforia…? Quando sono felice rimango spensierato, sempre; mi compiaccio della serenità.. la vivo così… del tutto naturale. Potrei sembrare noioso solo perché, in verità, innesto i muscoli cerebrali nei momenti di maggiore disagio? Ma tutto sommato non è proprio quando avvertiamo un’emozione di rabbia, di fastidio, di… sofferenza… che ci mettiamo a riflettere? Non saprei, per me sembra sia così: la gioia la vivo in maniera del tutto spensierata - che giornate scacciapensieri. Nel disagio, invece, intento ragionamenti, attuo teoremi... un processo stancante, qualche volta sì artistico… ma spesso davvero sfibrante…
Hai dimenticato il tuo ombrello Justine…
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18/04/2005 19:16
sms
non piove più.. la giornata è radiosa e io canto con la radio buongiorno Bertrand...
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19/04/2005 10:52
il fotografo
Laddove catturo un istante un batter d'occhio diventa eternità un congegno muta a pennello Rifletto su contrasti di chiaro scuro studio il taglio gli effetti del nero sul bianco risultati di un’emozione visiva. Ogni palpito rimane distinto io non m’accontento nego minuti d’ombre disfatte vivo per un baleno d'albore esteso. pertanto ecco, tra poco, ora, ed ora già poco fa... ...fotografia d’una felicità.
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20/04/2005 12:22
La leggerezza
Il capitolo d’introspezione è ormai chiuso. Non ho più volontà di pensiero, sono stanco di considerare… stanco di dimostrare, stanco di chiarire insignificanti polemiche…
Il rimedio si chiama leggerezza, mi abbandono ora a lei, all’agilità di un’eccitazione, alla spensieratezza di verbi senza coniugazione, alla tranquillità di un vino fermo, al trasporto dell'eros. Partecipe senza affanno, anche tu non tormentarti… non è questo il tempo per affliggersi ancora. Hai avuto anche tu questioni ed eccessivi scontri, non sapevi far altro che patire e quella pena ridicola ti ha consumata; ti ha reso intransigente, diffidente, scoraggiata…
La chiave di tutto è questa: la leggerezza - vivere liberandosi d’ogni tipo di controversia…
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22/04/2005 19:09
ancora qualcosa
Poi ti accorgi di un discorso interrotto, c’era ancora qualcosa da dire su Marion, di quella foto che avevi scattato a Roma nel ’94… ne hai ritagliato solo un particolare senza lasciar ravvisare il resto.
Senza lasciar loro capire che quel giorno Marion era tra le tue braccia. Ripensi al colle Aventino, ripensi che non s’agitava un alito di vento…
Ripensi che lei teneva in mano una rosa rossa, tu che volevi offrirgliela - lei che non l’accettava… e tra una sciocca discussione, quell'immigrato africano l’abbandonava lì… sulla panchina umida di pioggia, andandosene via di spalle… piano… in silenzio… senza farsi scorgere...
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26/04/2005 20:25
la vetrina
è sufficiente un miserevole particolare, un merletto, qualcosa di già visto, un ricamo distinto che indossava ed ecco che ritorno a rivestirmi anch’io d’una inquietudine quasi ignorata.
E sono dispiaciuto, disturbato davvero, di quello che sono e di quello che non riesco più ad essere. Parlarti così… d’oggi piuttosto che di 'ieri' o se vogliamo di ieri invece che di quest’oggi… come a confermare un passato invece che aggrapparmi al presente...
Mi spiace di questo momento di difficoltà, di questo mio modo d’essere, contraddittorio, ambiguo... mi sento poco gentiluomo e molto più cafone. Spunto le mie spine sulla pelle, ma ne ritrovo in continuazione... forse ne crescono di nuove?
E poi proprio a te, tu che meriteresti di più di quanto possa riuscire a darti, ma ci sto provando, credimi, e qualche volta ci riesco... non trovi? Forse occorre solo tempo… solo tempo… e pazienza ...e tranquillità…
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27/04/2005 19:35
t'amo non t'amo
Justine: io ti amo Bertrand
Bertrand: ed io? …pensi che io ti ami?
Justine: tu non riesci a non amare, malgrado non lo accetti, non puoi fare a meno d'amare… non credi?
Bertrand: non lo so Justine… tu ti senti amata da me?
Justine: sì…
Bertrand: …ed io mi sento amato da te… questa è la cosa importante... nient’altro Justine...
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01/05/2005 19:22
t'amo non t'amo
t'amo... non t'amo... t'amo... non t'amo... t'amo... non t'amo... t'amo... non t'amo...
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01/05/2005 22:04
col tempo...
Col tempo sai col tempo tutto se ne va non ricordi più il viso non ricordi la voce quando il cuore ormai tace a che serve cercare - ti lasci andare e forse è meglio così Col tempo sai col tempo tutto se ne va l'altra che adoravi che cercavi nel buio l'altra che indovinavi in un batter di ciglia tra le frasi e le righe e il fondotinta di promesse agghindate per uscire a ballare col tempo sai tutto scompare.
Col tempo sai col tempo tutto se ne va e ti senti il biancore di un cavallo sfiancato in un letto straniero ti senti gelato solitario ma in fondo in pace col mondo e ti senti tradito dagli anni perduti e allora tu col tempo sai non ami più.
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02/05/2005 23:24
gli acrobati
Hai imparato ad amarmi, su esercizi svolti con l’altra. Io rischiavo la vita, lei che si aggrappava stretta, tu che desideravi viverla; viverla con me.
Non credo mai d’averti corteggiata con astuzia, credo di essermi distaccato con prudenza e eccessiva ponderatezza, eppure, ti sei lanciata… Proprio tu che raziocinavi bene, ti sei lanciata… Un volo nel vuoto, un’acrobazia pericolosa, triplo salto mortale con avvitamento all’indietro… ed io, che stupido, codardo equilibrista… vero? Ancora con un'asta in mano su un esercizio privo d’ogni oscillazione emotiva… sciocco davvero…
In ogni caso stai attenta, sotto non c’è rete di protezione, pensaci bene, non esagerare. Te lo dico io… io che su un esercizio simile ci sono caduto, frantumandomi… e non più tardi di... ...due o tre mesi fa.
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05/05/2005 11:23
Ciak si gira: L'ultima Partenza
Solitamente nei film francesi, le locomotive apparivano su delle istantanee in bianco e nero, fumavano tra le righe verticali della pellicola, tra i grani che punteggiavano il telo in proiezione; grani che io pensavo fossero stille d’una succinta pioggia che stentava da sempre ad irrompere. Ora invece mi trovo protagonista di un’immagine nitida e per quanto il pianto passa appannare la visione, è indiscutibile quello che sento intimamente in questo istante. La cuccetta trentacinque al quarto vagone del diretto Parigi - Milano, si intona con il mio stato d’animo. Trovo le lenzuola di carta in una busta ben sigillata con su scritte le istruzioni in differenti lingue. Rileggo le parole in francese per ricordarmi delle voci e dei suoni che hanno riecheggiato in questi giorni. Attendo l’inevitabile partenza.
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06/05/2005 10:00
dieci minuti trascorsi
– Dove sei ora? Non più qui. – Ti ricerco con i pensieri e provo ad immaginare dove il tempo ti abbia già rapita negli ultimi dieci minuti trascorsi… minuti senza me. Forse, sarai nell’interminabile corridoio che porta verso l’uscita della stazione. Gli sguardi della gente indugeranno ancora più sfacciatamente di quando già prima ti erano addosso. Sarai terribilmente infastidita tanto d’affrettare i tuoi passi, camminando a testa bassa tra il desiderio di essere fuori e lo struggimento di tornare indietro. Tornare indietro per vedermi ancora una volta? Vedere ancora una volta il mio viso riflesso oltre il vetro di questo vagone gocciolante d'umidità grigia, una mano sospesa nella rinuncia, deformata dalla pressione, aderente al finestrino che mi disunisce dal palmo tuo. – Vai pure avanti mon amour, se ti fermi, non resisti e torni indietro, torni da me, torni tra le mie braccia, torni ad essere felice. – Continui a camminare confusa, il corridoio ti sembrava molto più breve all’andata, perché ora non finisce mai? Ti chiedi perché non puoi tornare indietro? Perché non puoi partire con me? Troppi pensieri. Non hai più la forza, né la volontà di trattenere le lacrime. Ti cola un rigo di rimmel sul viso, lo tergi con una mano tremante e innervosita sbavando il trucco in modo rovinoso, ma non ha più importanza per te essere ben truccata ora che il mio treno sta partendo inesorabilmente.
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08/05/2005 11:33
corri...
Corri con i tuoi tacchi alti, sugli ultimi metri che ti scaricano di dosso gli sguardi degli extracomunitari, le prostitute, i ragazzi con gli occhi persi nel vuoto, gente qualsiasi, per carità anche gente per bene… ma corri su un disagio, su una sorta di malessere che vorresti scomporre ed analizzare passo dopo passo, ma non ci riesci e sei costretta ad esserne bersaglio indiscutibile. - Non farti sopraffare mon amour. - Ci sarà ancora sulla grande porta laterale della stazione quel ragazzo che discuteva ad alta voce? Lui seduto sul gradino e la ragazza un po’ goffa vestita di scuro, si allontanava pestata da clacson, una bottiglia di birra scagliata da lui a gran forza sul suolo, si disperdeva in frantumi disegnando un rapporto impossibile da riparare, neppure raccogliendo tutte le schegge disperse volutamente scalciate dall’intolleranza. Litigavano, volavano vocaboli grossi che tu mi traducevi in italiano, lei era rabbiosa e andava via farfugliando. Si allontanava nel traffico mentre le sue parole venivano divorate dai rumori. Eri pensierosa e impallidita da quel litigio, anche se non conoscevi i protagonisti e potevi solamente intuire le motivazioni. Non sapevi nulla di loro, eppure, è come se si fosse aggiunta un’ulteriore ferita alle tante lacerazioni che si erano riaperte in quei pochi minuti che improntavano il nostro “addio”.
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10/05/2005 08:45
la carrozza
I pensieri assorti in te, sfumano nell’attimo in cui la porta cigolante del mio scompartimento si apre. Entra un ragazzo francese sulla trentina, lo saluto con un “buonasera” e ripenso invece al “buongiorno” dello scompartimento d’andata. C’era una signora sulla cinquantina che leggeva un libro di Émile Zola sostenendo con una mano grossi occhiali spessi, con l’altra avvicinava il più possibile le pagine alla sua vista quasi che riuscisse ad intravedere altre locuzioni tra spazi bianchi; di tanto in tanto alzava lo sguardo per guardare fuori dal finestrino e perdersi nelle visioni di ciò che leggeva.
Diretto Milano - Parigi ed ora il diretto contrario è lentamente partito per portami via da te. La filodiffusione interna evidenzia questo addio e tu forse avvertirai questa evidenziazione nel momento in cui girerai la chiave della tua automobile controvoglia, inserendo la retro con una leggera grattata di nervosismo e partendo con un una botta di frizione troppo caricata. - Non serve a nulla questo nervosismo mon amour, il mio treno è gia partito incondizionatamente –
Apro l’involucro delle lenzuola, preparo un letto su cui ho l’indiscutibile certezza che non riuscirò a chiudere occhio. Guardo il mio compagno di viaggio, è disteso, assorto nella stanchezza della sua giornata, non parla italiano e non comunica con me (forse è un vantaggio).
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11/05/2005 10:26
l'arrivo
Mi volto ancora con lo sguardo oltre il finestrino della carrozza, nella giostra di luci offuscate. Rivivo i momenti più preziosi di questi giorni, come fotografie scattate istantaneamente. L’arrivo alla stazione, quando spalancavi gli occhi di scatto, nella stessa sintonia in cui le porte automatiche del vagone si erano aperte, il batticuore ti vibrava nello stomaco, l’ansia scorreva nei capillari e una corrente di eccitazione sgorgava nelle vene. Per il primo millesimo di secondo perdevi l’anima, notavo i tuoi movimenti impietriti, la ragione si interrogava sulla figura davanti ai propri occhi: – è lui? – La scena continuava ad avanzare rallentata come in un adagio sostenuto di pianoforte, un Debussy, o forse uno Chopin. I muscoli delle tue labbra formavano un riso, mentre il resto del corpo coordinava i movimenti per avvicinarsi presto su di me. Le mie braccia lasciavano il portabagagli d’acciaio, sudato, per predisporsi ad avvolgerti, si intonavano i primi accordi di parole, le prime movenze, i prim