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incontri virtuali (1/3)
Potete anche non credermi, potete mettermi alla prova, non sono il tipo da ‘sesso virtuale’ - Come sei vestito? - Svestito, direi. Ho appena fatto la doccia. Ho ancora su l'accappatoio . - Allora sei tutto fresco e profumato…. Ma questa notte non ho sonno. La giornata è stata lunga e pesante e anche dopo la doccia mi sento addosso una strana inquietudine che non concilia certo il riposo. Oddio, che casa disordinata; casa da single. Potrei riassettare il tutto. Comincio a spostare meccanicamente gli oggetti, ma la mente è altrove; è tardi e faccio troppo rumore. Sarà meglio rimandare a domani. Accendo il computer. Sì, è una buona idea, scambiamo due parole in chat, magari la conversazione può farsi interessante e mi distenderà i nervi. La chat... fino a ieri una sconosciuta, me ne hanno dette di tutte i colori… Dall'altra parte dello schermo c'è un'entità con un cuore e una mente, ma senza corpo, eterea, che ti risponde e mette a nudo la propria anima, come non farebbe di certo nella vita reale. Una vita parallela, che gestisci come vuoi, attribuendoti una nuova identità o mantenendo la tua, scavandoti dentro fino al più profondo del tuo essere. Ma io continuo ad essere me stesso, crudo, arrogante, presuntuoso come sempre… in altri termini: ‘stronzo’.
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30/10/2004 08:02
Chi è Bertrand?
Chi è Bertrand? Chi è Bertand Morane? Quello là? Quello con la faccia da persona buona? O quell’altro là… che ha voltato l’angolo correndo come un sicario. Qualcuno ha detto che non esiste, altri affermano che è una donna; hanno presunto di tutto e abbracciato poco e nulla. Avrà una voce roca? Vestirà classico o casual? Legge le poesie di Auden o di Montale? Voi che l’avete visto, voi che l’avete conosciuto, sì voi, ditemi: - può essere mio amico Bertrand? - Somiglierà ad un abete o ad un cipresso? e qual è il suo colore preferito? E umile o presuntuoso? Amaro o dolce? Cambierà davvero la mia vita o finirà di rovesciarla? Voi che l’avete toccato, voi che gli avete sorriso, che gli avete parlato, non dimenticatelo… E chissà…se avvisa Bertrand prima di entrare, o entra in punta di piedi, senza respirare, ti copre gli occhi con le mani e domanda: - indovina chi sono? -
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30/10/2004 17:33
l'oceano
se non fosse stato per quella scia di profumo... ...se non fosse stato per la Poesia Justine, ...se non fosse stato per la tua incoscienza, ...se non fosse stato per la mia ragionevolezza, saremmo divenuti naufraghi in questo oceano.
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01/11/2004 13:35
Le journalier
nomi del bel sesso
a risanare l?amarezza
forse tutto così noioso
forse tutto così barocco
gente che viene ? gente che se ne va
gente che non ritorna ? gente che rimane
esegesi senza punto
silenziosità che lasciano intendere
è un quaderno senza bersaglio
l?osservanza su un carnet di ragionamenti
o forse sto tentando di ritrovare proprio te?
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01/11/2004 15:00
Jalousie (1/2)
Autunno scorso, una panchina lungo la Senna; è freddo, avverto il gelo scendere dal naso. Justine mi tiene per mano, ci ritroviamo dopo esserci lasciati per due mesi. Prima di lasciare la sua mano, le sfioro sempre le dita con l'indice dell'altra mano libera, per snervare il distacco. L'abbandono per un attimo; frugo nella tasca destra del cappotto, appena uscito dal guardaroba invernale. - accidenti, non ho il fazzoletto Justine - - Ho dei kleenex alla menta, ne vuoi uno? - Lo prendo, ironizzo, con un aria da perbenista ed alta borghesia, rispondendole: - Ah cara, io non mi soffio il naso nella carta! - Si mette a ridere anche lei portandosi la mano alla bocca. - ..non gli somigli affatto Bertrand! non gli somigli, per questo ti ho amato. - Parla in passato Justine, posa una mano sulla mia gamba, sembra essere un nuovo punto di contatto; parla in passato Justine, ma io avverto un batticuore al presente. - Laggiù, non guardare. C’è un tipo strano. Mi sta seguendo da giorni, ma non so chi sia, non ne ho idea. - - Ma che cosa può volere? - - Non lo so. Eccolo, viene qui. -
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01/11/2004 15:00
Jalousie (2/2)
L'uomo si avvicina. Impermeabile bianco, un aspetto pulito, curato, misterioso, che sia un maniaco, o un investigatore su commissione del misogino del marito? - Mademoiselle... so di essere uno sconosciuto per lei... L'ho osservata a lungo senza che lei se ne accorgesse. Ma da qualche giorno non cerco più di nascondermi. Credo sia arrivato il momento. Ecco. Prima di vedere lei, non ho mai amato nessuno. Detesto il provvisorio. Conosco bene la vita. Sono certo che tutti, sempre, tradiscono tutti. Ma tra di noi sarà diverso. Noi saremo un esempio. Non ci lasceremo mai, neppure per un'ora. Io non lavoro, non ho impegni nella vita. Lei sarà la mia sola preoccupazione. Lo capisco che.. che tutto questo è grottesco ed improvviso perchè lei mi dica subito di sì e che prima voglia rompere i suoi vincoli 'provvisori', che la tengono legata ancora a delle persone 'provvisorie'; ma io sono definitivo. Arrivederci. - Sta per andare via, si volta ancora verso Justine per dirle: - Sono felice. - Justine a sua volta, ridireziona il suo sguardo verso di me, ha gli occhi aperti disorientati ed una pausa di silenzio a labbra leggermente socchiuse; l'espressione della bocca passa da uno 'stupefatto' ad un 'deridere' a mezza voce. Porta nuovamente la mano alla bocca, le lacrimano gli occhi. - Ma questo è matto! - - Certainement Justine - La sera stessa, corteggio Justine allo spasimo, per convincerla a tornare con me. Très bien... sono felice anche io.
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02/11/2004 22:12
un amore così
Sì? è un amore così?
ti ascolto oltre il muro,
osservo le ondulazioni della tua pelle,
l?infrangersi del tuo fiato sulle labbra:
? un amore così ? ripeti?
Stai collaudando le tue Poesie, sabato reciterai.
Saprai trovare la giusta tonalità,
dimenticando le cadenze più ostili di tuo marito,
continui a recitare con le lacrime agli occhi,
cercando di eludere ogni pensiero,
rifugiandoti nel tuo piccolo cosmo
che racconta di?
di? ?un amore così.
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04/11/2004 00:10
Alexander
Poi torni a scrivere - pensi che sarà bene parlare un po' di te. Allora ti viene idea di incominciare dai difetti, perché trovi che i comuni si propongono con soli pregi - ma se in fondo amore è ammissione, sarà pur conveniente presentare prima l'imperfezione rispetto alla presuntuosa regolarità. Così è, così sono, senza illusioni, senza escogitare fantasie e plagi sentimentali che portano alla dissipazione dell'ideale. Dunque inizio; parlo del mio 'vittimismo' Ne è esempio il mio stato d'animo, se fosse un'opera d'arte, sarebbe la pietà di Michelangelo. Quando Alexander suonava il pianoforte, io piangevo, avevo solo dieci anni e volevo suonare come lui. Mia madre si espose a debiti, girava negozi di periferia per trovare un pianoforte a colonna di seconda mano e un maestro che m'insegnasse con diecimila lire. Non sarei mai diventato un musicista Madre. Alexander suona ancora a trentasei anni, svolge concerti a Roma, è stimato, è ricco, amato, ha lo stimolo nelle dita che martellano come gli schiaffi di mio padre irritato. Ogni volta che ascolto un pianoforte lo penso ancora Alexander. E se guardo le mie dita, allora, riconosco che anch'io ho avuto un'arte tra le mani; le mie dita non scivolano sulle scale di Bach, bensì fluiscono vivendo sulla schiena di Justine, corrono ad incrociare le sue dita, a penetrare le sue cavità come fosse un chiaro di luna di Beethoven.
E Lei vive l'emozione dietro lo sterno, come fosse corda di pianoforte che vibra.
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07/11/2004 08:09
Bertrand
Difficile Bertrand imprigionarti in sei righe in un pugno di parole per mille primavere d'amore... Impossibile racchiuderti in questo tempio proibito, dove il canto dissolve la pena di ora per venderti quella di poi. Ingiusto Bertrand incatenare il volo alla fantasia parolaia dei poeti di mestiere: ascolta questo silenzio dove una risma di note s'infrange intonerò la canzone per l'uomo che amo. Anche tu hai sognato d'esser dentro agli occhi d'un viso che piange, di un figlio che vede la luce di questa folle alba.
Dolcissimo Bertrand accarezzare la magia del tuo esistere, e catturare per un istante la tua libertà d'essere uomo; è presunzione sperare che almeno una volta il Tempo rimanga spettatore estraneo. tua Justine
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07/11/2004 21:30
Christine
Raccoglie briciole tra le lenzuola, l'infastidiscono quando trascina le gambe nude; è concentrata oltre il ricevitore... sorriderà? sarà seria?
E' Sabato mattina e Christine non vuole alzarsi, gioca con un dito ad arrotolare il filo del telefono e mangia fette biscottate.
- Bertrand non riesco più ad innamorarmi, sono troppo esigente -
- pretendere significa amarsi Christine e accettare significa amare -
Il malessere di Christine è il mio stesso malessere, mi riconosco nelle sue riflessioni su molti punti. Christine rimane volontariamente distaccata da ogni emozione; vuole rimanere in uno strato di lucidità, di logica, di praticità, che le permette di eseguire manovre corrette ed evitare quelle sbagliate. Ed è una frustrante situazione, perchè riconosce dentro di se gli impulsi vivi di una donna, che desidera...
Raccoglie e mangia briciole come fossero rimasugli di un amore infranto.
- sono troppo fragile Bertrand -
- Non è un danno essere fragili, esiste un uomo Christine, che non si approfitterà della tua fragilità, lui ti proteggerà... cercalo Christine, trovalo... amalo... -
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09/11/2004 20:15
Stazione centrale
Stazione centrale, venti minuti di ritardo. Ci sono due donne che ridono, si sostengono, attraversano la strada su un marciapiede a selciato prominente. Tacchi alti instabili e loro in bilico che scherzano. Immobile, un cameriere in camice bianco rimane spettatore attento; una delle due ha una gonna con uno spacco - si intravede il ricamo dell'orlo di un’autoreggente; che siano due prostitute?
Mi accendo una Muratti di compagnia. Un partenopeo, curvo, con un occhio pestato, spinge un carrello della spesa vuoto. Ridicolo, al centro di Piazza Duca d'Aosta. Borbotta qualcosa. Cosa si vede all’interno di quel cavone? Ti ricordi Bertrand la foto con Justine su quella panchina? La scattò un extracomunitario, aveva una maglia blu con un numero cinque. Justine temeva scappasse con la nostra Zenith.
Justine... Justine temeva, non teme più nulla ora Justine. Aveva un profumo di muschio quella notte Justine e gambe rasate. Aveva le labbra calde come avesse la febbre e occhi verdi su cui ti perdevi a sognare. Aveva una valigia e il desiderio di partire. Aveva il desiderio di non tornare mai più indietro. Aveva... aveva... Justine.... aveva anche grandi speranze e voglia di ridere…
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14/11/2004 13:53
Sabine (3/3)
Ma Sabine non pensa, Sabine sente un'impazienza dentro. Le donne in fondo sono così… spontanee, momenti in cui si lasciano andare, momenti che contrastano la loro legittima rigidità quotidiana, momenti d'indole, di spinta emotiva… momenti di Sabine…
- balliamo Bertrand, balliamo questo tango anche se non conosciamo bene i passi, anche se ci pestassimo i piedi… cosa importa Bertrand? Un tango non è come la vita, si può anche intoppare... – Ha ragione Sabine, ci sono momenti in cui devi fare un'azione prima ancora che la ragione possa farti indietreggiare, la base dell'istinto e del vivere d'istinto è proprio questo - reagisci prima di pensare. Ha ragione Sabine, se riuscirò, se la coscienza mi lascerà libero, anche io agirò prima ancora di pensare …e allora, mi fermerò un poco prima di aprire la serratura di casa, avanzerò oltre i profumi del forno Guillaume, lungo Rue Lepic, ultimo semaforo e carta di giornale in terra che vola, quattro bambine e la bella lavanderina, mendicanti e cani che urinano non mi lasceranno pensare, escluderò ogni cosa nella mente, fino ad arrivare a quella cabina, comporrò il tuo numero Sabine… e tu mi sentirai…
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14/11/2004 13:54
Sabine (2/3)
Mi persuado, Sabine mi aveva dato il suo numero di telefono, voleva la chiamassi e io sono stato restio a parlarle…
- Sei matta? Non mi conosci neppure? Cosa hai bevuto stasera? –
Era euforica come una ragazzina, la immaginavo un po' inebriata, un po' barcollante di ragionevolezza. Era nel suo momento migliore (c'è chi lo considera il peggiore). Viscerale, impulsiva, avrebbe potuto sfiorarmi le labbra e implorarmi con quel granitico accento bavarese:
- portami via con te Bertrand; -
Avrebbe potuto scagliarmi quel vaso di ceramica contro urlandomi:
- va via… sparisci! –
E non ha rilevante importanza per me se fossi stato percosso in una maniera o nell'altra; io avrei comunque abbracciato un piacevole gesto, perché non c'è alcunché di più seducente in una donna del loro fare passionale, involontario, automatico. Così Sabine, si è sentita ferita dagli aggettivi - matta - ubriaca - ha alzato il pugno, le ho afferrato il polso, mi ha dapprima ignorato, poi le ho detto che sono uno sciocco - lo sai Sabine, sono uno sciocco - una donna come te, bella, con quelle gambe fresche di ore antimeridiane, va a perdere affetto con un balordo come me? –
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14/11/2004 13:56
Sabine (1/3)
La sveglia suona per tempo, è il suono digitale di un gallo impertinente che avvisa le otto del mattino. Con un tocco si riesce a posticipare la notifica di dieci minuti - attenzione non oltre. In caso contrario sono al corrente che mi sveglierò con proroga appesantendomi di un fortissimo mal di testa e le restanti conseguenze saranno quelle di girare per l'intera giornata con tre/quattro pastiglie sfuse nella tasca destra dei pantaloni (con molta maneggevolezza si scioglieranno in mano - cammino sempre con una mano in tasca). Così mi trovo qui, con un' aroma già fumante, penso che devo cambiare la guarnizione alla moca, penso che il tema che voglio scrivere è inequivocabile, non è quello di una donna, di una tra le tante… ma di Sabine; penso anche - che leggendo il suo nome avvertirà ora una leggera sensazione di perturbazione, meraviglia ed eccitazione… proprio al centro del seno, lì dove ho sempre sostenuto ci sia la cavità dell'anima.
E mi accorgo che anche io, allo steso tempo, mentre scrivo di Sabine, ho questa percezione nell'identica cavità. Conosco poco, direi meglio nulla di Sabine. Ieri notte abbiamo riallacciato un filo diretto di conversazione, sciolto non so bene neppure per quale motivazione; discute spesso Sabine senza un chiaro epilogo… né una chiara causa. O forse lo so? O forse lo intuisco? Ma ragiona Bertrand… tu che non sai fare altro che ragionare...
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17/11/2004 09:04
Fedeltà?
Non era per quello che facesse, per le emozioni che sentiva, né per la felicità che rincorreva.
La sera Justine si nascondeva dietro un monitor, lo posizionava in modo che io non potessi vederla, per me quello era il suo tradimento, la sua infedeltà. Faceva finta di lavorare, passava le mani dalla tastiera alla calcolatrice, teneva un’espressione impassibile, ma io sapevo che dall’altra parte del monitor, c’era Lui.
E bisbigliava alcune cose, una manciata di soldi e numeri, calcoli silenziosi: - sette più ventidue, ventinove… - e intanto a lui digitava: - non fermarti ti prego… continua… -Ed io ad interrogarmi su quale fosse davvero il ruolo privilegiato; mi aveva tagliato fuori dal suo universo, io che l’avevo sempre ascoltata, io che l’avrei capita, io che desideravo conoscerla ed amarla per quello che era realmente; avesse almeno tentato – non sono mai stato un bigotto perbenista. Justine dice che nel tempo molte cose sono cambiate – che vuole vivere con me ogni spazio – eppure quando io la sento bisbigliare ho un brivido che mi sradica i nervi e mi esporta il midollo – ho il batticuore – tu lo ricordi il mio batticuore vero Justine?E’ stato da allora che ho incominciato a riflettere che Justine forse non m’apparteneva più e che probabilmente nessuna donna può davvero appartenere ad un uomo che la ama...…o forse mi sto sbagliando…?
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18/11/2004 00:18
Ansia
Vorrei..
Fermare il tempo e il corso di tutte le cose, isolarmi da ogni corpo? e pensare?
Ho dei pensieri che se non sciolgo in tempo riusciranno ad assediarmi; mi logorano, mi consumano. E? come un'equazione di cui non riesci a calcolarne il risultato e il moto della vita ti trascina ogni giorno in una corrente discendente, governa le tue idee, ti sottrae la chiarezza?
Ansietà, preoccupazione? stupida coscienza? stupido buon senso? stupida responsabilità?
Perché non riesco a prendere la vita con leggerezza?
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20/11/2004 19:30
Lezioni di Tango (2/2)
Il film nel film, istantanee in bianco e nero, musiche penetranti… profonde. Il pubblico non ha apprezzato, ed è anche questo l’obiettivo di un’opera che non poteva entusiasmare un pubblico indottrinato sulle sfumature hollywoodiane. Il bianco e nero ricercato, pochi dialoghi, molti significati: i contrasti dell’amore, la passione e l’impegno in un’arte, la comunione.. la condivisione delle emozioni, l’armonia, la gelosia… gli impulsi frenetici di due individui che in fondo non si appartengono, ma che comunque si amano.
Senza dubbio è il mio film preferito… sì.. è il film preferito del Sig. Bertrand Morane.
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20/11/2004 19:31
Lezioni di tango (1/2)
Sally è una regista, sta scrivendo una nuova scenografia, qualcosa che ha che vedere con un opera d’arte, buone idee che vengono frantumate da una produzione consumistica.
Nello stesso tempo decide di prendere lezioni private di tango, affascinata da sempre dai passi e il ritmo incalzante argentino; Pablo Varon inizia a darle lezioni. Su alcuni aspetti Pablo mi somiglia; ha successo, ha talento, ha sicurezza e pienezza di se. Sa che deve essere lui a dirigere i passi e Sally si trova ad essere troppo trasportata e poco condottiera. Contrasti dovuti a due caratteri forti, entrambi capitani delle emozioni e della vita. Sally avrà la sua rivalsa proponendo a Pablo di essere protagonista del suo film centrato sul tango.
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21/11/2004 22:42
stato d'animo
Justine: - cosa hai fatto per tutto questo tempo Bertrand? Hai amato un'altra donna? -
Bertrand: - no, Justine... sono rimasto da solo... sempre da solo... -
Justine: - Perchè Bertrand? -
Bertrand: - Perchè è stato sicuramente più facile che poter amare un'altra donna -
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23/11/2004 16:33
l'attesa
Lulù conosce il mio nome Christine conosce la mia età Celine conosce la mia voce Marlene conosce il mio viso Celie conosce il mio numero di telefono Nina conosce la mia amicizia Justine conosce il mio amore
Ed io gradisco te tu che non hai nulla di me tu che non distruggi l’attesa rispettando ogni interminabile indugio.
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24/11/2004 11:47
Piazza Duomo
Ho rivisto Justine, era all'ingresso di piazza Duomo, si difendeva intorno frugandomi tra la gente. Una smorfia di fastidio per un tumultuoso mercoledì di novembre; una gonna un poco più bassa delle ginocchia, tinta unita blu e una camicetta bianca; e voci di persone che annegavano il suo:
– Bertrand! –
E' lì che l'ho presa di 'scatto' su un’istantanea in bianco e nero. Conservo quella foto in un cassetto dell’ufficio… La stringo, la ritiro… non la dimentico.
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25/11/2004 20:05
la sera
E' sera... come mi sento? Mi sento come la pasta del giorno prima riscaldata sulla stufa, come un primitivo versato nella coppa segnata dalla posa di una bonarda precedente, come questo paia di Jeans indossati senza nient'altro sopra e nient'altro sotto - pescati dal cesto dei panni conciati; come il cordless perso tra le lenzuola sfatte del letto, come questo disco di vinile che gira suonando la musica di Brel - s'intona tra grani di polvere e solchi indelebili; come questo piccolo vetro rimasto in terra che sento a piedi nudi, come questa sigaretta che brucio facendo cadere la cenere nel piatto della cena, come la matita dell'ikea che temperavo stamattina per poter scrivere… Non so fare altro che scrivere… con questo pastello grigio che porto con me, insieme ad un quadernino fabriano che entra nel taschino della camicia; scrivo poesie e poi le lascio sul parabrezza delle automobili come fossero multe da affliggere a delle belle gambe che scendono da un'autovettura in sosta...
mentre gli altri, vivono di fissazioni e si perdono i particolari e gli angoli della vita...
è sera.. non c'è più tempo... devo andare...
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26/11/2004 21:40
nulla di nuovo
Che scrivere? Che non ho voglia di scrivere, ma di disegnare. Ho una maglia a 'V' sopra una canottiera nera, che c'è una ragnatela ed un tagliere di formaggi e miele cracker integrali e briciole sul tavolo
La finestra un poco aperta, persiane accostate e il fumo di una Muratti filtra oltre le imposte.
- mi prendi in giro?! -
Teresa è serena questa sera,non prende a parole grosse il marito,anche lei è una donna.
Ascoltano Pino Daniele e raccolgono vetri di un bicchiere infranto.
Io penso ad Almoldovar, ad un gatto che attraversa la strada, al cielo nero del nord e a stelle che si perdono nel buio, al fatto che sarebbe bello essere un emotivo, ma non riesco più a tenere alcun entusiasmo.
Ho voglia di un bicchiere di vino. Di nient'altro.
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27/11/2004 11:42
Sabato mattina
Capire il significato di quelle scarpe sportive che custodivi sotto il sedile dell'auto; ti sei tolta quelle che portavi, con i tacchi alti, sostenendoti con una mano sulla mia spalla. Le hai infilate tra il contrasto dei collant scuri e la libertà di quelle stringhe bianche, tra la tua regolare classe e il desiderio di sentirti ragazzina.
- sorreggimi Bertrand -
Siamo scesi a passeggio sulla Senna, un cielo azzurro, sereno, per un sereno sabato mattina. Navigavano delle chiatte, rumore scrosciante e turbini di vento.
E parlare dell'importanza dell'essenzialità, senza perderci in scempiaggini - così sacro e capitale il nostro tempo.
Un buon ricordo del sabato trascorso.
Questo sabato, invece, mi avvertono che il cliente (perché ti chiamano così?) da me chiamato non è al momento raggiungibile; mi invitano a chiamarti più tardi. Ed io soffro la tua irraggiungibilità.
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28/11/2004 23:43
Le lettere di Justine (2/2)
Qualche volta stringevo i pugni e avevo voglia di arrabbiarmi con lei, venivo catturato da una gelosia patologica, era la mia donna, era la mia femmina! Altre volte invece, incomprensibilmente, l’idea che Justine facesse l’amore con un altro uomo mi eccitava. Ci sono stati giorni che non ho fatto altro che desiderarla ed immaginarla così; anche i nostri rapporti in quel periodo erano differenti, la desideravo, la desideravo all’unisono. In modo bizzarro, Justine era diventata per me una vera femmina, era reale, le piacevano i ragazzi giovani e se avesse potuto li avrebbe posseduti, li avrebbe serrati tra le sue gambe, fatti godere sotto i suoi irrefrenabili movimenti. Vivevo piacevolmente questa sensazione di non appartenenza, Justine non poteva appartenermi come donna, cercavo di accettarla, di amarla come individuo ‘a se’, con i suoi desideri con i suoi sogni. Questo pensiero era in contrasto con il desiderio di sopravvivenza, con avidità di giustizia nei miei confronti. E’ stato da allora che ho appreso una nuova consapevolezza: accettare significa amare – reclamare significa ‘amare se stessi’. Se amavo davvero Justine, avrei dovuto accettarla per tutto quello che era. E in fondo, io, l’amavo per quello che era, e l’amo tuttora incondizionatamente dalla sua natura, da quello che perseguita; l’amo come mi si presenta e come si nasconde, come figlia di Eva e allo stesso tempo pur se diabolica, felina, imprevedibile l’amo come individuo a se.. l’amo, è una 'donna'.
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28/11/2004 23:50
Le lettere di Justine (1/2)
Otto mesi fa, trovai delle lettere di Justine in un cassetto. Lettere condite di un eros inaccettabile e non destinate a me. Sapevo che non avrei dovuto leggerle, ciò nonostante mi sono lasciato vincere dalla curiosità e da un assillo perpetuo che mi spreme da molto tempo: - io conosco davvero Justine? – Presi parte a quell’evento, il destino mi stava offrendo un privilegio che non avrei potuto rifiutare: guardare dall’alto Justine, come fossi stato un fantasma; lei si sarebbe comportata di conseguenza non rilevandomi, non immaginando la mia onnipresenza. Prima di aprire le lettere, promisi a me stesso che avrei continuato ad amarla, per qualsiasi proposizione avessi scoperto; lo considerai come un privilegio, poter toccare l’intimità di Justine, di una donna, di una compagna che amavo per sei lunghi anni, avrei potuto capirla di più ed ero pronto a farlo, pronto a essere vicino alla sua vera natura. Justine scriveva ad un ragazzo di venticinque anni, più giovane di me. Un ragazzo che non conosceva, che non aveva mai incontrato, con cui (ne sono convinto) non aveva neppure mai parlato telefonicamente. Tra loro, si viveva una complicità intima. Avevano congegnato una promessa insieme, quella di raccontarsi ogni cosa. Justine però non gli parlò mai di me, parlò di suo marito, ma non di me. Andai avanti per molto tempo senza farmi scoprire, ne soffrivo, non reggevo il turbamento, l’ansia, la paura.. le nevrosi.
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01/12/2004 21:24
Frattura
Non c’è via d’uscita
è una felicità divergente e non convergente…
Tu con la tua strada e probabilmente io con la mia o ancora fermo ad un incrocio senza alcuna indicazione. Sto smettendo di credere davvero alla possibilità che tu possa essere felice con un uomo come me, incomincio davvero a non crederlo più, forse sono troppo severo con te, forse sono troppo severo con me stesso… La vita è tutta un impegno e io non riesco a viverla differentemente cara Justine…
non ce la faremo mai Justine...
Non so più che pensare, non so più cosa dire…
Credo che mi prenderò un periodo di silenzio... sperando che non diventi 'eterno'.
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04/12/2004 18:15
l'attimo
esiste una traccia che rende indelebile quest'attimo: un avanzo di sigaretta spenta a tre quarti, un fuoco di nervosismo acceso, ho le mani tremanti ed è tornato il batticuore che conosci benissimo.
Perchè sono così? In bilico tra l'amor proprio e l'amore per te... perchè siamo destinati a non poterci amare? In questo continuo stato coscienzioso, di accuse e scuse... contro di me.. contro di te.. contro di noi... e contro nessuno...
non posso fermarmi, non posso indietreggiare, non posso fare un solo passo, non posso cedere, non posso cadere... e non riesco più a guardare in basso Justine.
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14/12/2004 23:44
righe
Ancora due righe, due righe di parole, due righe di pianto.
Quel viso chino, provato, in bianco e nero è il mio viso.
Ci sono momenti in cui un uomo ha bisogno di essere aiutato dalla propria donna; credo di aver bisogno di aiuto...
Mi manca il tuo entusiasmo.. mi manca il tuo interesse... mi manchi quella che eri, quella che sei stata....
è tutto così buio... tutto così freddo.... tutto così triste....
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15/12/2004 21:31
decalogo nove (2/2)
- Bertrand tu non fai lo stesso con le tue amichette? -
Pensi che io dia degli spazi a qualcuna in un periodo del genere? Quegli spazi che sei riuscita a ritagliare tu… e che io desideravo da tempo che trovassi con me? Ho lottato per questo.. lo sai bene… E poi perché mi hai tenuto nuovamente nascosto tutto? Inoltre con una persona che conosco anche io e che dovrò vedere con molta probabilità tra due giorni; cosa penserò mentre lo guarderò in faccia? Ed ora? Pensi che questo non mi consumi? Che questo non mi rovini? Che questo non possa far distruggere una speranza che era già in bilico nel cedere? Sapeva che hai un altro uomo? No non lo sapeva…. Non lo hai avvisato, non lo hai tenuto lontano… lo hai fatto avvicinare.. e con molta probabilità (ammettilo) lo hai anche desiderato. E lui non ha fatto altro che desiderare, inconsa-pevolmente, la donna di un altro…Justine.. questo avvenimento mi ha sconfitto.
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15/12/2004 21:33
decalogo nove (1/2)
Si ripresenta una sceneggiatura kieslowskiana, decalogo nove; Dio disse: - non desiderare la donna d’altri – mi accorgo ora che è una verità da seguire. Eppure io stesso mi sono messo al centro di una storia coniugale per diversi anni… perché non ho mai avuto un pentimento? Perché ora c’è questo castigo? Ne sono ora capro espiatorio. Che abbia ancora diritto di manifestare gelosia nei confronti di Justine? Lei continua a sfogarsi altrove, lo ha fatto nuovamente. Le avevo promesso che non avrei più frugato nella sua vita e non ho mantenuto la promessa. Sono stato persuaso nuovamente da quella sensazione di sfiducia che non mi ha dato scampo. Justine continua a sentire ‘altri’ uomini, si interessa a loro, sente lo slancio di serenità provenire da quei ritagli di tempo/spazio che non mi appartengono più. E’ normale che sia così, Justine vive l’impeto dell’incognita e il miraggio dell’ideale, incosciente, passionale.. sciocco… Con me può vivere solo angosce, inquietudini… sono un povero malato di nervi in preda ad una crisi introspettiva basata sulla scelta del: - ed ora che facciamo della nostra vita Justine? -
- Bertrand ho voluto avere dei minuti di serenità –
Non te li nego, non hai fatto nulla di male, ma noi siamo già feriti da una situazione inaccettabile, sono qui a lottare tutti i giorni con il tempo, in questa sala d’attesa ad aspettare l’annuncio di un parto o di un aborto e invece tu sei dentro a scherzare con gli ostetrici? Non hai rispetto del mio stato d’animo?
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16/12/2004 22:45
l'aiuto
ti ho trovata tra un lago di pianto
una barchetta di carta
distrutta nella morsa di un pugno
con su scritte delle parole...
"aiutami... vieni.. corri... ti prego..
salva Bertrand l'amore che ho dentro...."
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18/12/2004 15:48
stanza 109 (2/3)
Mi dispiaceva quel momento, prima che te ne andassi dalla stanza d’albergo, nella tua figura, cominciavano ad affiorare i lineamenti, le forme, di una donna normale, di una amica, di una madre di famiglia, di un’amante, di un’amata.
Prima di rivestirti, ricercavi tutto il tuo corpo, l’accarezzavi, ne riprendevi possesso, quel possesso, destinato alle peripezie di ogni giorno che avevi dimenticato durante la notte con me. Mi sembravi una condottiera che si preparava, misurandoti con la tua forza, a volte frenata per un breve istante. Pensavi che sarebbe stato bello se fossi potuta rimanere con quel vestito a fiori senza portare nulla sotto, nella posa di una figura dipinta in un quadro, chinata con il corpo a quattro zampe, a ricercare gli ultimi indumenti.
Una volta uscita dalla stanza d’albergo, una volta entrata nella mente, nell’immaginario di noi due rimaneva indelebile il soffitto dipinto di quelle immagini, le immagini che colavano di vernice fresca come un sipario che chiudeva l’ultimo episodio di passione.
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18/12/2004 15:54
stanza 109 (1/3)
Nella stanza 109, i vestiti rimanevano spiegati a terra sulla moquette grigia, abbandonati come tutto il resto era stato escluso e isolato. Abiti femminili e abiti maschili, distesi li, come a segnare un tragitto fatto di trasporto e di un febbrile desiderio. Una sottile musica contemporanea suonava nella filodiffusione, intonava gli umori di corpi discinti, coperti da un lenzuolo di seta; una fibra su cui si segnavano a forza le pieghe del piacere. Ci perdevamo in un bacio, degustando il trasfondere d’anima da corpo a corpo, da gola a gola, ingerendo uno le emozioni dell’altra. Le mani ti percorrevano ogni spazio, ansiosamente troppo vasto da setacciare. Nel tragitto ogni tanto incontravano le tue e nuovamente poi a scivolare impazienti strette fra le cavità.
L’ansia faceva salire il mio sangue alla testa e il desiderio di unirsi trasformava con i capogiri la stanza in una giostra di eros. Le mie dita accarezzavano e sgretolavano la moralità. Le tue mani adulte, brune d’estate, mi tenevano serrato e mi spogliavano. Contemporaneamente su tali azioni, rimiravano i nostri occhi e tu mi chiamavi per nome… Bertrand…
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18/12/2004 15:54
stanza 109 (2/3)
Sentivo la tua ansia pulsare su tutte le vene del corpo. – Scopami Bertrand… fammi sentire oggetto del tuo desiderio… -
Non c’è stato più limite allora alla mia passione, ho assaporato ogni soddisfazione estrema del tuo corpo, istigando i tuoi gemiti all’unisono.
Eri tu… ero io.
Era l’istantanea di noi due sulla moquette avvolti nella viscosità dei corpi slittanti di sudore. L’istantanea della tua mano sulle lenzuola blu, stringeva improvvisamente, in una morsa di soddisfazione, quel manto che odorava del tuo mare. L’istantanea del mio viso sudato e rassicurante…. L’istantanea di una notte di amorevolezze e di felicità fino al mattino.
E il giorno dopo?
Ora che siamo a casa nostra, io su un letto vuoto, tu su un letto disfatto da entrambi i lati… pensiamo e ripensiamo… e rivediamo certe immagini emesse dal soffitto bianco. Come quando tu affianco del letto ti rivestivi in fretta. La stanza era buia, ma sulla parete, la finestra con le tende tirate scopriva righe di luce estiva.
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20/12/2004 21:42
Melié
staccare un ramoscello e curvarlo con le dita come fosse una matita pneumatica; e calciare quel riccio di castagno, farlo precipitare fin laggiù infondo ad un itinerario... sistemarmi le pieghe della gonna, tirare un sasso controvento, soffiarsi il naso… prendere a colpi la valigia solo perché non sei arrivato… insultarti, odiarti? Ho freddo alle gambe e voglia di piangere.
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04/01/2005 00:12
il ritorno
Ho raccolto un pennarello nero
ho scritto sul tuo seno
- avere un marito,
non significa avere un uomo -
E tu hai pianto su un amplesso
traducendoti in: - ti amo -
sono tornato
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06/01/2005 14:00
Classicità
Mi sono svegliato di buon'ora questa mattina, allo specchio ho notato che il mio viso coltivava una barba dimenticata da qualche settimana. I modi di mio padre, considerati tra i mezzi classici della toilette, un rasoio antico, la spazzola e il sapone tradizionale. Ho prescelto le antiche tradizioni classiche; ho passato la crema da barba sul viso, insaponato per alcuni minuti e rasato con precisione e talento; passavo di tanto in tanto l’indice sulle curve per sentirne la regolarità. Ho pensato a Philip Morane, quello stile paterno, fatto di ricordi classici, tradizioni, ai suoi discorsi, ai suoi racconti; il leggero rumore della lama, il vetro velato di condensa. Potevo immaginarmi come lui? Nelle innumerevoli stanze d’albergo, luoghi transitori per amori sempre precari… donne compiaciute distese sul letto o avvolte al suo corpo. Il rumore dell’acqua, i vestiti che profumavano di un'Italia degli anni sessanta, le buone maniere e le bugie, uomini inimitabili, donne impareggiabili… duramente dimenticate… dove saranno finite? Si ricorderanno ancora di Philip?
Mi sono ferito...
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09/01/2005 15:59
à plomb
L’orologio del piccolo comodino affianco al letto segna le sedici e venti, dieci minuti avanti rispetto all’ora effettiva. Sei in ritardo di soli dieci minuti, arriverai?
L’attesa si prolunga in un lontano sibilo, comunque assordante, di una sirena in fuga, un’autoambulanza o le forze d’ordine... non so distinguere i toni differenti, dissonanti. Suoni distanti, che non m’appartengono. La vita “fuori” da qui - continua, incessante; fuori da questa casa segreta, intima, carnale, dove io attendo, trattenendomi, intrattenendomi.
Eppure, in queste attese, ho la sensazione che il cuore non scandisca più il tempo, estemporaneo si arresta, temendo tutti i secondi di apnea, nella fedele ansia e fiducia, che quella serratura di casa scatti, persuadendomi, sull’azione delle tue mani.
Rimango in à plomb, un pendolo inerte dove solo le tue movenze possono sollecitare un’oscillazione.
Attendo, confido.
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12/01/2005 21:39
La lettera di Justine (4/4)
Ciononostante, non posso neppure pensare di essere solo limitatamente tua, sessualmente, confusa, persa in questa nebbia di freddezza e autocontrollo con cui tamponi il tuo cuore. ...perché quando penso, quando leggo e quando scrivo, quando cammino e quando corro, quando rido, quando piango, quando soffro o scoppio di felicità, quando amo, quando graffio, quando accarezzo, quando rimango in silenzio, quando afferro la vita per non farmene sfuggire neppure un lembo, il mio centro gravitazionale sei sempre tu. Il mio Zenit e il mio Nadir. L’Alfa e l’Omega. Il Buio e la Luce. Il Tutto e il Niente. L’Essenza. Quello che non ti ho detto oggi, e che avrei voluto gridare spalancando le finestre, sono poche parole ...due soltanto, per la precisione: “Ti amo”. tua Justine
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12/01/2005 21:40
La lettera di Justine (3/4)
Desidéri che si schiantano puntualmente, polverizzandosi in mille ipotesi evanescenti, contro la realtà di un uomo, che pare essere in misura sempre crescente, proiettato altrove, distante, eludente... Allora, mi rifugio nel mio piccolo cosmo protettivo, in un libro che amo, dentro un pensiero felice, in un silenzio enigmatico dove, l’ansia di sopravvivere si impone: mi basta il solo vederti, carezzarti con lo sguardo, desiderarti con tutta me stessa fino a sfiorare il dolore fisico, e accontentarmi di sapere che ci sei... un po’ anche per me. Giochiamo un po’ di più ad armi pari, tu dici? Può darsi. Probabile che il tempo dapprima fosse convenuto a me, e ora, nelle nuove cospirazioni, il tempo, possa giovare più te...? O forse le nostre scelte non hanno mai fatto bene a nessuno dei due? La consapevolezza di un futuro che non c’è, o, per lo meno, non c’è come lo avevamo immaginato e desiderato, ha lasciato immensi vuoti da colmare. Mi è sempre più difficile, per non dire impossibile, capire chi sono o posso/potrei essere per te: e forse, nemmeno tu lo sai.
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12/01/2005 21:51
La lettera di Justine (2/4)
Siamo più forti. Più complici. Più saldi nel nostro travagliato esistere. Io, con la ‘mia’ vita. La somma di tanti addendi e i conti, che non tornano mai. Tu, con la ‘tua’ vita, un nuovo spiraglio per una equilibrata serenità che stai cercando faticosamente di recuperare, posizionando i pesi a sinistra e destra bilanciando l'irrequieto equlibrio tra disperazione e indifferenza. Noi, con un nostro futuro ormai cristallizzato, perso dentro una galassia dal nome sconosciuto, ed un presente innegabile, tangibile, irripetibile a cui non vogliamo mettere la parola fine.
E’ così? Mi domando. Sì... è così. Mi rispondo. Tuttavia, accade di trovarmi, come oggi, faccia a faccia con situazioni nelle quali la mente rifiuta ogni ragionevole compromesso, i sentimenti dilagano, irrompono, incontrollabili e impazziti come le acque di un fiume in piena e gli argini al limite della tenuta. L’unico desiderio è ‘vivere’, viverti! Portarti lontano dal mondo e raccontarti come può essere dolce, bellissimo ed impagabile condividere con te anche la più piccola delle cose, uno sguardo rubato ai presenti, una piega del tuo viso che solo io posso scorgere, leggerti dentro a un pensiero e sapere che non ho sbagliato…
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12/01/2005 21:55
La lettera di Justine (1/4)
L’orologio del piccolo comodino affianco al letto segna le undici e quindici, dieci minuti avanti rispetto all’ora effettiva. Siamo entrambi consapevoli di questo artificio: piccolo dettaglio complice? Chissà. Rimaniamo immobili, incuranti del caldo e dell’umidità che gravano sui nostri corpi seminudi, gli occhi dentro gli occhi, dolcemente pervasi e stremati da un’emozione che mette i brividi. Sono stata ad un passo dal pronunciare quelle parole, ma, alla fine, non ho detto niente. Perché? L’ho domandato a me stessa, nell’immediato e in tutte le ore a venire. Ho consapevolmente soffocato ciò che d’istinto stava ancora una volta per scivolarmi dalle labbra: per timore, per pudore, perché? Eppure, c’è stato un tempo dove pronunciavo sovente quelle parole. Sarà che il Tempo ha cambiato molte cose, in meglio o in peggio, non voglio misurarmi in un giudizio ora. Comunque, ci ha cambiati. Sono portata più che altro ad affermare che siamo ‘cresciuti’, più consapevoli e certamente più disillusi verso gli aspetti da sempre oggetto del nostro comunicare.
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13/01/2005 20:08
Squilibri
Io t'ho fatto piangere
e tu sei fuggita via
ti ho rincorsa - stavo per chiederti scusa
ma tu m'hai detto: vattene. Tu m'hai fatto piangere
sono fuggito via
e tu mi hai lasciato andare
ti ho chiesto non abbandonarmi!
mi hai detto: non fare il bambino
ti ho gridato: allora vattene
mi hai risposto: vuoi che me ne vada?
ed io che t'ho implorato: rimani.
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14/01/2005 19:30
dimostrazioni
Se ripenso all’accaduto – mi chiedo – ma in fondo cos’è accaduto?
il fatto che io scriva di donne, non dimostra che le ho amate tutte…
il fatto che voglia rimanere distante, non dimostra che non desidero avvicinarmi a te…
il fatto che sia stato indifferente (alcune volte - nel passato), non dimostra che lo sarò nel futuro…
e se ti dico che è tutto differente ora… non ti stimolo neppure a credermi…
amare, affezionarsi… non è un passatempo per un perturbabile, non lo è per un’anima emotiva…
ci sono persone che desiderano emozionarsi, riprovano, tentano… i sogni aiuterebbero molto, ma ad alcuni non è più permesso neppure sognare…
quanto vorrei essere un idealista a volte…
il fatto che non ci capiamo, non dimostra che non possiamo rimetterci alla prova ancora una volta.
tentare... riuscire...
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16/01/2005 16:25
l'altalena
L’attesa brucia la pace l’assenza corrode l’amore... e aggiungo che è solo una considerazione personale.
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18/01/2005 00:47
il taccuino
Ho perso il mio taccuino è un taccuino rosso - fabriano - carta ecologica - quadratini dieci per quattro e grammatura duecento.
Ho perso il mio taccuino - non riesco a ritrovarlo - dove diavolo l'ho perso?C'erano degli appunti - disegni di matita - raccontavano di Celie - parlavano di Marlene - parlavano anche di Philip.Credo sia andato perduto a Parigi - credo sia caduto in quel bar - credo lo abbia raccolto Jinette - credo non conosca Bertrand.
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18/01/2005 08:31
Tattoo
E' come un ricordo; il tuo segno che indelebile s'infrange sul mio corpo. Ma io non ci riesco...
...Tattoo.
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19/01/2005 06:47
Strade di neve
Esiste un sentiero privo di intemperie privo di neve un varco agevole ma che non ci appartiene.
A noi spetta la via di tutti i giorni strade di neve critiche, untuose, perdute..l'itinerario su cui ci cronometriamo nei giorni grigi, nei giorni neri.
L’itinerario che ci distingue che discerne il nostro amore.
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19/01/2005 19:25
Cuore di neve
" Potevo andarmene senza lasciarle un segno? "
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22/01/2005 11:17
il caffé
Mi sveglio, preparo un caffé; si gela, il freddo del pavimento potrebbe salire lungo le tue gambe - se tu solo fossi qui, ma non ci sei e non ci sarai – dove sarai in questo momento?
Non ti immagino a casa (nel frattempo svito la moca) per me è rituale prepararmi il caffé di sabato mattina come per te lo è uscire da quella gabbia. Inverno, primavera, estate che sia… sei sempre corsa via, sarai uscita pertanto anche quest’oggi. Qualche volta penso che hai trovato un’altra casa, un altro letto, un altro uomo… un altro piacere, un’altra felicità… Sì avrai fatto bene, probabilmente; mi ritrovi talmente avvilito, che malgrado i miei impegni non sono riuscito e non riuscirò a darti serenità (l’acqua scorre, strofino il filtro, ripulisco la guarnizione)L’amore è differente dall’innamoramento; penso che l’amore si misuri nella quotidianità, nelle intemperie; (carico il caffè) l’innamoramento ha di per sé uno slancio che trascina, abbatte ogni ostacolo, offre sempre speranza, ma la speranza si consuma; è difficile da tenere in vita. (sbuffo, accendo il gas) Rifletto sul confronto; starai sicuramente bene con un altro uomo, perché con lui riesci a ritagliare attimi di illusione che con me sono ormai logorati - non credo lui sia migliore di me, lui non si è mai misurato nelle nostre battaglie – a lui è destinato il meglio di te – attimi facili – ore carnali – sorrisi – gemiti – istanti privi di turbamenti.
Metti a dieta i pensieri Bertrand. Il caffé è uscito, sentine il sapore in pace, è il tuo rituale, il tuo nuovo sabato mattina.
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22/01/2005 18:38
la camicia
è stata per anni nel mio armadio, non l’ho mai indossata, perché?
Abitudinario che sei…
Ed ora? Desiderio di cambiare?
Di vestire qualcosa di nuovo?
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23/01/2005 18:22
Lineamenti
Non dovrei tormentarmisu questo mondo inammissibilee elucubrare sentenzeper sentirmi più consapevolepiù giusto, più onesto.
Ti ho giudicataincalzandoti tra orticheistintivaimprudenteinconsapevolebugiardafinanche, infedele.
Ti ho stimatatenendoti per mano in questi annipenetranteposatacoscientesinceracoinvolta tra le righe delle mie rimeper di più, fedele.
Ti ho avuta tra acqua e rocce,ti ho baciata tra il sale e il dolce,perché nessuno di noi ha una natura sola.
Io ripudio l’odio, l’intolleranzacuro la mia nevrosie continuo ad amarti nella tua totale soggettività di donna.
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24/01/2005 21:59
Gli occhi di Bertrand
Renée: di che colore sono i tuoi occhi?
Bertrand: marroni
Renée: ah
Bertrand: i tuoi?
Renée: nocciola
Bertrand: quindi marroni?!
Renée: nocciola.. marrone è scuro
Bertrand: allora nocciola anche i miei…
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24/01/2005 22:59
Le mie labbra
E che colore hanno le tue labbra?
Hanno colore per urlare
e colore per vagire
per ridere e per giocare
hanno colore per mordere
e colore per ferire
per piegarsi
per scolparsi
hanno colore per sognarti
colore per baciarti.
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26/01/2005 19:57
Marlene
Dove sei?
Impigliata a quale ramo?
Caduta in un frangente
incapace e impotente?
Immobile e muta
nascosta segreta.
Dove sei?
Non cacciarti in un guaio Marlene…
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27/01/2005 20:49
la mer
une femme dans l'ombre a froid, une femme qui a froid attend faire jour
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29/01/2005 18:18
in silenzio
Penso, rifletto, invento, mi rifugio, sogno, progetto… spero… nel frattempo attendo…
in silenzio t’attendo.
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31/01/2005 08:47
Carnevale
- Singolare, che proprio in tempo di carnevale,
quando i più decidono di indossare la maschera,
noi scegliamo di rivelarci...siamo diversi... destinati alla fatica di una vita controcorrente
e sempre in salita. -
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01/02/2005 17:34
Metropolitain
Lui aveva trent’anni, una mano in tasca, un treno da perdere. Lei, ne aveva trentotto, il treno lo aveva già perso, ma non lo sapeva. Lui scendeva le scale della metropolitana; Lei le saliva. Lui la vide, lei lo vide, Parigi si fermò.
Lui accarezzò con lo sguardo i quindici denari di lucido nylon autoreggente che salivano al piano superiore. Scavalcò il mancorrente. Lei insieme alla testa e al treno perse le chiavi di casa. Non si presentò mai all’appuntamento. Le loro dita trovarono l’intreccio e i loro passi lasciarono impronte parallele nella neve del parco. Per un anno non uscirono dalla mansarda di rue St. Antoine, ma non se ne accorsero mai. Faceva freddo e faceva anche molto bohemien. Qualcuno portava loro piatti da mangiare e libri da leggere. Nonostante tutto mangiavano e con molto appetito. E tra un delicato amplesso e un virtuosismo stilistico, sfiniti di piacere, si leggevano a vicenda qualcosa, a volte persino durante, a riprova che le due cose non erano incompatibili.
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01/02/2005 20:27
Inquietudine
Gastrite da giorni della merla? Il caffè a stomaco vuoto di stamani? Un’ansietà che conduca a qualche intento? Quando finirà e da dove è iniziata? Ogni tanto tiro un profondo respiro, come per recuperare fiato, un alito d’aria – di vita – di fiducia.
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03/02/2005 01:35
Fragile
Fibre di memoria che volano, volano per uno sbuffo;
e un’indole che irrompe dentro me,
irrompe ad ogni mio respiro. Fragilità. Amputazione. Il mio distacco mentre sussiste il desiderio di mostrarsi e questo tuo silenzio quasi un indugio ragionevole che quieta.
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05/02/2005 17:19
Juliette (4/4)
Si sente bella e desiderabile. Ride di tutto questo. Ride e nel calore insopportabile di luci e corpi, sente il sudore scendere lungo la schiena come carezza. I capelli le nascondono il viso, si incollano alle guance e approfitta dei momenti in cui il suo ballerino la trascura per una serie di pasitos per scostare i ciuffi dalla fronte. Incrocia lo sguardo del suo bersagliere e non sa bene neppure lei con chi sta davvero ballando, non sa di chi siano le mani che guidano i suoi movimenti. Muove la sua gonna, muove il bacino lentamente, seguendo la musica, si abbassa a sfiorare le gambe del suo ballerino, per risalire il suo corpo.
Ci sono momenti di intermezzi di persone che ostacolano i miei occhi su di lei. Occhi addosso e liquidi attorno. Desidera che quella musica finisca e desidera che non finisca mai, ma fa troppo caldo sotto questo tetto, dovrà fermarsi prima di smembrarsi.
Difatti si allontana dalla pista e dal ballerino, quasi barcollando verso la sedia dove l’aspetta il suo bersagliere. L’espressione di lui è quella che desiderava, si accorge che non sono più neri i suoi occhi, bensì scintillano, scintillano come i miei in questo diversivo d’attenta osservazione. Ma è il momento di smettere di parlare per loro e per me quello di rimirarli. Lui la sta già accompagnando al parcheggio mentre le fa scivolare la giacca sulle spalle ed io non ci sarò più qui…
a vedere danzare Juliette.
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05/02/2005 17:25
Juliette (3/4)
E' arrivato il momento, è arrivato il ballerino che aspettava, quello giusto. Tra salseri, i convenevoli non sono necessari. Un lieve cenno ed è deciso, ballano. La musica è quella che voleva, le si legge negli occhi, proprio come se il destino abbia voluto aiutarla. Mormora qualcosa, gli avrà detto: - Faccio un ballo, mi aspetti? - Lui le avrà risposto: - Certo, vai - Juliette sa che il bersagliere la guarderà. Toglie la giacchetta, rimane poca stoffa a coprirla. Il rituale di avvicinamento alla pista: il cavaliere le tende la mano, la guida con l'altra posata sul fianco verso una zona della pista poco affollata. Conosce bene il suo ballerino, è bravo. Danzano uniti, pochi passi, poi il ritmo diventa gioiosamente rapido e non possono più continuare a vezzeggiarsi, devono dimenarsi e sudare… rincorrersi. La guarda: sì, è pronta, partono. La salsa è una battaglia, a volte… la sua battaglia.. la battaglia di Juliette. Quel ballo, non è con il suo ballerino, ma con il suo bersagliere. Sente bruciare i suoi occhi indosso, tra la carne, tra le pieghe, nelle intimità. Balla, si muove solo per lui, perchè l’ammiri, perchè osservi la sua danza, il suo talento, la sua tecnica.
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05/02/2005 17:27
Juliette (2/4)
Il suo bersagliere, ufficiale e gentiluomo, le porge qualcosa da bere. Non ha cenato, non ha fatto in tempo, voleva solo correre qui e l'alcool arriva sparato come la musica direttamente al centro del cervello. Juliette, che non si ubriaca mai. Lo fa ridere, lui la fa divertire. Gli occhi di lui sono caldi, le accarezzano di fuoco.
Sono seduti, scostati dalle enormi casse che vomitano note e spagnolo. Parlano. Parlano forse con pudore; l'anonimato delle loro telefonate notturne è dissolto ed ora sono finalmente un uomo e una donna che si scoprono.
Lui è affascinante e lo riconosce. Juliette è bella, ne è consapevole. Si sono incontrati per la prima volta solo pochi minuti fa e per la prima volta, da quando lei si è riscoperta d’essere donna, un uomo le trapassa l'anima e lo stomaco semplicemente avvicinandosi e posandole un tenero bacio sulla guancia. L'ha trascinato lì, sul suo terreno… - soldato qui sono io a comandare -
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05/02/2005 17:29
Juliette (1/4)
Bologna periferia, interno notte. Sulla pista da ballo alcune coppie fanno sfoggio delle loro abilità. Coppie di ogni genere: fidanzati, sposati, sconosciuti. Singles che si cercano, si sfiorano, si annusano. Belle, brutte donne seminude nella canicola del venerdì sera e uomini che si lasciano a sguardi spudorati. Juliette è al suo posto, nel suo ambiente, è forte. Comanda lei stasera. Il bersagliere è al suo fianco. Lei declina inviti ad unirsi alla bolgia salsera. Qualcuno le passa un improbabile biglietto da visita; ma no, non è ancora il momento per Juliette. Vuole che lui la guardi quando sa di essere più bella, più brava, più attraente di tutte le altre. Aspetta paziente, l'occasione giusta, sa che arriverà, non deve avere fretta.
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06/02/2005 17:41
un terzo di vita
Cosa c’è dietro questa porta?
Oltre le mura dove ho covato sfiducia dove ho desiderato che la vita potesse cambiare
Cosa c’è fuori? Cosa mi attende? Cosa spero di trovare?
Dove porta questa soglia?
È un’entrata oppure un’uscita?
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09/02/2005 09:31
retrovisore
mi manchi perché non ti ho
perché non ti ho mai avuta
e forse mai ti avrò...
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10/02/2005 08:57
nodi
Renée: non dare per me è togliere...Bertrand: e per me 'pretendere' è amare se stessi
Una persona può amare il prossimo meno di se stesso - allora è l'egoista, l'arraffone, il capitalista, il borghese, colui che non sarà mai pronto a compromettersi per amore sul mondo e per quanto accumuli ricchezza interna e potere non avrà mai serenità, perchè le gioie dell'anima gli saranno precluse. Oppure uno può amare il prossimo più di se stesso - e sarà un povero diavolo pieno di complessi di inferiorità, bramoso di amare ogni cosa, sanguisuga di altre personalità e tuttavia pieno di rancore, di autofragellazione, vivrà nel vittimismo.. nell'inferno che si riscalderà ogni giorno. Invece l'equilibrio dell'amore, il saper amare senza restare in debito da una parte o dall'altra, questo amore per se stessi che non è rubato a nessuno, questo amore per l'altro che non castra e violenta il proprio io! Il concetto di ogni serenità d'amore sta in questo. Avere la capacità di compromettere se stessi per un'altra persona e allo stesso tempo ricevere compromessi anche dall'altro. E' come un dare senza pretendere sentendosi ogni giorno appagati di nuovi doni. La saggezza è così semplice, è stata enunciata e formulata da tanto tempo in modo così preciso e inequivocabile. Ma perchè ci appartiene solo di quando in quando, solo nei giorni buoni, perchè non sempre? E perchè solo ad alcune persone?
Cognizione.
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10/02/2005 21:29
Elisa
Carlo è un giovane fotografo di talento, troppo umile per essere di fama; ma il successo non appartiene mai all’arte. Elisa è una fotografia sospesa - trafitta da una puntina. Nulla... lei, sconosciuta... Io, medesimo.
M’incanto… e divento un ritratto fermo anch’io.
Chi è Elisa? Carlo mi racconta che è stato il suo primo scatto, dice di avere nostalgia; non chiedo altro.
Posso prendere questa foto Carlo? Che devi farne Bert? Voglio fermarla sul mio diario.
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11/02/2005 21:05
va bene così
Va bene così… ma ti cade una lacrima.
Va bene così… ma tu non respiri,
ingoi parole e mordi il rossetto.
Va bene così… ma mi fissi con gli occhi,
ti rovini lo smalto
pensando: – non lasciarmi Bertrand –
Va bene così… ma hai paura di domani.
Va bene così… va bene così…
Va bene così… ma vorrei baciarti,
ma vorrei svestirti, vorrei ancora amarti...
...ma va bene così.
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13/02/2005 16:29
L'ultima volta con Justine
Circa un mese fa, mi ritrovo con Justine. Avveniva di domenica mattina, io giravo per casa in pigiama. Sentivo la porta che scattava, solo lei aveva una copia delle chiavi. Indossava una pelliccia nera, scarpe con tacchi. Furtivamente, posava la borsetta correndo come una ragazzina in camera da letto. Una scia di voce, sorridente che diceva: ho freddo.
La seguivo, trovandola distesa coperta ancora…
– togliti la pelliccia Justine – – toglimela tu –
Cercavo l’orlo del visone, lei era appoggiata con i gomiti sul letto, giocava con una gamba tra le mie… aprendole la facciata mi accorgevo che addosso aveva solo biancheria intima. Senza slip, reggicalze, autoreggenti… imprevidente pensavo, eppure mi aveva avvisato: - guarda che lo faccio, lo faccio sul serio – ma quando mai l’avevo presa sul serio?
Quando era così, Justine… diventava primitiva e lo diventavo anche io, desiderava solo essere ghermita come un animale…
- Ti piaccio? Come ti sembro? – - Lo sai cosa mi sembri? Una prostituta… - - Sono la tua puttana Bertrand… scopami…! -
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13/02/2005 20:16
se... se...
Desidererei ancora scriverti,ma se ti scrivessi, dopo, mi assalirebbe un differente desiderio...il desiderio di chiamarti,
ma se ti chiamassi, dopo, mi investirebbe un secondo altro desiderio...il desiderio di vederti,
ma se ti vedessi, dopo, mi prenderebbe un altro desiderio ancorail desiderio di toccarti,
ma se ti toccassi, dopo, mi coglierebbe un aggiuntivo desiderioquello di baciarti,
ma se ti baciassi, dopo, mi coglierebbe un nuovo desiderio...il desiderio di amarti,
ma se ti amassi, dopo, mi coglierebbe un ultimo desiderio ancoraquello di vivertidi viverti sempre.
Capisci ora perché rimango indolente?
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14/02/2005 15:06
senza titolo
...senza parole...
...senza amore.
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15/02/2005 14:44
ricucire
Foglio bianco e il cursore che lampeggia, mi viene da sorridere, lo so, è come un pianista che sta per mettere le sue dita sulla tastiera, le affonda… le fa vivere… le comanda… Ma è carta da lettera (m’incanta immaginarla così) immobile sotto un vaso d’inchiostro; ed un calamo pronto a stilizzare un ricamo. Come il giorno in cui lavoravi con l’ago, correggevi un’asola, ricucivi un bottone, io in piedi con un polso voltato, ti guardavo, m’hai punto - ho gridato… lo avevi fatto di proposito? Non farmi male, te ne prego… non farmi male tu… tu che mi suggestioni, tu che mi pensi in ogni angolo, tu che mi sorprendi in ogni attimo, tu che mi elogi, tu che mi desideri. Facciamoci del bene.
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16/02/2005 12:03
incontri, scontri e confronti
Siamo simili e per questo lottiamo, ci scontriamo, discutiamo senza percezione…
Tutti i contatti di una vita, in realtà, implicano un confronto, spesso con se stessi o con l’equilibrio che appartiene agli altri. Un confronto che può portare ad un desiderio di capirsi, di conoscersi… di sentirsi uniti da un sentimento.
La carezza è segno di un incontro solo se è penetrante, altrimenti è cammino di superficie, effimero, vago, appunto un’incontro superficiale e servirebbe solo a rimuovere la polvere. Ripenso alla lotta tra Giacobbe e l’angelo, c’è un quadro alla stazione di Parigi, raffigura l’angelo Prometeo e Giacobbe in una posizione che somiglia al tango. Giacobbe lotta contro l’angelo per giorni e giorni, è consapevole che può sconfiggerlo e invece alla fine si arrende e comprende che non potrà vincere, perché l’angelo è se stesso – possiede la sua forza – possiede la sua abilità…
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17/02/2005 07:38
il guanciale
Nelle notti dove vorresti non stare ‘solo’, abbracci il guanciale, lo metti di traverso ad occupare l’altra metà del letto. Quanto sei ridicolo. Pensi che sia una donna, un'amante, un’amica… una femmina..
E non è una di quelle donne impossibili da tenerti accanto, non un’attrice di successo, una donna vista per strada o su cartelloni pubblicitari, né tantomeno una collega di lavoro che possa richiamarti a se o una femme fatale; bensì, nella tua illusione, deve sussistere una donna che potresti evidentemente avere, una donna che ti abbia svelato lo stesso desiderio o che ti abbia persuaso di una simile evidenza: quello di dormire accanto a te. Devi calzare questa certezza come se il desiderio sia legato ad una speranza possibile, realizzabile… e non ad un inefficace ideale. Spesso quindi, per questo motivo, per questa severa discriminante, rimani in ogni modo solo… ed il guanciale si impegna con te solo per le sue ordinarie utilità.
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17/02/2005 14:27
ho pensato...
Ho ripensato agli equilibristi. Questo è un momento da equilibrista, una situazione incerta che non so sostenere - qui o si cade o si torna indietro; ora al centro le oscillazioni sono più forti e non c’è rete sotto di noi… Sono tutti con il naso in su… a guardare questa acrobazia da folli…
Ho pensato che hai i miei stessi pensieri…
Ho pensato di amarti…
Ho pensato di lasciarti…
Ho pensato di poter dimenticare…
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18/02/2005 09:27
l'attesa
"Le persone hanno dimenticato come si desidera, consumando il tempo e distruggendo l’attesa, nessuno è disponibile a dare tempo al tempo, tempo a tutte le cose..."
c’è chi non esaurisce
chi non vuota, ma riempie
chi ha necessità di sospirare
chi sa attendere
ma c’è anche chi usa, chi consuma
chi violenta, irrefrenabile, con irruenza
chi pregiudica, chi presume
chi osa, s’azzarda.. reputa… arroga diritti…
chi urla, chi proclama,
chi non ascolta,
chi non ascolta mai dentro te.
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19/02/2005 15:12
Neo e Renée
C’era uno chalet e un husky con gli occhi cobalto. Si chiamava Neo, aveva un puntino di pelo nero vicino al muso. Neo mostrava i denti, quando qualcuno, con irruenza, gli si avvicinava - per sua indole si difendeva. Molti affermavano che fosse un cane pericoloso; io avevo sempre sostenuto che si agguerriva con tutto quello che non conosceva, con tutte le persone che gli si avvicinavano con diritto di protrarre una carezza senza accorgimento alcuno.
Renée riuscì ad avvicinarlo. Ci impiegò del tempo, ma era paziente. La sentii gridare più volte – vai al diavolo – e più volte vidi Neo tendere la catena in scatti e ringhiate di nervosismo. Non ho mai compreso perché Renée, tutte le mattine, ritentasse nuovamente. Poi una mattina la vidi vincere. Riuscì ad accarezzare Neo e lui si lasciò accarezzare. Sorrisi perchè la gente comune osservò come fosse avvenuta qualche stregoneria. Quando ce ne andammo, Neo se ne accorse. Pianse e Renée non scostò facilmente lo sguardo dal retrovisore. Ancora oggi quando guarda dallo specchietto della sua auto, ricorda Neo dimenarsi.
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20/02/2005 19:07
la sincerità
le persone non sono sincere perché altre manifestano impulsività
si crede nella ragionevolezza ma si cede all’inclinazione inconscia
inclinazione fatta di fraintendimenti facili errori, preconcetti, supposizioni antecedenti alle riflessioni
come è possibile giudicare la vita di un uomo in una manciata di parole senza espressione?
allora diamo importanza alla cautela altri all'apparenza
uomini e donne che ingannano traendone profitto
ed altri
che rimangono sinceri a se stessi e al prossimoricevono solo ingiurie e imputazioni illegittime.
e proprio coloro che difendono la sincerità spesso si scoprono ad essere i primi a biasimarla.
benvenuti nel fantastico mondo delle parole.
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22/02/2005 10:13
una vicina di casa
La mia vicina di casa era Mèlie. Mélie aveva un – non so che – di asessuato, forse qualche sconosciuta parentela con me. Ci intendevamo io e Mélie, mi conosceva prima ancora di essermi presentato.
Mi somigliava perchè era elusiva, inafferrabile..ma faceva ragionamenti inequivocabili...
Di Mélie mi piaceva il suo sorriso serio, appena accennato, mi piacevano le sue labbra, le sue foto in bianco e nero. Ho sempre pensato che ci fosse dell’intesa – almeno artistica.
Cos’era la vergogna Mèlie? Cos’era il pudore? Cos’era la contegno? È l’indecenza Meliè… cos’era?
Una sera si addormentò sul mio divano, le stesi sopra le spalle un plaid Bassetti fantasie occidentali.
Il giorno dopo partì.
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22/02/2005 12:49
Les jambes des femmes
Le donne affascinanti e sicure della loro bellezza camminano veloci, attraversano le vie del centro con un passo da marciatore. Avete mai notato che l'andatura lenta e' quella delle amanti di mestiere? E' il movimento rapido delle gambe che contraddistingue e dona fascino al gia' di per se perfetto corpo femminile.
D'estate il numero delle ragazze per la via aumenata a dismisura, e questo mi porta a credere che la donna sia un animale per lo piu' estivo. D'invenro resta appartata, nella sua tana, in letargo. Ogni tanto qualcuna fa capolino avvolta in un cappotto o in un impermeabile ma veloce scompare per gli stretti vicoli della vecchia capitale. Ma d'estate, la donna sboccia come un fiore. Migliaia di gambe, camminano frenetiche chissa' dove e chissa' incontro a chi, e finalmente si torna a respirare.
Io amo le donne. Tutte le donne, belle, brutte, formose, gracili , alte e basse, more, bionde, rosse. Una donna puo' essere oggettivamente brutta ma avere un'impeferzione che ai miei occhi la rende bellissima. Cosi', un eccentrico fondo schiena, una dentatura imperfetta, un seno piccolo, un leggero strabismo sono elementi di grande fascino se portati nel modo giusto. Ma una cosa, la mia donna deve avere: camminare veloce, da sola, inseguendo una meta o solo per scoraggiare i corteggiatori lenti e noiosi...
"Les jambes des femmes sont des compas qui arpentent le globe en tous sens, lui donnant son harmonie et son équilibre"
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23/02/2005 12:41
anime sole
abbiamo camminatocome fossimo stranieri, distinti, taciturni, neutrali;ci siamo seduti di spallesu panchine riverberate, senza voltarci mai;siamo riusciti a telefonarci ma senza proferire vocabolo alcuno;abbiamo avuto la forza di tenderci la mano in un vano interamente scuro;ti ho recapitato lettere vuotecon gocce sparse del mio profumoe mi hai spedito un bottone del tuo grembiule giustificandoti di averlo perduto. La vita, i sensi, i corpi… sono solo un mezzo, un cammino spesso incompleto, per far lambire due anime sole.
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23/02/2005 14:31
est.. ovest..
“torniamo alle cose serie”
Tutto era serio tra di noi.
Avevo contato che tu potessi lottare ancora per me - per noi. Innegabile, era del tutto lecito sognare, come era del tutto legittimo sperare ancora… mi arrogo anche io il diritto di sputare una sconsideratezza: gli avevi dato un alito d’odore, ora gli dai anche una tua voce, presto riserverai per lui anche il tuo amore (o lo hai gia fatto).
Tu sogni ad ovest Justine. Non mi resta che andare a sognare ad est.
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24/02/2005 08:47
conoscenze
- Ma quante donne conosci Bertrand? -
Ma cosa significa conoscere tante donne? Le mie conoscenze sono per lo più cinestetiche;
gli odori di una donna, le loro voci, gli sguardi esitanti, i turbamenti, le movenze esili, un tocco, anche se marginale, accidentale.. può scatenare un’emotività cinestetica dentro di me… dunque sì - posso pertanto affermare di conoscere quella donna - anche se nella consuetidine dovrei accettarla come una donna inesplorata - spesso inesplorabile.
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26/02/2005 16:07
ti telefono...
Il telefono suona libero, la lavatrice centrifuga, la televisione è accesa …e tu non rispondi.
Dopo un’ora il telefono suona libero, un aereo sfreccia in cielo, un brano suona ad alto volume …e tu non rispondi.
Due ore più tardi il telefono suona libero, una doccia che scorre? urla intense su un tenuto amplesso? …e tu che non rispondi
e mi viene da piangere.
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26/02/2005 20:32
Autocommiserazione
Renée: - Bertrand! Non ti sembra di peccare di troppo vittimismo? -
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27/02/2005 17:20
cambiamenti
C'è stato un tempo in cui desideravi, un tempo in cui pretendevi, un tempo fatto di pagine vuote e di parole mai dette. Ora che scrivo per te mi accorgo, sconsolatamente, che non ha più rilevanza alcuna. C'è stato un tempo... c'è stato un uomo che non ha saputo dare valore a quel tempo... ed una donna impaziente, ma incatenata ai più solidi e stimati sensi di colpa. C'è stato un tempo... ora c'è solo un rimpianto.
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01/03/2005 09:34
ed io tra di voi...
Lui di nascosto sorride a te tu parli forte chissà perché lui ti corteggia malgrado me tu ridi troppo hai scelto già.
Ed io tra di voi se non parlo mai ho gonfio di pianto il cuore ed io tra di voi da solo vedrò la pena che cresce in me.
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01/03/2005 21:41
il tuo cammino
Ed ora te ne vai… te ne vai per la tua strada.
Te ne vai e non ho più forza di fermarti; tuttavia mi è rimasto il desiderio ancora d'amarti.
Te ne vai e non ti tengo, né ti sostengo.
Te ne vai... è un caso chiuso.
Ti volti ancora e fai finta di sorridermi; ti volti ancora e cerchi di allettarmi, poi guardi avanti e prendi a lamentarti. Te ne vai e hai già gli occhi sopra, già ti fiutano, già ti corteggiano (forse già ti amano e tu permetti loro d'amarti già). Ma io che diritti ho di soffrire? Non ho più diritti sul tuo corpo, non ho più diritto di essere geloso.. no, non ho più diritto alcuno.
Non ho più diritti - perché tu non sei più mia.
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02/03/2005 23:16
dimenticare
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06/03/2005 18:54
poesia
un posto vuoto / un viso di riflesso
rilievo di un fianco in bianco e nero un raccordo buio impronta sulla tua schiena
esterno sole / interno opaco
uno straniero che passa tu che chiudi l'imposta; ma io senza di te, poesia, non ci so stare.
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08/03/2005 09:09
otto marzo
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08/03/2005 11:59
il nastro
tira questo nastro sciogli questo nodo ritorna a sognare…
ma ho mani che tremano e un cuore terrorizzato
concedimi di slegarti piano piano.
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09/03/2005 15:31
Lasciami in pace
La tua violenta impulsività – il mio severo distacco – le tue necessità – il mio disimpegno a soddisfarle. Non ha funzionato. Tu pretendi attenzione, io non regalo impegni. Tu legittimi l’amicizia, io la vivo con tranquillità. Tu dici di volermi bene, invece mi reclami. Accettare significa amare, pretendere significa ‘amare solo se stessi’.
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10/03/2005 00:18
vieni a scrivere da me
Che sia poesia, che sia un racconto… che sia un romanzo, che sia anche una pagina vuota priva d‘idea – concediti comunque un spazio nuovo. Vieni da me… A dispetto di tutto, c'è una donna si sente comunque sola e percepisco che lo sei similmente anche tu. Vieni a scrivere da me Bert... non costa nulla e rimborsa molto. C’è un habitat che non hai visto mai, odori nuovi, nuove attenzioni; una fautrice che non hai conosciuto realmente, su cui potresti (perché no) ottenere spunto. Ti farò trovare un tavolino di legno su cui lavorare e matite temperate, so che ti attrae il legno vivo, ci liscerai la mano prima di iniziare. Ti preparerò un buon caffè con la moca e un biscotto nel piattino scelto attentamente all'interno di uno scaffale di sapori. A pranzo preparerò riso Basmati e un tagliere di formaggi con miele; in cantina sceglierò la migliore bottiglia di vino rosso, fruttato, amabile. Berremmo e sarò euforica per tutta la giornata come una ragazzina. Ti osserverò di nascosto, concentrato, quel viso d’intelletto, serio, un filamento di sorriso di tanto in tanto; aprirò e chiuderò stanze, lavanderia, cucina, come per nascondermi… ti guarderai attorno, mi cercherai, mi chiamerai, mi troverai gironzolando per casa. Mi sentirò serena, protetta, scortata. Potrai farti un bagno caldo, potrai usare il mio accappatoio; ceneremo assieme e ti preparerò il divano letto… dai! non te ne andare, dai! fermati Bert... so che di te mi posso fidare, fidati anche tu di me.. te ne prego… Troviamo affetto Bertrand, sono sicura non costa nulla e rimborsa molto.
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13/03/2005 15:44
Dejavu
Non ho ben chiaro, fosse un sogno, un delirio, un presagio. Mi sveglio presto e con impazienza, neppur il tempo di far correre l’acqua calda della doccia – rasati domani Bertrand – L’ho sognata che tornava al rifugio, tra un mazzo di chiavi vi è ancora quella che apre il nostro spazio clandestino. Mi sento d’essere veggente e di avere un presagio?
Le ruote sporche di fango, salgo, inserisco la chiave... Le ruote sporche di fango, salgo, inserisco la chiave... Dejavu
C’è una macchina d’epoca con un numero 6, mi accorgo di una mostra d’auto. Che strano giorno, sono sveglio o sto sognando? E dove sto andando?
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13/03/2005 15:51
l'arrivo
Scendi sul lago; sono seduta su una panchina davanti ad una barca di salvataggio. Sono sicura, mi riconoscerai.
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13/03/2005 16:09
il pranzo
Faccio precipitare cenere in terra, mentre tu la sostieni per minuti in bilico alla tua sigaretta. Disattento Bertrand – a che pensi? Con eleganza ti scomponi, ti innalzi, disunendo le gambe… ti prolunghi oltre il tuo metro e settantaquattro per prendere il posacenere sull’altro tavolino; non c’hai pensato Bertrand? Hai le gambe scoperte ed io che continuo a fissare la scritta Sammontana – i gelati all’italiana.
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13/03/2005 16:20
benessere
Che pensi? Non penso Bertrand.
Se fosse un giorno sarebbe davvero distinguibile da un sogno? Se fosse un sogno sarebbe davvero emotivo quanto un giorno? Che sia un accidentale dejavu, una chimera ripercorribile… e partirei ancora per chiudere gli occhi o per schiuderli nuovamente... vederti... vedere che nulla è un caso; quel che davvero si smania presto o più tardi, s’avvicina.
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14/03/2005 17:11
assorto
perchè amore è tutta gioia… e tutto dolore perchè amore è tutta illogica... è tutto vigore
sebbene sai che sarà errore a dispetto delle paradossali limitazioni l'amore avrà forza più grande governerà le nostre azioni, le nostre scelte…
ci credo nell'amore, ci ho creduto da sempre... ma allo stesso tempo sono davvero stanco di penarne; mi viene d'affrontare tutto con più ragionevolezza, con maggiore imperturbabilità. So che mi negherò molto, ma so anche che nel momento attuale, non posso tentare un nuovo volo acrobatico... no non posso permettermelo… e rimango assorto ancora un momento.
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15/03/2005 00:48
chiedo a Marlene
Bertrand: Pronto Marlene?
Marlene: Ciao Bert, come stai?
Bertrand: Senti Marlene, quand'è l'ultima volta che hai davvero sentito di amare un uomo?
Marlene: Tanti, tanti anni fa...
Bertrand: Grazie Marlene, ci risentiamo, buona serata.
Marlene: Bert ma che hai? Stai bene?
Bertrand: sì, bene.
Marlene: ummm, qualche pensiero ti frulla nella testa.
Bertrand: Quando mai non mi frulla un pensiero nella testa a me..
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15/03/2005 10:15
colazione
Colazione al bar con Justine, le squilla il telefono, tre chiamate nel corso di quindici minuti.
Ha quell’aria eludente, la stessa che riportava al marito quando conversava con me al ricevitore.
- Come? Sì… Sì… No… Forse…. Eh Sì…. Direi….. -
La conosco come le mie tasche questa donna; inutile che cerchi di essere così schivante, con molta probabilità conosco anche il tuo interlocutore – sarà Giovanni?
Che stupido che sono.
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16/03/2005 15:46
l'amicizia
Non ha controindicazioni, è lì dove tutto è sano e nulla è storto, è dove non si porta pretesa alcuna, ma si manifesta solo armonia di sussistere, di esserci limitatamente nel tempo e nello spazio che ci unisce o che ci separa, pazienti, tenaci, vivi. Ed è tutto da scoprire, la ricerca d’affinità corrispondenti o dissonanti; non c’è mai uno che cede forzatamente o uno che trascina o s’impone; si va avanti con talento e passione come fosse un libertango di Piazzola. Sarebbe presuntuoso trovare sintonie solo se simili, l’affinità sta nel tollerare l’individualità dell’altra persona… sta nel cedere e nel trovare un punto d’incontro evitando punti contrastanti - eludere l’assoluta prepotenza, l’affermazione isterica delle proprie idee, di certo sempre troppo indiscutibili. Tutti abbiamo delle certezze, solo i deboli non ne hanno; noi che siamo caratteri forti ci aggrappiamo rigidi alle nostre certezze, ma siamo in grado allo stesso tempo di metterle a confronto. E’ la cognizione e l’inclinazione a saper cedere alla ragionevolezza o al sentimento sempre nel minuto più opportuno, senza tagliarsi, senza ferire l’altro/a…Rendimi complice, non importa di che natura sei, vorrei sondare il tuo mondo… e cedi alla tentazione di apprendere il mio universo. Dimostriamoci sereni, perché è quello che amo (ami) in questo tempo, non riapriamo ferite sterili, non cadiamo in litigi e guerre senza valore, abbiamo già vissuto di scontri, e sebbene ne siamo usciti finanche vincenti… per una guerra fronteggiata, non ne è davvero mai valsa la pena per le ferite che riportiamo tuttora.
Dunque me lo concederai d'esserti amico?
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17/03/2005 19:22
la valigia
Sul divano di casa, c’è una ventiquattrore in pelle nera, la combinazione è sei, uno, due... l’ho aperta ieri sera. Conserva fotografie, annotazioni, fogli disseminati, lettere spedite mai, altre ricevute... un fazzoletto Tempo ancora imbevuto di profumo, un biglietto del treno mai obliterato. Carta del fornaio con su scritto 1990; così giovane, righe di poesie senza rime, errori sintattici e punte di matite stemperate. Negativi mai sviluppati da osservare in controluce, uno scatto bruciato, cartoline bagnate durante il viaggio, finanche un pentagramma mai suonato.
La mia prima poesia - Carla... e Silvie dove se n'è andata? Yasmine so che si è sposata... di Marion non ho più saputo nulla. L'albicocco lo avranno abbattuto, non fiorirà più; non sono più salito sulla Giara, non sono più tornato a quella locanda in Val D'orcia, non l'ho più cercata, né mai più lei ha cercato me. Vuoi tentare di ritrovarti in questo subbuglio d'emozioni Bertrand? E' vero... qui dentro c’era un uomo che sapeva desiderare... è vero...
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18/03/2005 17:50
Primavera
ma….è presto, troppo presto… e quell’irritabilità che lei a differenza di me ne sia già capace… intanto che vivo nella preoccupazione di ledere persone, queste che si stringono emotivamente; io non riesco più a desiderare… intendetemi - mi comporto con indolenza, continuo a frugare ovunque per cercare delle emozioni… e voi che rovistate nelle tasche per ottenerle da me… Dimenticare certi pensieri… trovarne di nuovi, che non portino lesione a nessuno… non è facile. Ma infondo tu non hai arrecato pretesa alcuna… Sarà normale che mi preoccupi anche per te? Forse sono solo troppo onesto.. e ultimamente anche molto ossessionato… … trascura le facoltà mentali Bertrand… perché sono loro radice di ogni tuo disagio.
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20/03/2005 19:24
Green House Hotel
Ancora una volta ti ritrovo di fronte, non è un incrocio andante come tanti altri, non stai attraversando sulle strisce pedonali. Davanti a me, si ripresenta un'insegna dopo otto anni; Green House Hotel.
Non mi sono mai documentato in che parte di Milano si localizzasse, eccolo… è li, ci capito per caso andando in tutt'altra direzione. Mi ritornano in mente quei tre giorni. C’erano scie lucenti di automobili dietro gli alberi. Ricordo che poggiavo i gomiti sulla ringhiera di ferro, poco piegato, passavo una mano sul viso stanco, dopo ore che facevamo l’amore. Ricordo le scarpe slacciate, i pantaloni neri con la cinta allentata. Ricordo le ombre dei tuoi movimenti su di me... quanto mi hai amato, quanto ti ho amata. Ricordo che avevi tolto le lenti e che per la prima volta ti vedevo portare gli occhiali. Ricordo il ciondolo che mi avevi regalato... non ti ho mai raccontato che me lo rubò una sconosciuta in un locale a Roma; si abbracciò con insistenza a me, la musica era alta ed io ero ubriaco. Mi penetrò con le mani sul collo parlandomi in un orecchio. Che stupido, me ne accorsi il giorno dopo facendo la doccia. Ti ho invece detto che era caduto nel sifone del lavandino… e ho mentito.
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21/03/2005 19:32
quattro passi?
Ah sì… Ci sono momenti che ti trovi a scrivere di getto… momenti come questo..
Ti invito a fare quattro passi in piazza, ma si uniscono a noi anche gli altri... tra questi anche lui. Non me lo fai di certo apposta - non ci pensi mai tu a quello che mi fai; ti prendi con lui sottobraccio, parli con lui, gli sorridi e chini il capo sulla sua spalla.
Eppure ti ho invitata io… eppure siamo stati otto anni insieme, eppure mi amavi, eppure...
ma fa nulla Justine... passeggio da solo... le mani in tasta... a due metri dietro di voi.
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22/03/2005 21:58
Carla
E' forse adesso che comprendo ora che le luci sono spente e la musica è finita ora che non sei più qui in ballo tra le mie braccia ma sei a casa tua ed io a casa mia quando ti ho vista andare via così senza un mirato saluto mi è dispiaciuto ed ora che me la prendo per ogni secondo perchè mi accorgo in fondo di non averti mai conosciuta mi rattristo e rifletto...
rifletto sul perchè tu presto mi dimenticherai sul perchè io non ti dimenticherò mai.
(1994)
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24/03/2005 13:18
irragionevole
Dicevo: - conosco benissimo questa donna - eppure...
Eppure... non avrei mai potuto prevedere di vederti giungere verso di me per presentarmi 'Giovanni'. Pazzesco… tu sei irragionevole Justine, ed io sono troppo afflitto.
- Perché? Dove ti ho mancato? Io mi sto rifacendo una vita Bertrand, tu mi hai lasciata… -
Non pretendo che tu mi ami, pretendo che tu non mi ferisca. Tu conosci bene i miei punti deboli, perché continui a provocarli?
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24/03/2005 19:02
Pasqua
il film lo avevo lasciato sul tavolino, lo hai dimenticato li come hai dimenticato tutto il resto.
Parto per Roma... avrei voglia di rimanerci e di non tornare mai più...
Buona Pasqua - cerca di stare bene.
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30/03/2005 17:46
rosso
Ti arresti e fai un passo indietro; osservi la vetrina e il tuo viso è di rimando… mi trattieni per un braccio e mi confidi:
- non ti ho detto ancora di me che amo il rosso. -
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31/03/2005 16:01
scatto
peregrinando per le vie di Roma riservami uno scatto Bertrand ed io sarò certa che stai pensando proprio a me… solo a me.
ed io ho girato per un giorno intero trovando quest'istantanea per te...
solo per te.
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31/03/2005 16:48
dissociazioni
Quella sagoma in controluce lasciava tutto alle impressioni;
Ora dici di sentirti derubata. non era il nome.... non era un'immagine.... era un suono...
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02/04/2005 11:55
immaginandoti
Immaginarti a cavallo di un fremito per essere rubata al desiderio di un attimo. Impossibile regalare altro tempo ai vincoli portati; cerniere, cinture, lacci ben congiunti che non frenano in ogni caso il tuo avanzare sicuro.
Ti avvicini vestita e con il pensiero ti ritrovi denudata in un attimo.
Sollevi la gonna, immobilizzandomi con occhi; non hai più riserbo alcuno, svincolata dal riguardo, briosamente sottomessa ai sensi. Un placido sorriso a labbra semiaperte, non dissuadi più lo sguardo altrove intimidito; ora mi fissi, ora mi cerchi, ora mi vuoi.
Vuoi che io ti ammiri, mentre avanzi con le mani lungo le colonne nivee a cavare il lembo della tua biancheria, per calarla gradualmente, senza fretta alcuna.
Ma ad assecondare quel tessuto ricamato, la tua gonna, crolla, come un sipario su un primo atto, senza rivelare l’epilogo smaniato…
E' così che rivedi il finale a riprova della tua infallibile direzione artistica - ti avvicini nuovamente e in ginocchio, seduta sul mio corpo, innalzi il sipario lentamente, ancora una volta...
...ora sono spettatore in prima fila.
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05/04/2005 00:36
Pizzeria d'asporto
E’ comparsa solo per quella sera, poi non l’ho più rivista. Scarabocchiava disegni calcando su un tatuino a quadretti, tre/quattro pagine dopo le ordinazioni. Era soprapensiero, aveva smalto rosso graffiato, forse era innervosita. Io arrivai davanti al bancone, sollevò lo sguardo spicciandosi di ritrovare la prima pagina. Un sorriso… – Mi dica? –
Mi vergognavo ad ordinare la mia solita pizza - la Messicana, un intruglio di fagioli, pepe, salame piccante e peperoncino… come poteva un uomo come me… ad una donna come lei… – una Margherita –
Un appunto, uno strappo… poi via fuori, ad accendersi una Diana di giustificazione. Teneva il pacchetto nella tasca destra del grembiule, l'accendino in quella sinistra, e sotto teneva delle gambe bianche.
Aspettai sulla panchina interna, oltre la vetrata, lei sulla panchina esterna al di là della medesima. Ci separavano due centimetri di vetro piombato, antiscasso, con fette di pizza adesive, mozzarelle fondenti. Se non fosse per quella lastra di vetro, la mia schiena avrebbe poggiato sulla sua, i suoi capelli neri avrebbero gravitato su la mia spalla sinistra… non mi voltai per tutto il tempo. …poi il telefono della pizzeria prese a squillare…
– Adriana rispondi tu... ma dov’è? Adriana.. Adriana…! –
Ma chissà che fine ha fatto Adriana...
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05/04/2005 12:50
Arte
Ecco quale è la mia pena e allo stesso tempo la mia felicità: non riuscirò mai a accondiscendere ad una fascino femmineo in maniera abituale e planetaria. Qualsiasi meraviglia, che si trovi in un in una donna, in un suo gesto… io devo stemperarlo, riscoprirlo ad occhi chiusi, devo necessariamente ricostruirlo “artisticamente”.
Come se una realtà tangibile, un corpo, un’essenza, l’etere o la natura entrassero in un canale comunicativo con me, come se si ricercasse un involontario processo di comunicazione al quale posso solo “rispondere”.
Per questo tendo a ridefinirne i particolari, trovare le giuste sfumature di carboncino, rime di parole o toni armonici…
Per questo tendo a commuovermi, a scuotermi… ad avvicinarmi, a parlarti, a cercarti… desiderarti, a scrutarti, a frugarti… perché anche Amare è un’arte instancabile…
…perché la mia gioia è comunicare con la vita…
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06/04/2005 19:12
telefonata delle diciannove e dieci
- hai trovato Bertrand la serenità che cercavi? -
Sostieni che sia difficile talvolta trattenere le emozioni… hai perfettamente ragione, è proprio per tale motivo che stento a trovar pace. Ci sono emozioni che fanno tuttora male, emozioni di cui non hai colpa alcuna, emozioni che rifiuto… emozioni più paragonabili a turbamenti stomachevoli che a gradevoli commozioni.
Sono in uno stato di totale contraddizione, inconciliabile. Vorrei essere partecipe della tua vita, restarti accanto, allo stesso tempo vorrei non sapere più nulla di te e gridarti: sparisci! Sparisci dalla mia vita una volta per tutte...
E tu… che vorresti rendermi partecipe, ma l’effetto finale è che rimani avversa, estranea… non sai che strada prendere e alla fine vai a sbattere contro il centro della carreggiata.
Insomma, stasera uscirai con lui, non ne conosco i dettagli, posso sono intuirli... Buon divertimento.
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07/04/2005 10:26
Ignazio
Bertrand: hai un compagno?
Malù: no, preferisco essere sola veramente… che essere sola in due.
(silenzio)
Bertrand: …e poi…dai che non sei sola, c’è sempre Ignazio…
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07/04/2005 19:16
tempi sbagliati
In mano tenevi uno specchio, indosso un abito scuro. Temevi che io non t’avrei considerato così bella?
Sono bella sono brutta? Pensavi.
Ti domandavi se fosse dipeso dalla luce, dallo specchio, dal numero di ore che avevi dormito il giorno passato, dalla stanchezza, dall'ora del giorno, dall’umore.
- Adesso come sono? Adesso sono bella… - Consideravi - Sì adesso sono bella e vorrei che mi guardassi Bertrand -
Lasciavi così cadere lungo la schiena anche l’abito scuro, denudandoti.
Ma io non ho saputo guardare a tempo debito ed ora non posso far altro che sognarti in un rammarico; è così, senza vesti, che t’immagino… così ad ogni ora del giorno, ad ogni ora della notte, indipendentemente dal numero di ore che hai riposato, indipendentemente dal tuo umore, indipendentemente dalla tua decisione di tornare o di non riprendere mai più la nostra conversazione...
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08/04/2005 15:10
Casa Bertrand
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08/04/2005 21:07
Marion (2/2)
Quando hai saputo pronunciare le parole, le hai usate per lasciarmi. In un giorno di febbraio, la tua telefonata tagliente: - ho il volo per l'India tra quattro ore – Non ho avuto la possibilità di fermarti, non mi hai dato occasione alcuna…
Sei voluta scappare da tutto, non ti ho mai più rivista… non ti rivedrò mai più…
Ma ti prego, non dimenticarti mai della mia pasta di mezzanotte, cucinavo spaghetti invece di approfittarmene di te; non dimenticarti mai quando indicavo Piazza Venezia, imbarazzato, seduti su una panchina; avevi le gambe nude, mi hai preso la mano portandotela sulla pelle, hai tentato di pronunciare:
– non mi interessa Pizza Venezia – – PiAzza, non Pizza... Marion –
e ridevi... e ti avvicinavi con il viso; io ti ho chiesto ancora:
- tu sei mia Zia? Cosa siamo noi? –
hai risposto: – non mi interessa cosa siamo – e mi hai baciato.
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08/04/2005 21:13
Marion (1/2)
Mia madre aveva preparato un pranzo, cucina italiana impegnativa, capitava in un sabato mattina. Esistono delle lettere che ricordano del dicembre 1995. Gli ospiti di quel giorno erano degli zii; zio Hosein, uno zio indiano acquisito perché maritò anni prima una mia zia materna; era accompagnato da sua sorella Marion.
T’ho incontrata in quel giorno Marion, scendendo le scale in pantofole, con un libro in mano perché stavo leggendo Camus; non sapevi nulla della mia lingua, sapevi solo sorridere e compiacermi.
Quel'idea d’affidarti a me per studiare la lingua italiana, mio zio che non si affidava a nessuno, si andava a fidare proprio di me? Io ci ho lasciato il cuore nelle tue pronunce marcate, tu ci hai lasciato il tuo corpo sulla mia generosità.
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10/04/2005 15:13
piove
C’è un tempo scontento, una domenica da restarsene a letto, profumi di candela e tuoni alla finestra. I nostri vestiti abbandonati sul tappeto, cosa importa se siamo solo amici… se siamo nudi, se non siamo amanti… cosa importa? Tu che ricerchi una programmazione di cinema d’autore, li guarderemmo in sequenza, sottraendoci tra il primo e il secondo tempo. Scorri il dito lungo la mia collezione… intanto io ti dipingo un disegno inesistente, con il dito che scorre lungo le tue spalle nude. Fai cadere briciole tra pieghe di lenzuola mangiando biscotti di riso; sai che mi arrabbio? In colpa le recuperi portandole alla bocca, ridi come una ragazzina… sai che mi fai sorridere? E’ una giornata da bagno caldo, vapore sui vetri e profumi di schiuma alla mela; attendimi ammollo, ti porto un mio accappatoio. Mentre ti alzi con ancora un po’ di sapone in dosso, scoppi bollicine con un'unghia… una giornata per vederti con i capelli bagnati, per prenderti… e farti prendere così…
Ma fuori piove e prenderò l'impermeabile. Fuori piove e passeggerò, piccoli colpi all’estremo opposto di una sigaretta per far precipitare la cima in bilico. Scalcerò qualche vetro di bottiglia infranto, invidierò qualche coppia… perché malgrado il tempo piovigginoso, non so dove tu sarai e dove te ne andrai; perché malgrado questo tempo… ...noi siamo soli...
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12/04/2005 14:32
il tuo posto
una sedia libera al cospetto di un lago indistinta tra pensieri perduti nel vuoto
ti alzi: - torno tra un minuto - ed io che penso: tra un'ora, giuro, ti bacio.
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13/04/2005 15:59
Je ne vais plus parler
Je ne vais plus pleurer Je ne vais plus parler Je me cacherai là A te regarder Danser et sourire Et à t'écouter Chanter et puis rire Laisse-moi devenir L'ombre de ton ombre L'ombre de ta main L'ombre de ton chien
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14/04/2005 15:39
Sipario
“Sipario, Justine” – avrebbe detto Bertrand
“Bien sure, mon cher” – gli avrebbe sussurrato lei all’orecchio, con una erre arrotolata carica di promesse - ”ma lo alzerò solo per te... e un po’ alla volta...”. Poi avrebbe accavallando le gambe si sarebbe accesa una Muratti sorridendo compiaciuta. “... je t'adore” ad alta voce.
Così andarono avanti. Ma i tempi ora sono cambiati, tacita Justine, malinconico Bertrand. Che accidenti si fa? Lacrime secche e sottomissione alla tua preferenza? Ma io ho voglia di parlarti, ma io ho voglia di scriverti, io ho voglia d’appassionarmi…
“Sipario, Bertrand” - dice Justine
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14/04/2005 19:19
Café de Paris
Ritira i ritratti liberandoli dal tavolo le chiavi di casa ma le cade la borsetta... e un rossetto che rotola per Cafè de Paris. Tutti la guardano; Lei raccoglie la borsetta, lascia correre il rossetto, le mani che le tremono, le cadono le chiavi, lei le raccoglie, tutti che la guardano...
le cade una lacrima, lei la lascia cadere, tutti che la guardano…
Lui la prende per un braccio Lei lo ritrae con forza. – lasciami mi fai male... lasciami andare! –
Tutti che li guardano.
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15/04/2005 20:03
pago il conto
Garçon: Perché se ne va?
Bertrand: Perché mi ama…
Garçon: E che male c’è?
Bertrand: Io non la amo… e lei soffre.
Garçon: E perché non la ami?
Bertrand: Non mi sono accontentato di una raffinata relazione epistolare, né di un bacio appassionato…
Garçon: Perché non chiedi di più?
Bertrand: Lei non può darmi di più, né tanto meno vuole darmi di più… non mi va di parlarne Garçon… Due tisane… quant’è?
Garçon: Quattro euro Bertrand.
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17/04/2005 20:02
in auto (2/2)
– Perché non riesco a rinunciare alla passione quando leggo pagine come quelle che scrivi, perché quando dopo averle lette mi chiedo se pensavi a me mentre scrivevi o a una qualsiasi delle “tue donne”. Perché sono gelosa…Bertrand.. Sì, diavolo…! Sono gelosa e non mi dire: "non ti ci mettere anche tu" ...come a significare un: “pensavo fossi diversa...”, non lo sono. Sono come qualsiasi persona, uomo o donna che prova emozioni, che conserva sentimenti, che si nutre di speranze... –
Ma io non dico nulla, mi volto di tanto in tanto verso di te riportandomi successivamente lungo il tratto di strada. Ti agiti, la cenere tuttavia resiste ancora, precaria.. incerta. Provo a pensare, dove cadrà? Sopra la gonna o sul ricamo dell’autoreggente nera… che finezze ben architettate Justine…
– Non voglio parlarti perché farlo mi dona per un momento la possibilità di ridurre le distanze e subito dopo mi precipita nelle consapevolezza che saremo sempre lontani. -
Ma eccola che la cenere precipita, si proietta in un volo acrobatico sbattendo sulle tue gambe. La contemplo, mi guardi. Avanzo per rimuoverla con le dita e un impatacco grigio si spande sulla maglia; cali gli occhi afferrandomi la mano.
– Non voglio parlarti perché io sono innamorata di te e tu non lo sei! –
Ed ora tu che conduci la mia mano tra le tue gambe e io che conduco la macchina verso casa mia...
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17/04/2005 20:05
in auto (1/2)
Aquaplaning, pioggia battente e rovesci improvvisi provenienti dalla carreggiata opposta. – Ti rispedisco a casa Justine! Mi hai seccato, con questo sciocco silenzio e quel grugno risentito – Un’ondata ancora, una leggera sbandata due fari contro e un clacson rintronante; alla palpitazione si aggiunge la tensione per uno spavento improvviso, quasi andavo fuori strada… diamine! Non sbandare come quest’auto - mi dico in silenzio... ma tu continui a gridare Justine... – Perché non voglio parlarti? Semplice... perché sto male! Non voglio parlarti perché soffro dell’impossibilità. Perché quella passione la vorrei vivere tutta, fino in fondo e non una, ma mille volte, vorrei vedere l’alba nelle tue braccia. –
Agiti le mani, ti accendi una Muratti, cerchi il tuo piccolo posacenere… schiudi il finestrino, diluvia e l’acqua che penetra oltre il varco d’aria…
– tu sei intollerante all’amore, io ho creduto di poterne fare a meno, ma ora capisco che non è possibile. –
Seguo la strada, con un occhio seguo la cenere che aumenta sulla punta della tua sigaretta, una frase ancora e precipiterà… sono insofferente… una frase ancora e precipiterò…
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17/04/2005 21:40
impulso e rigore
lo sai che amo ragionare… quello che non sai e che amo anche sragionare…
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17/04/2005 22:10
l'ombrello
Come faccio a scrivere? A scrivere d'euforia…? Quando sono felice rimango spensierato, sempre; mi compiaccio della serenità.. la vivo così… del tutto naturale. Potrei sembrare noioso solo perché, in verità, innesto i muscoli cerebrali nei momenti di maggiore disagio? Ma tutto sommato non è proprio quando avvertiamo un’emozione di rabbia, di fastidio, di… sofferenza… che ci mettiamo a riflettere? Non saprei, per me sembra sia così: la gioia la vivo in maniera del tutto spensierata - che giornate scacciapensieri. Nel disagio, invece, intento ragionamenti, attuo teoremi... un processo stancante, qualche volta sì artistico… ma spesso davvero sfibrante…
Hai dimenticato il tuo ombrello Justine…
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18/04/2005 19:16
sms
non piove più.. la giornata è radiosa e io canto con la radio buongiorno Bertrand...
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19/04/2005 10:52
il fotografo
Laddove catturo un istante un batter d'occhio diventa eternità un congegno muta a pennello Rifletto su contrasti di chiaro scuro studio il taglio gli effetti del nero sul bianco risultati di un’emozione visiva. Ogni palpito rimane distinto io non m’accontento nego minuti d’ombre disfatte vivo per un baleno d'albore esteso. pertanto ecco, tra poco, ora, ed ora già poco fa... ...fotografia d’una felicità.
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20/04/2005 12:22
La leggerezza
Il capitolo d’introspezione è ormai chiuso. Non ho più volontà di pensiero, sono stanco di considerare… stanco di dimostrare, stanco di chiarire insignificanti polemiche…
Il rimedio si chiama leggerezza, mi abbandono ora a lei, all’agilità di un’eccitazione, alla spensieratezza di verbi senza coniugazione, alla tranquillità di un vino fermo, al trasporto dell'eros. Partecipe senza affanno, anche tu non tormentarti… non è questo il tempo per affliggersi ancora. Hai avuto anche tu questioni ed eccessivi scontri, non sapevi far altro che patire e quella pena ridicola ti ha consumata; ti ha reso intransigente, diffidente, scoraggiata…
La chiave di tutto è questa: la leggerezza - vivere liberandosi d’ogni tipo di controversia…
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22/04/2005 19:09
ancora qualcosa
Poi ti accorgi di un discorso interrotto, c’era ancora qualcosa da dire su Marion, di quella foto che avevi scattato a Roma nel ’94… ne hai ritagliato solo un particolare senza lasciar ravvisare il resto.
Senza lasciar loro capire che quel giorno Marion era tra le tue braccia. Ripensi al colle Aventino, ripensi che non s’agitava un alito di vento…
Ripensi che lei teneva in mano una rosa rossa, tu che volevi offrirgliela - lei che non l’accettava… e tra una sciocca discussione, quell'immigrato africano l’abbandonava lì… sulla panchina umida di pioggia, andandosene via di spalle… piano… in silenzio… senza farsi scorgere...
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26/04/2005 20:25
la vetrina
è sufficiente un miserevole particolare, un merletto, qualcosa di già visto, un ricamo distinto che indossava ed ecco che ritorno a rivestirmi anch’io d’una inquietudine quasi ignorata.
E sono dispiaciuto, disturbato davvero, di quello che sono e di quello che non riesco più ad essere. Parlarti così… d’oggi piuttosto che di 'ieri' o se vogliamo di ieri invece che di quest’oggi… come a confermare un passato invece che aggrapparmi al presente...
Mi spiace di questo momento di difficoltà, di questo mio modo d’essere, contraddittorio, ambiguo... mi sento poco gentiluomo e molto più cafone. Spunto le mie spine sulla pelle, ma ne ritrovo in continuazione... forse ne crescono di nuove?
E poi proprio a te, tu che meriteresti di più di quanto possa riuscire a darti, ma ci sto provando, credimi, e qualche volta ci riesco... non trovi? Forse occorre solo tempo… solo tempo… e pazienza ...e tranquillità…
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27/04/2005 19:35
t'amo non t'amo
Justine: io ti amo Bertrand
Bertrand: ed io? …pensi che io ti ami?
Justine: tu non riesci a non amare, malgrado non lo accetti, non puoi fare a meno d'amare… non credi?
Bertrand: non lo so Justine… tu ti senti amata da me?
Justine: sì…
Bertrand: …ed io mi sento amato da te… questa è la cosa importante... nient’altro Justine...
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01/05/2005 19:22
t'amo non t'amo
t'amo... non t'amo... t'amo... non t'amo... t'amo... non t'amo... t'amo... non t'amo...
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01/05/2005 22:04
col tempo...
Col tempo sai col tempo tutto se ne va non ricordi più il viso non ricordi la voce quando il cuore ormai tace a che serve cercare - ti lasci andare e forse è meglio così Col tempo sai col tempo tutto se ne va l'altra che adoravi che cercavi nel buio l'altra che indovinavi in un batter di ciglia tra le frasi e le righe e il fondotinta di promesse agghindate per uscire a ballare col tempo sai tutto scompare.
Col tempo sai col tempo tutto se ne va e ti senti il biancore di un cavallo sfiancato in un letto straniero ti senti gelato solitario ma in fondo in pace col mondo e ti senti tradito dagli anni perduti e allora tu col tempo sai non ami più.
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02/05/2005 23:24
gli acrobati
Hai imparato ad amarmi, su esercizi svolti con l’altra. Io rischiavo la vita, lei che si aggrappava stretta, tu che desideravi viverla; viverla con me.
Non credo mai d’averti corteggiata con astuzia, credo di essermi distaccato con prudenza e eccessiva ponderatezza, eppure, ti sei lanciata… Proprio tu che raziocinavi bene, ti sei lanciata… Un volo nel vuoto, un’acrobazia pericolosa, triplo salto mortale con avvitamento all’indietro… ed io, che stupido, codardo equilibrista… vero? Ancora con un'asta in mano su un esercizio privo d’ogni oscillazione emotiva… sciocco davvero…
In ogni caso stai attenta, sotto non c’è rete di protezione, pensaci bene, non esagerare. Te lo dico io… io che su un esercizio simile ci sono caduto, frantumandomi… e non più tardi di... ...due o tre mesi fa.
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05/05/2005 11:23
Ciak si gira: L'ultima Partenza
Solitamente nei film francesi, le locomotive apparivano su delle istantanee in bianco e nero, fumavano tra le righe verticali della pellicola, tra i grani che punteggiavano il telo in proiezione; grani che io pensavo fossero stille d’una succinta pioggia che stentava da sempre ad irrompere. Ora invece mi trovo protagonista di un’immagine nitida e per quanto il pianto passa appannare la visione, è indiscutibile quello che sento intimamente in questo istante. La cuccetta trentacinque al quarto vagone del diretto Parigi - Milano, si intona con il mio stato d’animo. Trovo le lenzuola di carta in una busta ben sigillata con su scritte le istruzioni in differenti lingue. Rileggo le parole in francese per ricordarmi delle voci e dei suoni che hanno riecheggiato in questi giorni. Attendo l’inevitabile partenza.
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06/05/2005 10:00
dieci minuti trascorsi
– Dove sei ora? Non più qui. – Ti ricerco con i pensieri e provo ad immaginare dove il tempo ti abbia già rapita negli ultimi dieci minuti trascorsi… minuti senza me. Forse, sarai nell’interminabile corridoio che porta verso l’uscita della stazione. Gli sguardi della gente indugeranno ancora più sfacciatamente di quando già prima ti erano addosso. Sarai terribilmente infastidita tanto d’affrettare i tuoi passi, camminando a testa bassa tra il desiderio di essere fuori e lo struggimento di tornare indietro. Tornare indietro per vedermi ancora una volta? Vedere ancora una volta il mio viso riflesso oltre il vetro di questo vagone gocciolante d'umidità grigia, una mano sospesa nella rinuncia, deformata dalla pressione, aderente al finestrino che mi disunisce dal palmo tuo. – Vai pure avanti mon amour, se ti fermi, non resisti e torni indietro, torni da me, torni tra le mie braccia, torni ad essere felice. – Continui a camminare confusa, il corridoio ti sembrava molto più breve all’andata, perché ora non finisce mai? Ti chiedi perché non puoi tornare indietro? Perché non puoi partire con me? Troppi pensieri. Non hai più la forza, né la volontà di trattenere le lacrime. Ti cola un rigo di rimmel sul viso, lo tergi con una mano tremante e innervosita sbavando il trucco in modo rovinoso, ma non ha più importanza per te essere ben truccata ora che il mio treno sta partendo inesorabilmente.
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08/05/2005 11:33
corri...
Corri con i tuoi tacchi alti, sugli ultimi metri che ti scaricano di dosso gli sguardi degli extracomunitari, le prostitute, i ragazzi con gli occhi persi nel vuoto, gente qualsiasi, per carità anche gente per bene… ma corri su un disagio, su una sorta di malessere che vorresti scomporre ed analizzare passo dopo passo, ma non ci riesci e sei costretta ad esserne bersaglio indiscutibile. - Non farti sopraffare mon amour. - Ci sarà ancora sulla grande porta laterale della stazione quel ragazzo che discuteva ad alta voce? Lui seduto sul gradino e la ragazza un po’ goffa vestita di scuro, si allontanava pestata da clacson, una bottiglia di birra scagliata da lui a gran forza sul suolo, si disperdeva in frantumi disegnando un rapporto impossibile da riparare, neppure raccogliendo tutte le schegge disperse volutamente scalciate dall’intolleranza. Litigavano, volavano vocaboli grossi che tu mi traducevi in italiano, lei era rabbiosa e andava via farfugliando. Si allontanava nel traffico mentre le sue parole venivano divorate dai rumori. Eri pensierosa e impallidita da quel litigio, anche se non conoscevi i protagonisti e potevi solamente intuire le motivazioni. Non sapevi nulla di loro, eppure, è come se si fosse aggiunta un’ulteriore ferita alle tante lacerazioni che si erano riaperte in quei pochi minuti che improntavano il nostro “addio”.
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10/05/2005 08:45
la carrozza
I pensieri assorti in te, sfumano nell’attimo in cui la porta cigolante del mio scompartimento si apre. Entra un ragazzo francese sulla trentina, lo saluto con un “buonasera” e ripenso invece al “buongiorno” dello scompartimento d’andata. C’era una signora sulla cinquantina che leggeva un libro di Émile Zola sostenendo con una mano grossi occhiali spessi, con l’altra avvicinava il più possibile le pagine alla sua vista quasi che riuscisse ad intravedere altre locuzioni tra spazi bianchi; di tanto in tanto alzava lo sguardo per guardare fuori dal finestrino e perdersi nelle visioni di ciò che leggeva.
Diretto Milano - Parigi ed ora il diretto contrario è lentamente partito per portami via da te. La filodiffusione interna evidenzia questo addio e tu forse avvertirai questa evidenziazione nel momento in cui girerai la chiave della tua automobile controvoglia, inserendo la retro con una leggera grattata di nervosismo e partendo con un una botta di frizione troppo caricata. - Non serve a nulla questo nervosismo mon amour, il mio treno è gia partito incondizionatamente –
Apro l’involucro delle lenzuola, preparo un letto su cui ho l’indiscutibile certezza che non riuscirò a chiudere occhio. Guardo il mio compagno di viaggio, è disteso, assorto nella stanchezza della sua giornata, non parla italiano e non comunica con me (forse è un vantaggio).
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11/05/2005 10:26
l'arrivo
Mi volto ancora con lo sguardo oltre il finestrino della carrozza, nella giostra di luci offuscate. Rivivo i momenti più preziosi di questi giorni, come fotografie scattate istantaneamente. L’arrivo alla stazione, quando spalancavi gli occhi di scatto, nella stessa sintonia in cui le porte automatiche del vagone si erano aperte, il batticuore ti vibrava nello stomaco, l’ansia scorreva nei capillari e una corrente di eccitazione sgorgava nelle vene. Per il primo millesimo di secondo perdevi l’anima, notavo i tuoi movimenti impietriti, la ragione si interrogava sulla figura davanti ai propri occhi: – è lui? – La scena continuava ad avanzare rallentata come in un adagio sostenuto di pianoforte, un Debussy, o forse uno Chopin. I muscoli delle tue labbra formavano un riso, mentre il resto del corpo coordinava i movimenti per avvicinarsi presto su di me. Le mie braccia lasciavano il portabagagli d’acciaio, sudato, per predisporsi ad avvolgerti, si intonavano i primi accordi di parole, le prime movenze, i primi preparativi per abbandonare il mondo e a lanciarsi andare in una dimensione ulteriore… fuori dal qualunquismo, dalle ipocrisie moraliste, fuori da ogni dove, da ogni voce…
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12/05/2005 10:27
Paris
Le strade di Parigi, una vetrina di colori, l’odore di cera, la fisarmonica che suonava a Montmartre, i suoni della città attenuati in una via secondaria dove echeggiavano voci di turisti. Le mie mani che sfioravano le tue gambe, il profumo e il sapore del tuo temperamento femminile. Ci baciavamo e un motorino passava veloce in Rue Lepic con sopra due ragazzi, gridavano guardando noi: - Bien…donc…c’est l’amour…! -
Il tuo bacio soffiava d'un sorriso, sentivo le parole non dette, qui vocaboli italiani stretti che evitavi di pronunciare sapendo che non avrebbero mai dato l’esatto significato a quello che provavi per me. Prima, seconda, terza, quarta... la tua Citroën non ha la quinta marcia. Nei primi metri che tenti di digerire faticosamente, con un leggero pallore in viso, con quelle mani tremanti e serrate al volante, ripenserai inevitabilmente all’eutanasia di questo amore.
- Quasi inaspettato… lo so, ma non lo avevamo messo in conto dall’inizio? - E’ inutile rimandare ancora, è ingenuo sperare tuttora. Io o tu, chi prima, chi poi, dovevamo comunque, con risolutezza dar trionfo alla ragione rispetto alle nostre follie sentimentali. Sono stato io a farlo per primo, nella pienezza dei miei trent’anni e tu hai saggiamente ammesso, stimandomi, nella rassegnazione dei tuoi quaranta.
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12/05/2005 19:48
addio...
Le limitazioni soggettive, averti clandestinamente e desiderarti impagabilmente. I progetti sempre troppo futuri e utopistici, le incessanti attese, la tortura di questa sofferenza ogni volta che un treno o un aereo mi porta lontano da te. Le responsabilità verso i tuoi figli, la lucida ragionevolezza del nostro futuro impossibile da vivere. I tuoi irrimediabili anni che sentivi sempre più irreparabili se ti fossi arresa adesso, se avessi gettato via le trame che pazientemente e tenacemente avevi cercato di rattoppare ogni giorno. Non volevi gridare ora: - …ho sbagliato, scusate, ora ho voglia di ricominciare… -
Per una volta ci siamo guardati con la realtà negli occhi, una sensazione di forza e indifferenza arrestava i nostri singhiozzi. Un tagliente addio, frenato in un succinto bisbiglio, ma è inevitabile celare la piccola amputazione al cuore che logora i nostri dieci anni d’amore.
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13/05/2005 16:55
l'ultimo sibilo
Ancora un sibilo assordante...
Il mio treno mi porta verso dei giorni dove il cinismo sarà l’unica medicina per sanare il tormento.
La tua automobile in questo momento starà inghiottendo, senza avidità alcuna, l'interminabile nastro d'asfalto, reso ancora più nero dalla notte senza luna. Il rumore del motore diesel, i tuoi singhiozzi di pianto scanditi in gola, un leggero pallore sul tuo viso mentre bisbigli mestamente, per l’ultima volta ancora: – Bertrand... –
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18/05/2005 18:44
scrivere
Ho iniziato a scrivere con presupposti del tutto differenti da quelli di intrattenere terzi. Scrivere è un arte, è una rielaborazione del vivere, è spesso modo per riordinare i concetti, regalare loro una metamorfosi non naturale – che li renda pregevoli – emozionanti. E’ una rielaborazione propria, avara, che non necessariamente ha l’obbligo di donare emotività al prossimo.
Non metto in dubbio di essere alcune volte un egoista. Non mi curo di quelli che transitano, del pubblico di passaggio, non mi interesso delle considerazioni gratuite, spesso congegnate sulla base del nulla o di idee e pensieri che non m’appartengono. Molti ‘presumono’, s’incarnano in veggenti da facili fraintendimenti; solo pochi cercano davvero riprove obiettive – il raffronto si ricerca con il tempo – la fretta è cattiva consigliera – gli elementi sono tanti, troppi, molti sono occultati e non li do a vedere.
L’ultima vera finalità del mio scrivere è l’emozione; l’arte è per me è fonte d’emozione, spesso soggettiva… alcune volte condivisa ed oggettiva. Quando scrivo, quando creo, quando disegno, quando scatto... animo l'inanimato, muovo l'immobile... contraggo il muscolo della mia esistenza... e... vivo.
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18/05/2005 20:16
l'interno di Enzo F.
Conosco il numero diretto di Enzo F., ma non posso fare a meno di rivolgermi alla reception ogni qualvolta debba prendere contatto con lui; lo faccio solo per ascoltare, anche per un attimo solamente, quella voce così flebile e dolce, somiglia a quella d’una donna scalza, cammina in punta di piedi, accorta a non far troppo rumore…
– buongiorno! …qui è la S....N… di Milano, come posso aiutarla? –
– Lei ha una voce bellissima, lo sa? – Avrei voglia di risponderle così, ma non ho abbastanza forza d'animo, ho timore di andare fuori binari, deragliare dalla mia serietà. Eppure un giorno chissà, magari un momento più opportuno, magari circostanze migliori… chissà…
– Sì.. pronto…? Con chi desidera parlare? – – Sì.. mi scusi, ho bisogno di parlare con il Sig. Enzo F. –
Ancora una volta un oscillazione rimandata, vado avanti con questa mia detestabile coscienza...
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20/05/2005 00:08
consequenzialità
severa Celie esigente Bertrand
distante Marlene sensibile Bertrand
difficile Rene insofferente Bertrand
troppo audace Antonelle troppo diffidente Bertrand
contraddittoria Anne dubbioso Bertrand
ed eccola Justine... non volevi proprio lei Bertrand?
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22/05/2005 21:14
il Caffè
se l'innamoramento presuppone uno stato irrazionale, dunque io, forse ti amo senza essermi mai innamorato di te...
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24/05/2005 00:10
incoscienza femminile
corri! corri! più veloce Bertrand..!. dai Bert ...più forte...
fosse ammissibile correre così follemente, senza alcun pericolo di rischiare una disgrazia - attenta ti dico - attento mi ripeto
guarda come andiamo veloce Bert...!
che sciocco insistere e persistere su scelte imprudenti progettate sull'onda di un'emozione;
tu sei incosciente, lo sei sempre stata... ed io ti ho sempre invidiato per questo.. .. e lo sono stato - e non lo sarò.
La discesa era troppo ripida - la caduta inevitabile.
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25/05/2005 09:12
il racconto di Giò (2/2)
Hanno avuto una vita fatta di difficoltà, pochi,pochissimi soldi, solo amore. Sono stati sposati per 53 anni. Perché dico che è amore vero? Mio nonno all’età di sessantadue anni è stato colpito dall’Alzheimer... era assolutamente assente, non dialogava, non parlava, non esprimeva emozioni. Solo in due occasioni tornava brevemente lucido. Quando andavano a Pantelleria d’estate e lo portavamo al faro, lui da solo, senza che nessuno lo stimolasse, iniziava a raccontare della guerra e di come aveva conosciuto sua moglie. Oppure era lucido quando per scherzo mio padre gli chiedeva se preferisse Kim Basinger nella pubblicità delle Golden Lady o mia nonna, e lui allora la abbracciava, le sorrideva e le diceva: ”No, Francuzza, si cchiu bedda tu” E’ questo l’amore vero. E non è perché erano altri tempi o perché allora la donna non aveva nessuna autorità – no non ha niente a che fare con tutto questo.
Io Bert mi ricordo gli occhi di mio nonno, due occhi azzurri bellissimi, che guardavano mia nonna pochi giorni prima che lui andasse via per sempre; ricordo quella lacrima poco prima di morire, ricordo l’assoluta dedizione di mia nonna per suo marito, li ricordo, già anziani, sul balcone del nostro dammuso a guardare il mare... Non dicevamo una parola, non parlavamo, si tenevano per mano, lei con sguardo fiero guardava il suo mare, la sua isola, e lui invece le teneva semplicemente la mano, ma c’era tutto un mondo dietro quel piccolo gesto.
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25/05/2005 09:12
il racconto di Giò (1/2)
Lui era un ufficiale della marina che durante la seconda guerra mondiale venne mandato a Pantelleria, base strategica di Mussolini. Lei era la figlia del guardiano del faro, pantesca doc: profilo greco, carattere forte, due occhi che sapevano di donna. Suo padre era contrario alla relazione con mio nonno,tentava di ostacolarla in ogni modo. E loro si amavano, segretamente, ma si amavano.
Avevano trovato un modo per poter comunicare senza essere trovati. Lui andava a trovare il mio bisnonno al faro con scuse riguardanti la guerra; nascondeva un bigliettino nel suo cappello. Sapeva che lo avrebbe trovato mia nonna, che lo avrebbe letto e che il cuore le sarebbe esploso dalla gioia.
Si promisero eterno amore e subito dopo lui venne fatto prigioniero dagli americani; nessuno però si arrese mai. Lui tornò libero, tornò a Pantelleria, la sposò, la loro prima notte di nozze fu al faro …e dopo andarono in Sicilia…
E quando mia nonna per la prima volta arrivò a Catania chiese a mio nonno dove fossero andate le stelle; la città aveva troppe luci accese di sera per poter vedere le stelle, le importava poco comunque... le importava solo del suo amore.
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28/05/2005 15:11
caldo e confusione
Due parole prima di andare a tallonare nuove fotografie; così tanto per passare il tempo, alla ricerca di un suggerimento, un accenno che non trovo, su un’indagine di qualcosa che non c’è e che con molta prevedibilità non ci sarà. Matite morsicate e fogli sparsi con su scritto x, ipsilon e zeta, senza calzini a piedi nudi su ragionamenti di psichedeliche contraddizioni. Avrei rivisto volentieri i quattrocento colpi stamattina, ma quattrocento volte accendo e spengo la tv. Dopo otto mesi vedo pubblicità sconosciute, volti recenti o forse vecchi che non mi sono mai interessato a conoscere – chi è Angelina Jolie? Controllo i toni dei colori e desaturo la visione portandola in black and white, sorrido come uno stolto; surrealistico di poca importanza per molti, inutile. Sono intransigente e pigro, per poco non mi pungeva anche una dannata zanzara, sarebbe stato davvero un disastro quest’oggi. Ma che importa poi scrivere? Si deve solo scrivere per ordinare i pensieri? Oggi ho voglia di prenderli così come vengono, un po’ come li arruffa Françoise, senza organizzazione alcuna. In effetti fa caldo, io che vorrei andare in piazza Duomo a ricercare la precarietà di uno scatto. Ma cosa diavolo voglio? C’è una donna che ho perso - troppo tempo è passato - e c'è una che ho trovato - notevolmente in tempi più ristretti. Ammoniaca profumata, quanto disordine, oggi digiuno. Le camicie sono li piegate da una settimana, vestirai a quadretti per un'altra ancora. Si diventa prima o poi stanchi di tutto, le passioni più sono intense e meno durevoli? Ma fosse facile sorseggiare... e poi 'in fondo' perchè? Chissà che fine avrà fatto Reneé. La rosa bianca è appassita, le margherite stanno finendo la loro stagione, non ho neppure saputo salvare il basilico. La mostra di Mario Sironi termina oggi - termina sotto un caldo infernale. Voglio un’arte che sia più istintiva… le pile sono cariche.. Sì.. la fotografia andrà benissimo.
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28/05/2005 19:30
noi poeti
Noi poeti, ebbri di concetti noi poeti che ci annusiamo che ironizziamo che assassiniamo neuroni che ci sbronziamo per stordire ogni nostra cognizione.
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06/06/2005 19:31
inaccessible Meliè
donne irraggiungibili
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07/06/2005 12:19
verità
Vedo Justine baciare, la vedo baciare un uomo, un uomo nuovo. E’ passata una nuvola, si fa scuro, si fa luce, ombre di mezzogiorno. L’automobile è la sua, è quella donna all'interno è lei. L'altro che le sta accanto è lui.. sì è proprio lui, Giovanni. Chiudo gli occhi, si fa buio.
E' lui, proprio quel Giovanni, quello che mi presentavi alcuni mesi fa in congresso, due settimane dopo che ci eravamo lasciati in quel bar a Milano. Io avevo il cuore in agitazione e tu mi ha rassicurato: – Calmati Bertrand, non essere sciocco... mica ti sto presentando il mio nuovo amante... – Non c’è barriera alla tua spontaneità …non c’è.. non c’è stata, non ci sarà mai sensibilità per l'amore che ho dimostrato.
Sai perchè ti ho lasciato Justine? Perchè sei una donna viscerale e la tua impulsività ti fa scegliere solo sull'onda di un'emozione...
Inaffidabile Justine. Senza pietà Justine.
Ora non c'è più da chiedersi il perchè ho perso ogni desiderio d'amare.
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08/06/2005 16:23
bugiarda più che mai
guardo gli occhi che hai e le ciglia che hai le ciglia lunghe in cui imprigionavi me bugiarda più che mai, più incosciente che mai che tristezza però un amore con te…
e ti odio di più perché all'altro tu, tu non hai dato mai i giorni tristi e bui quello certo che no, non correva qui a consolare te ma io stupido sì
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09/06/2005 23:38
inutile
Non parlerò, perché le mie parole non hanno senso e ti fanno solo star male.
Starò in silenzio e ti ascolterò, così non potrai negarmi ancora un affetto. E se non vuoi parlare più, possiamo passeggiare senza dirci nulla, ce ne andiamo al mare che ti piace tanto e passeggiamo a piedi nudi sulla sabbia, senza più dirci nulla, perché tutto ormai ci siamo detti… no… non sto piangendo… è solo il vento…
Ci siamo detti di tutto e siamo stanchi entrambi delle scuse, delle accuse, delle sciocche insinuazioni, stanchi di giudicare e pregiudicare, incolpandoci di scelte dove tutto sommato noi stessi siamo stati i primi ad esserne esempio. Io voglio poterti aiutare, tu vuoi il mio aiuto? Ma tu non vuoi nulla…ed io…
Non chiedermi se ho bisogno del tuo aiuto… ti direi che ne ho necessità… e tu sai che non mi aiuterai mai… No, non sto piangendo, è solo il vento che innalza sabbia negli occhi miei.
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11/06/2005 23:33
un libro in prestito
Hai una maglietta rosa e un paio di jeans, tuo figlio - otto anni - occhi azzurri, guarda stupito la motrice del Settebello, tu che ti guardi intorno con una smorfia infastidita dal sole, io che mi avvicino. Una signora di colore si è fermata un attimo, probabilmente per vendervi qualcosa, l’allontani con un gesto. Ma cosa siamo venuti a fare qui mamma? Sono quasi ad un passo da te.
Il signore sono io. – Ciao Franca – Saluto tuo figlio, non so se presentarmi come Bertrand. Il libro è in alto a sinistra, questo non significa che sia una collocazione, ne è propriamente il titolo. Finisce che ci sediamo in alto a sinistra, a metà gradini di Palazzo Reale. Dietro le mie spalle qualcuno fa suonare una musica di San Remo edizione duemila e cinque, tu sfogli le pagine con una mano che sembra tremare, forse sei imbarazzata o forse è solo un’impressione e poi perché mai?
Sei indecisa tra De Luca e Luneburg, scelgo io. Guardi l’ora, hai solo cinque minuti, hai voglia di un gelato, forse hai anche voglia di rimanere. Diego vuole vedere le automobili degli anni cinquanta, – c’è qualcosa qua vicino? – sicuramente in galleria, ma c’è poco tempo anche per attraversare piazza Duomo. Giriamo attorno alle autovetture d'epoca, poi verso il sottopasso della metropolitana, è li che ti lascio andare.
– Che farai ora Bertrand? – – Passeggio con la mia macchina fotografica – – macchina fotografica… è vero che può rubare l’anima? – – La mia sì. –
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16/06/2005 10:45
riflesso
Come sei? Remissivo o ribelle? Coscienzioso o incosciente? Razionale o impulsivo?
Sono un po’ tutto e il contrario di tutto; dipende dalle situazioni. Perché precludersi qualcosa? Ho sentito dire che si vive una volta sola e sono legato alla vita - lo ammetto. L’arte sta nel non cadere nell’incoerenza, sta nel riuscire a mettere tanti aspetti caratteriali in accordo tra loro, nel rispetto di se stessi e degli altri.
C’è una sintonia che cerco, è una frequenza d’onda armonica, cambia sulla base di un coinvolgimento emotivo che non sia mai rovinoso, spesso riesco, spesso causo danni – danni anche irreparabili. Ed è su questo che di riflesso, rifletto.
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18/06/2005 20:25
collage
In un gesto, in un soffio di vento, in un accento francese, in quella mano, in quella gonna mimetica imbrogliata sul marmo. Nelle tue movenze femminili, sempre più precarie in un mondo disfatto.
In un attimo inseguito, in un palloncino esploso, in una sagoma di donna, in un abbraccio estemporaneo...
...in questo mondo incerto, sempre più privo d'attenzioni... ...io ero fotografo e non lo sapevo.
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22/06/2005 07:09
considerazioni esterne
Cinico Bertrand. Non credo sia così se almeno un poco che lo conosco, lui ribatte che lo sta diventando sempre di più. Dovresti “emozionarti” gli dico, ma mi contraddico da sola, perché in fondo la sua paura è proprio una nuova emozione. Ha ragione Bertrand, le emozioni prima o poi le paghi tutte o varrebbe la pena ancora una volta di riscattarsi?
Perché lo amo? Perché da razionali, si riesce a comprendere correttamente quando e quanto seguitare ad esserlo e diversamente si ha piena percezione di quando sia giusto lasciarsi andare; da emotivi invece non ci sono scelte ed i tempi sono tutti sbagliati.
Conosce i suoi punti forti Bertrand, per nostra fortuna, lui non s'approfitta mai degli evidenti punti deboli altrui.
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24/06/2005 15:28
cinema
Sei anni prima non c’eravamo ancora riusciti, poi una posticipazione dei programmi senza alcun preavviso; - abbiamo tre ore d’attesa… cosa facciamo? Entriamo in quel cinema? -
Difatti erano passati sei anni inconfessati, ci mostravamo poco in pubblico, luoghi come bar o cinema di provincia rimanevano proibiti per due clandestini come noi. Provvisori i nostri incontri, si svolgevano sempre in assoluta segretezza.
Ma il film che piaceva a noi, quel giorno era fuori dalla portata del nostro intermezzo temporale, le restanti sale proiettavano scadenti film Hollywoodiani. Ed è forse uno di quei film che avremmo dovuto fermarci a vedere, il mio grasso grosso matrimonio greco o Kate & Leopold... Sì avremmo dovuto accontentarci… tutto sommato a noi cosa diavolo importava? Importava solo tenerci per mano mentre la trama, al buio, si consumava su un telo in proiezione…
Quel giorno non siamo entrati e mesi più tardi ci siamo lasciati. Ci pensi mai? Sei anni... mai una volta che siamo andati al cinema...
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25/06/2005 19:50
fatti fotografare
A te piaceva farti fotografare, erano pomeriggi d’estate di un caldo boccheggiante. Ti vestivi poco, abitini a fiori, trasparenze di luce lasciavano percepire la pelle, barlumi sui capelli rame e riverberi di chiaro sul tuo volto sereno.
Ti piaceva metterti in posa per gioco ed io che incalzavo per vederti più naturale. Per questo, in alcuni istanti, fingevi di non osservarmi ed io che t’impressionavo su pellicola, allegra nella tua finzione alla spontaneità, istantanee di menage fermate velocemente - negativi in bianco e nero… dove saranno? Fotografie sviluppate e adesso disperse in scatole chiuse del tuo ultimo trasloco.
– Stai fermo e fotografami senza toccarmi, fai il professionista e guardami.. sono impalpabile, scrutami.. cercami… ed amami con gli occhi… cambiami, fammi bella, fammi diventare un frammento della tua espressione, fammi essere leggera, fammi essere vanitosa, fammi essere tua… –
Ed io scattavo, ansimando scattavo, afferravo la tua luce e mi pulsavano le vene... sentivo qualcosa di estraneo fluire nei capillari...
...forse era così... forse nel mio sangue, in quel momento, scorreva tutta la tua irrefrenabile tentazione. Era il desiderio, principio di ogni compiacimento.
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26/06/2005 22:02
sintomi
Apatia: indifferenza abituale, insensibilità, mancanza di volontà.
Volontà: facoltà di volere - disposizione d'animo a fare qualcosa. Sinonimi: Intenzione, voglia, desiderio, proposito, tendenza, determinazione Contrari: Indifferenza, inerzia, disinteresse, rifiuto.
Indifferente: che non propende né per una cosa né per un'altra, imparziale, neutrale - che mostra assoluta mancanza di partecipazione e di interesse, apatico - che non suscita interesse, simpatia e sim.
Indifferenza: l'essere indifferente, insensibilità, apatia, disinteresse. Contrari: passione, fervore, partecipazione, premura, amore.
E le cause? Gli effetti? E le terapie?
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05/07/2005 23:04
non cambierà
Tu hai amato le mie parole ed ora mi trovo ad essere incerto a scriverne di nuove – Perché? Tu mi hai amato per tutto quello che ero,ora sono contrario ad essere quello che sono sempre stato – Perché?
Per amore, avrei potuto ricercare un nuovo itinerario del mio sussistere; per amore avrei potuto rimettere in discussione il mio temperamento da stupido conquistatore; per amore avrei dovuto fermarmi a quel tempo e condividere con te quella tanto frugata emozione.
Per amore, hai saputo tollerare il mio temperamento da stupido conquistatore; per amore ti sei fermata a quel tempo, non ti sei lasciata sopraffare, mi hai teso una mano, forse avrei dovuto afferrarla; per amore non hai preteso di cambiarmi, non hai preteso che io ti seguissi, hai solo preteso di potermi amare.
Sono stato sopraffatto dal rigore… ...a te ha sopraffatto l’amore.
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07/07/2005 09:30
risveglio
Con te è come avere una parola sulla punta della lingua non riuscendo mai a farla arrivare alla mente; sono sempre ad un passo da quella maggior consapevolezza, da quell’istante preciso che taglia in due il tempo e lo divide, come linea netta, tra prima e dopo: non sapevo e ora so. Sei l’intuizione che non riesco a catturare, ma che sta lì davanti.
Resta ancora e lasciati amare così come sei. Tua Justine.
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09/07/2005 00:21
un sogno c'è...
mi piacerebbe che un giorno almeno una delle donne che ho amato mi rivelasse a distanza d'anni che nessun altro uomo mai fra tanti possa essere riuscito a succedermi nel cuore nell'idea di un autentico amore.
Questo succederà; quella donna vedrai sarai tu.
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10/07/2005 21:05
le ragioni
Justine: non ho dormito Bertrand
Bertrand: vedi ho ragione...
Justine: su cosa?
Bertrand: non devo scrivere.
(silenzio)
Bertrand: e tu avevi ragione su due cose...
Justine: quali?
Bertrand: la prima che è assolutamente vero quando affermi che cerco d'essere distaccato per evitar d'alimentare ulteriormente la tua irrefrenabile emotività...
Justine: la seconda?
Bertrand: quando mi parlavi della tuo timore nello scoprire le carte in gioco, a quel tempo.. ricordi? E della possibilità che io mi fossi potuto tirare indietro. Ora credo che era una paura del tutto giustificata...
Justine: le ragioni sono tutte tue Bertrand, perchè io non ho voglia alcuna di ragionare.
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17/07/2005 23:28
Chantal
Oltre il ricordo, dell'occasione trascorsa, ne rimane anche rimmel nero sulla federa turchino ed un granello di sabbia portato all'ingresso; un capello scuro caduto in battaglia sul letto e graffi solcati sulle spalle di quando si tratteneva precipitando nell'amplesso. Due tazzine con fondo di caffè ignorate nel lavello, un'impronta di rossetto quasi dipinto, custodie aperte di film francesi con Jeanne Moreau e musiche suonate di Ivan Graziani. Il tricolore di luci e spaghetti al sugo piccanti, due spazi vuoti dei libri prestatele; numeri di scarpe sbagliate, lo scontrino perduto, cassata siciliana e meringa al cioccolato, le fotografie di Doisneau, avevo anche visto i fogli del progetto sulla mia scrivania, ma che importava in quel momento? Ora che l'orologio si era fermato come tempo sospeso. Prendiamo un Canarino, un Iris e due marmellate. Andiamo a Como? Torniamo a casa - rimettiti quel vestito a pois e facciamo l'amore. Scegliti un nome diverso - Hai fatto? Cosa hai scelto? Chantal ti piace? Io sto bene...Chantal...sto bene anch'io Bertrand.
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20/07/2005 14:10
davvero distratta?
Hai ritirato il vestito a pois dalla lavanderia. Hai pensato a me. Tu souris... Hai sorriso e il commesso, ritenendo che il privilegio fosse per lui, si è sentito autorizzato a tentare una conversazione. Ha masticato lentamente qualcosa sul suo tempo e sulla necessità imminente di una vacanza. Avrai risposto un – Sì, certo... – per niente interessata, e successivamente dopo averlo saldato, sarai uscita riprendendo il filo del tuo pensiero...
L’hai fatto anche quando stavi in sala riunioni... Les Amants – distratta Chantal – ti hanno rimproverata – il boss – che vuoi... – gli avrai risposto – da quando mi si è fermato l’orologio vivo un tempo sospeso – non avrà di certo inteso, non poteva comprendere, ma ti avrà suggerito ferie imminenti.
Sarai passata in profumeria, mi avevi detto che avevi finito il rossetto. – Rouge di Dior, sil vous plait – – Ah, madame, grandioso ! Non poteva fare una scelta migliore... sexy, passionale, elegante, corposo e dura a lungo... – – C'est vrai, vero, verissimo… ma, mi perdoni, lei come fa a saperlo? – – Ma io li vendo i rossetti, madame… – – Ah sì, il rossetto... certo il rossetto... mi scusi... è che sono distratta! – Encore une fois, Bertrand...
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23/07/2005 20:16
ho fatto un sogno
Innamorarsi significa arrendersi ad un pugno d’ideali,
sicuramente illusori, più facilmente irrealizzabili.
Per un attimo ancora, mi sono ingannato di esserne capace…
Per un attimo, ho sognato… …ed ho fatto un sogno attraente e passeggero, un sogno che sarà più probabilmente uscente che entrante;
io avrei voluto che rimanesse ancora, ma tutto ha un prezzo e troppo non riesco a pagare…
Ma ho fatto un sogno, ed è stato bello…ho fatto un sogno… ed in questo sogno.. ero con te.
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26/07/2005 11:10
disonestà
La discriminante sta nell’idea di un progetto di vita… no Chantal, non mi riferisco a lei, ma sto generalizzando. L’idea di un riscontro che non muore, di una relazione che non ha una fine scritta già in partenza, mi autorizza a cedere di più all’emotività; questo avvenimento ha fatto da catalizzatore.
Il fallimento tra noi era indubitabile da tempo, ma dispiace ritirarsi per il vuoto, per una fantasia infondata, senz'altro superficiale, per una causa inutile, per un’emozione scema che non avrà alcun seguito. In ogni caso, credo che dovremmo retrocedere, tu sei sempre stata sostenitrice del domani rispetto all’oggi, io difendo lo ieri.
E’ indigesto pensare ad un venerdì sera, quando guardavi la luna piena io la guardavo altrove; inaccettabile pensare a tutto quello che mi hai dato e a quanto ho gettato in un’ora del mio tempo.
Sono stato un disonesto; gli altri sono onesti forse perché mentono, io sono un disonesto perché non ho mai accettato di negoziare con la nostra verità.
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27/07/2005 07:39
il bar dell'angolo
Prendi il solito? Un panino Canarino? Sei fedele...?
Tu che sorridevi, io che sorridevo, noi che stavamo bene...
Tu che vivi di rabbia, io che vivo di rammarico, noi che stiamo male...
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27/07/2005 22:56
bruciandomi
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14/08/2005 23:00
Agosto
Sfilate di femminilità e virilità maschile, costumi sempre più stretti difendono l'intimità delle donne; segmenti sottili uniscono i tre triangoli sintetici. E ragazzi dalla pelle di cuoio che covano con gli occhi, repressi da tempeste ormonali. Il vento fa volare una settimana enigmistica; la sabbia inghiotte senza avidità alcuna la mia noia.
E poi la notte... silenzio esteso e stelle in picchiata per desideri sempre più serrati. E tra il rumore di foglie, tra scricchiolii notturni c'è un canto di civetta che risveglia i passi di un geco emigrante sui muri. E tra le parole sussurrate sottovoce, tra quelle trattenute, tra quelle mai dette... ti penso - Come mai questa notte non ho preso sonno? Il pensiero mi ha unito alla tua insonnia. - Turbamenti. Malinconia. Presto tornerai mia.
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28/08/2005 19:03
per lei
Farò l'estate quando piove nei giorni grigi di Novembre e inventerò nuove parole per alternarmi ai suoi silenzi; saprò cambiare la mia vita seguendo il ritmo della sua, trovando il punto di equilibrio dei sentimenti. Andrò a cercare nei miei sogni le chiavi che apriranno i suoi, per imparare a rispettare questa inquietudine fra noi. Poi strapperò dalle mie labbra le cose che non osavo dire per cancellare tutti i suoi dubbi… e le sue paure.
Non parleremo più di ieri... farò di noi il mio domani, certo soltanto per amarci e forse per non morire mai. Il tempo io... io lo fermerò per dare un po' d'eternità a quei momenti che troppo presto se ne vanno via…
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02/09/2005 14:27
L'ultimo sogno
Entrai a fatica nel salone gremito di folla. Fascinosi uomini d’affari, nani e prostitute. Nobildonne ingioiellate, poeti e accattoni, principi e principesse, ufficiali, operai, artisti di strada e gatti randagi. Ognuno con il suo profilo da difendere. Riempivano la stanza d’ingresso e poi quella vicina, il corridoio e le scale con la loro soffocante moltitudine. Il bisbigliare dapprima sommesso, cresceva via, via con prepotente indifferenza.
Rimasi ai margini di quella confusione. Il quaderno stretto forte in una mano e la penna nell’altra. Lo sguardo inchiodato su quella variegata e stridente accozzaglia di umanità.
Poi, un lampo improvviso. Un boato assordante. E la scena precipitò nell’innaturale silenzio ovattato di una mattina di neve.
In quel momento lo vidi. Stava lì, sbalordito quanto lo ero io. Immobile come me. Mi guardava perplesso e sorrideva beffardo. Ci scrutammo a lungo. Esplorammo con occhi curiosi l’una il contorno dell’altro. Misurammo i nostri pensieri e i nostri passi. Fu allora che mi decisi, lo raggiunsi e lo uccisi.
Era l’ultimo sogno di Justine Fober...
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02/09/2005 19:35
sul molo
Qualche volta la si intravede ancora, la sera, è un'espressione a ravvisarla, una movenza a distinguerla, una luna piena, le pieghe di un abito che ha scelto lui stesso nel suo armadio e che lei indossa da quando egli le disse: “t'amo”. Un calice di vino rosso ondeggia in mano al cospetto di un mondo decisamente lontano, un dettaglio minimo del tutto, a molti estraneo, ma comune – maestoso - solo a loro.
E' Justine Fober, nostalgica su un molo, nel cuore di un agosto che sognava diverso; la riconosco è proprio lei, quando le si illuminano gli occhi e non cede più ad un sorriso beffardo. Lei che guarda gli uomini e poi abbassa lo sguardo per non invitarli ulteriormente; lei che ci somigliava, che passeggia lentamente, guardandosi intorno e trascinando in terra un fazzoletto estivo, forse un foulard bianco con maglia a grana di riso.
Fober.. di un etimo incerto, un noema semplice, di una grafia emotiva ed un tratto fragile tracciato su una superficie di velluto grigio, una grammatura consistente che poteva reggere il disegno... ed un epilogo disfatto per mano della mia stupida incertezza di donna.
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04/09/2005 18:04
mon cher Bertrand...
Mio caro Bertrand... il vero amore è incondizionato e va salvaguardato; non ci rimane che deciderne una nuova condizione.
Amare è un impegno serio, non avevi invece compreso che essere amato lo fosse necessariamente ancora di più... occorre rispettare il bene degli altri più dell'amor proprio... su questo hai fallito; ma sei un uomo imperfetto, spesso egoista come altri e tutto sommato lo sapevo da subito.
Ti ho comunque amato, perchè ai miei occhi ti ho sempre reso migliore... non è forse questa la ridicola follia che chiamiamo Amore?
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06/09/2005 09:24
significato dei nomi
Bertrand est très créatif. Il se laisse parfois aller à des colères dévastatrices. Bertrand invente, imagine et suggére des merveilles. Fidèle et courageux, il cherche une femme douce et paisible. Bertrand craint les gens agressifs, les mots blessants. Bertrand adore le théâtre, la lecture et la politique.
Chantal est souvent belle, pleine de vitalité et passionnée. S’enthousiasme pour toutes les causes les défendant avec agressivité. Chantal est modeste avec un charme magique auquel personne ne résiste.
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06/09/2005 12:49
dialogo
Così interrogavo Bertrand a lungo e anche un po', come si suol dire, 'a tastoni', ricercando una risoluzione alla mia tanta confusione: “...a cosa hai pensato in questi giorni?” “Che non so cosa fare Chantal.” “Dunque siamo in due ad aver pensato la stessa cosa.” “Io non capisco se vuoi che ti lasci o se vuoi tentare di ragionare ancora con me.” “Il fatto è che io non lo so più cosa voglio Bertrand”
Lui faceva roteare il cognac servitosi da solo, tirava di tanto in tanto un sospiro impaziente, mi dava occhiate brevi per poi tornare con lo sguardo vuoto verso un insignificante tappeto kilim, in seguito riprendeva l'attenzione verso le mie gambe nude. Doveva essersi riconsiderato dentro per riuscire a comprendere il perché del tradimento. Io ero sempre più consapevole che aveva pagato la sua presuntuosa razionalità in un solo minuto. In quei minuti tornavo a ricordare di quanto m'irritava la sua ragionevolezza e quante volte coscienziosamente si rendeva conto di essere tutto sommato un emotivo e che tentava invano di difendersi razionalmente dalle emozioni; non poteva vincere, conforme anch’egli alla natura umana, vulnerabile come un uomo fra tanti in cumulo di insofferenza e d’ansietà traboccante...
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06/09/2005 18:46
sciocca misericordia
Pensavo in segreto, lui rialzava gli occhi cercando di cavarmi i pensieri, mi fissava non ricavando nulla. Successivamente riprendeva a parlare con quel suo solito tono incoraggiante, quel tono che amavo, quel tono su cui spesso sospiravo… “è più forte la paura di amarmi o la paura di perdermi?” “Dipende dai giorni, ma sempre di paura si tratta.” “E perchè hai paura di amarmi?” “Perchè ho paura di soffrire ancora un nuovo tradimento.” Un attimo di silenzio poi si avvicinava, sedendomi accanto e con buona sincerità e volontà riprendeva a convincermi: “Sono sicuro che non succederà, vuoi che ti dica perchè sono sicuro che non succederà?” Annuivo mantenendo il silenzio, lasciandolo parlare, lasciandomi catturare dal suo inarrestabile monologo… intanto dentro di me pensavo: - perché mai non riesco ad odiarti Bertrand? - Lui riprendeva: “Io non ci credevo. Ricordi quando dicevo che per amore è possibile compromettere una parte di se? Credo che una parte di me morirà, la parte più meschina, quella che entrambi non possiamo accettare, al fine che tu non possa vivere più di timore alcuno. Io non ci credevo e non ho compromesso nulla, sono stato un egoista...” “Ed ora cosa è cambiato?” “Ora ci credo…”
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07/09/2005 18:01
ho bisogno di tempo
Si arrestò aspettando un consenso che non potevo offrirgli, un segno, una carezza sul viso, un gesto appartenente al passato, ma rimanevo immobile perdendomi anch'io verso quello stupido ed insignificante tappeto Kilim. “Sei impassibile e non mi ridarai fiducia.. lo so...” “ma ragiona... se cedessimo entrambi all'emotività sarebbe un disastro Bertrand.” “Ed è questo il momento di cedere alla durezza? Razionalità significherebbe 'fine'; io credo invece che in questo tempo ci sarà il nostro principio, penso che solo oggi abbiamo i presupposti per vivere una storia insieme.” “E' ridicolo, non riusciremo mai a vivere questa storia in maniera convenzionane.” “Questo non lo so - neppure tu puoi dirlo. Io sto discutendo se voltare capitolo.. se rinunciarci o tentare. Le modalità le anteporremo assieme una volta deciso di riprendere il nostro rapporto. Ora dobbiamo pensare se effettivamente lo vogliamo." “…è che ci sono due me stessa Bert e stanno lottando disperatamente...” Mi presi la testa tra le mani, se almeno l'emicrania avesse preso il volo.. sarei riuscita a ragionare meglio, ma ero ogni minuto più confusa dell'attimo precedentemente trascorso, tutto giusto, ma anche il contrario di tutto non era sbagliato, avevo bisogno di tempo, sì… ripetei dentro me, ‘ho bisogno di tempo’ e poi ad alta voce: “Ho bisogno di tempo Bertrand.”
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13/09/2005 20:54
i teoremi di Chantal
La manifestazione dell'amor proprio può essere distruttiva o rappresentare un'opportunità di crescita. L'amor proprio sussiste come forma di difesa in una situazione di assoluto disagio (a differenza degli egotisti che la vivono come preambolo della vita). L'amor proprio innalza le difese, può vivere sotto forma di rabbia o di sofferenza, l'una aggredisce fattori esterni, l'altra aggredisce se stessi. Crescere significa acquisire nuove consapevolezze. No che sia indispensabile errare per riuscire a capire, ma è vero anche che una situazione di disagio come un errore, un’avversità o un sopruso, favoriscono la discussione introspettiva. Le forme di rabbia e sofferenza fermentano il disagio, lo lasciano vivere.. lo rielaborano.. lo sublimano... o lo ripercuotono. Come potrebbe allora un disagio essere costruttivo? E' costruttivo solo nel momento in cui in una tale circostanza riusciamo a trarne valore... valore cognitivo o valore artistico; una nuova consapevolezza che ci aiuterà a vivere meglio, oppure una rielaborazione artistica che gratifica il nostro impegno e la nostra creatività...
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15/09/2005 20:11
e ti guardo
Mi guardavi negli occhi, mi chiedevi: “dimmi ancora una volta che m'ami”. Ti guardo negli occhi, quegli occhi che ho amato e non dico null'altro, riflettendo in silenzio. Non ci siamo mai detti di un “t'amo” leggero, si mostrerebbe quello più sbagliato il momento d'adesso, ora che tutto è sempre più incerto, ora che non comprendo più cosa voglio... ora che una parola sbagliata potrebbe essere ancora fatale.. per me.. per te... e per noi due.
E ti guardo negli occhi, quegli occhi che in tre giorni osservo lucidi e pallidi, gli occhi di un ragazzo – di un uomo - che dapprima sembrava essere immune all'emozione e che oggi si sostiene appeso al mio collo. Ti guardo con i miei occhi, gli occhi di una donna – una ragazza come assicuri tu - che mille volte ha gridato “t'amo” dentro di se, solleticando il tuo udito, e tu... crudo ed ostinato che non volevi accettare; ti guardo con i miei occhi che tremano, restia a spendere un'altra emozione di vita con te; con gli occhi d'una donna che hai tradito, gli occhi di una donna che ti ha dato tutto... e che ora, per sfortuna tua, si riprenderà ogni cosa.
Mi dispiace Bertrand, ma “t'amo” non te lo ripeto... e chiudo gli occhi sentendomi già sola; vorrei riaprirli ritrovando il tempo che ci apparteneva. Eppure lo avverto nel buio.. vorrei andarmene ...ma mi sento ancora moderatamente innamorata di te.
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16/09/2005 09:53
la partenza
“Il tempo chiarirà le cose tra noi?”
“Non lo so, ma prendo tempo...”
“Tempo per cosa?”
“Tempo per pensare...”
“E se non pensassimo più?”
“E se non pensassimo più cosa faremmo?”
“Faremo senza pensare...si potrebbe deviare verso il cuore…”
“E perchè tu sei così sicuro che il cuore sia il binario giusto?”
“L’altra via è un binario morto”
“Ma che futuro abbiamo Bertrand?”
“Incerto, ma con o senza di te il mio futuro sarà comunque incerto, con o senza di me il tuo futuro sarà ugualmente incerto.”
“Ho bisogno di tempo Bertrand... domani parto.. vado a Juan Les Pins.”
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18/09/2005 15:11
cliché
Spiagge umide,
serrande chiuse e atelier vuoti
piove da due giorni a Juan Les Pins.
Pioveva davvero anche quella sera a Juan Les Pins, tu eri alla guida, io scavalcavo i sedili anteriori facendo attenzione all’abito da sera. Mi spingevo fino all’abitacolo posteriore per fermare una bottiglia di Cordon Rouge che sbatteva nel retro del bagagliaio.
- ci sono danni? –
- no mio capitano… -
Poi mi ero fermata li come fossi viaggiatrice su un auto nobile e tu il mio chauffeur. Ti mancava solo il berretto e prendevo gia a scherzare chiamandoti Ambrogio. Non avevo mai viaggiato da quella prospettiva, neppure sopra la scema immaginazione di un cliché. Tu poi hai preso a chiamarmi Marchesa ed abbassasti il retrovisore verso le mie gambe… incominciavo così a divertirmi con il tuo desiderio, accavallandole, cercando in ogni minuto successivo di controllare il più possibile la mia impazienza…
In seguito, la macchina parcheggiava ad un angolo, i fari accessi e la pioggia torrenziale. Perché non andammo più a quella festa Bertrand?
Pioveva forte quella sera a Juan Les Pins.
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25/09/2005 22:26
ieri, oggi... domani...
Quel che c’è stato ieri
non ci sarà domani
quel che c’è adesso
è tutto.
E se mai mi chiedessero: "ma con Bertrand riuscirai a dividere un futuro?", io risponderò loro che ora sono troppo rapita a vivermi il suo presente.
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26/09/2005 10:39
Casa Bertrand
Dunque proseguivi a scrivere sul tuo diario, avveniva la sera stessa della mia partenza da uno di quei giorni di convivenza. Mi fermavo un week end sì ed uno no a casa tua. Quarantadue metri quadrati di mobili grezzi IKEA; arredamento provvisorio ripetevi tu, ma d’un provvisorio che durava ormai da sei anni.. forse anche di più.
In ogni modo era diventato il nostro rifugio, la baita dei nostri fine settimana. A stento ci prendeva la voglia di uscirne; si staccava il telefono, imposte della camera da letto temporaneamente chiuse. Così passavamo il tempo a guardare film singolari da Carlo Ponti a Krzysztof Kieslowski, con attimi di decisa distrazione dove la pellicola rimaneva in pausa per delle ore.
Arrivavo sempre con una valigia che non aveva nulla a che vedere con l’essenzialità, mi giustificavo ribadendoti che mi piaceva scegliere, eppure finiva che rimanevo scalza ed in sottoveste nera per tutto l’arco di durata del nostro tempo.
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26/09/2005 13:16
Muratti
Appena alzata mi avvicinavo alla finestra della cucina per capire che tempo faceva fuori, mi accendevo una Muratti e lasciavo che il fumo uscisse dal battente verso il cortile. Tu nel frattempo ti versavi del caffé appena fatto, mi osservavi di spalle mentre studiavo l’esterno oltre il sottile velo delle tende; mi sentivo bene… e mi sentivo tua.
Più o meno lo stesso rito avveniva la notte, ma fuori rimaneva tutto in ombra; mentre tu dormivi, io mi alzavo nel cuore delle ore notturne insonne da un’ansietà traboccante. Solamente dall’esterno, oltre i vetri e la patina di cotone, qualche felino poteva intravedere nel buio la punta della mia sigaretta accesa… ero io in piedi alla finestra con lo sguardo perso nel buio, a domandarmi, quando e come… avrei pagato tutta quella felicità che mi stavi regalando.
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05/10/2005 14:42
Giorgio
Quando arrivò a Juan Les Pins, discutemmo a lungo sul da farsi. Perdonai Bertrand, ma non mi convinsi subito all’idea di riconsegnarmi all’emotività.
– Vuoi che rimaniamo amici Chantal? –
– Ma gli amici non fanno l’amore Bertrand... – risposi a lui con malizia.
– Ma noi saremmo amici per la pelle… – Scherzò abbassando una mano sul mio posteriore riappropriandosi così delle sue facoltà di compagno, ma io fui restia ad accettarlo alle condizioni gia passate. Era forse causa l’incontro fatto qualche giorno precedente al suo arrivo?
Avevo conosciuto Giorgio e un qualche reo meccanismo era sorto nuovamente. Giorgio mi sembrava un uomo interessante e nell’occasione di quella cena lo confessai a Marta con lo scaltro intento che qualcosa trapelasse - e qualcosa trapelò.
Seguirono una serie di suoi accostamenti e non sapevo bene come fossi riuscita a dare continuità alle attenzioni che Giorgio mi dimostrava, a conseguenza anche del fatto che Bertrand tornò a convivere in quei giorni con me. Nei suoi modi raffinati Giorgio mi piaceva e non trovavo vizio nella percezione di questo piacere né volevo rinunciare ad un invito a cena con lui.
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05/10/2005 19:45
le due vascate
In quei giorni confidavo molto a Bertrand di me, sulle mie fantasie di donna disubbidiente, come ad avvertirlo che avrei potuto anche riscattarmi del tradimento inflittomi, ma non lo feci. Con lui sentivo davvero di rivelare la donna che ero, in tutte le sue forme e nature. Così raccontavo delle provocazioni che di tanto in tanto pubblicavo liberamente.
– La trasgressione è congenita nell’uomo – diceva – anche nella donna mio caro… – e ridevo.
La sera lo portavo con me a svagarsi in quelle che io denominavo le “due vascate”, per ben quattro volte andata e ritorno della vecchia Nizza, un vestito che lasciava gambe scoperte e tacchi pronti ad enfatizzare ogni mia movenza; camminavo come ai tempi delle rassegne di moda, una gamba avanti l’altra, petto in fuori, mento alto, un sorriso leggero tra le labbra semiaperte. Bertrand mi fiancheggiava abbassato di dici centimetri e comunque riusciva a tenere la sua mano sulla mia spalla. Si guardava attorno, rimanendo curioso, infastidito e allo stesso tempo forse anche eccitato da quanti occhi mi erano sopra… sopra i fianchi, sopra le gambe, sopra al petto, sopra ad un sorriso tendente ad accennare malizia.
– Gli uomini ragionano con gli ormoni e non con i neuroni – diceva – anche la donna mio caro… – mi fissava a lungo abbozzando un sorriso ed io che scoppiavo a ridere e lo abbracciavo.
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25/10/2005 11:33
anime sole
Camminavamo
come fossimo forestieri,
distinti, taciturni, neutrali.
Sedevamo di spalle
su panchine riverberate,
ma senza voltarci mai;
riuscivamo a telefonarci
ma senza proferire vocabolo alcuno.
Avevamo avuto la forza
di tenderci la mano
in un vano
interamente oscuro.
Recapitavi per me lettere vuote
ed io rispondevo
con carta imbevuta
nel mio profumo
e ti spedivo un bottone del mio grembiule
giustificandomi di averlo
per sempre
perduto.
Capivamo così
che la vita, i sensi, i corpi…
sono solo un mezzo,
un cammino spesso incompleto,
per far lambire
due anime sole.
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16/11/2005 20:49
Mapplethorpe
Alla mostra sei rimasto con la vista inclinata per un lungo istante, ciglia curve ed una mano sul mento che lasciava intendere un’attenta riflessione da parte tua; Una superba didascalia riportava quello che ritenevi infondo essere un sano avvertimento: voglio che la gente guardi le mie opere prima di tutto come opere d’arte, e poi come fotografie. Malgrado il suggerimento esposto, ti sei seriamente chiesto se il pubblico riuscisse ad intravedere realmente un’opera d’arte nella cornice che raffigura il braccio di un uomo penetrato nel fondoschiena di un altro, intanto io sorridevo nel vederti sarcasticamente dubbioso.
L’ennesima riprova che gli americani debbano necessariamente utilizzare estreme visioni per riuscir ad impressionare il proprio pubblico?
Non avevi invece nulla contraddire sulla ritrattistica, chiaroscuri (soprattutto scuri) ben studiati, lineamenti e forme (soprattutto forme) messe in risalto e contrasti su contrasti…troppi forse; dalla natura morta ad una natura alquanto troppo viva, immagini che lasciavano pensare ad un alibi artistico per un back-stage (soprattutto back) da pervertito.
Eccessi che indubbiamente richiamano il pubblico, ma è davvero scopo dell’arte richiamare a se il pubblico? O questo potrebbe essere più definito desiderio consumistico e di successo?
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23/11/2005 20:41
atelier
La sera nel tuo Atelier, rue de Chateau , secondo piano. Fotografie in bianco e nero su carta Fujifilm, confuse un po’ ovunque. Ne ravviso alcune della primavera scorsa, io sbracciata al lago… una chiatta con su scritto ‘salvataggio’ (in effetti quel giorno m’hai salvata)… e penso al freddo d’oggi, al vento freddo sferzante sul viso.
Hai una nuova mostra in mente Bertrand?
C’è odore di ammorbidente e di caffè appena fatto, hai indosso il mio maglione blu. Ti scruto con un sorriso aspettando che tu dia risposta…ma rispondi con il medesimo sorriso riservandoti un segreto.
Ma perché sto così bene? Si sto bene con una sciocchezza, sto bene con un filo di luna, sto bene con questo profumo di caffè, sto bene per averti rubato pantofole e accappatoio… sto bene perché finalmente mi sento me stessa, senza alcun velo d’apparenza… perché siamo noi, finalmente, noi senza disagio alcuno.
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09/12/2005 09:56
mondo politico
Non c'è più obiettività, ma solo schieramenti. Non è più questione di confronto, ma questione d'affronto e inevitabilmente di scontro. Dunque prendo a starne fuori, cerco con chi parlarne... scelgo io con chi commisurarmi.
Le troppe certezze, assediano il cambiamento; ricredersi è opportunità di crescità - difendere le proprie certezze, anche quando sono errate, è solo un unitile esordio d'orgoglio. Ed è proprio questo che aumenta urti offensivi o difensivi...
ma poi non è solo difesa delle proprie idee...
sì.. più che altro... è difesa dei propri interessi.
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11/12/2005 13:44
avanti
Non è conveniente scaricare sugli altri la responsabilità dei propri insuccessi, né tanto meno vantarci avidamente dei nostri successi, come se fosse solo nostro il merito nell’arrivare.
Tutti abbiamo bisogno di tutti ed è insensato scalare la vetta da soli e oltretutto anche fallimentare perché “essere soli”, fare le cose “da soli”, è oltremodo un totale insuccesso di vita.
Quello che davvero conta è la “scelta”. Scegliere è un’abilità… scegliere è un talento… scegliere è un’arte.
Per carità, lo è anche ricredersi, lo è anche tornare indietro; ma non c'è possibilità di tornare indietro troppe volte nella vita… perché la vita è in quella direzione – è avanti.
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30/12/2005 23:21
capodanno
Comprerò un Cordon Rouge
e due bicchieri di cristallo blu
me ne andrò in piazza Duomo
verso mezzanotte meno un quarto
lì fermerò una ragazza sola
chiedendole di brindare con me
poi lascerò cadere in terra il mio ed il suo bicchiere
domandandole il suo nome
ma sì... forse hai ragione tu...
anno nuovo - vita nuova
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03/01/2006 22:57
individualisti
Il nostro è stato un amore strano, non c’era nulla che non andasse, tutto era compiuto, eppure, tutto è cambiato.
E’ stato riformato - per evitare la realizzazione d’ulteriori altari.
Trasformato - per non legarci ulteriormente e in seguito lacerarsi d’un futuro esitante che da sempre screditiamo. Individualisti entrambi, eppure infinitamente affini, ma perché non lo abbiamo dato ascolto al domani?
Ci vedevamo quanto bastava a non turbare le nostre inclinazioni; tu insistevi sul dire che fuori dallo straordinario, nell’ordinario, non avremmo funzionato; eppure io continuo a sostenere che saremmo stati vincitori anche dove gli altri in passato furono battuti.
Ora torniamo ad essere amici, precludiamo qualcosa al fine di elevarci ancora di più verso un amore d’assoluta generosità.
Ma da subito c’è un’avvertita mancanza. Questa sensazione di vuoto, in una circostanza che è pronta ad offrirti libertà, tuttavia ‘emotivamente’ ti sottrae volontà. In effetti mi manca una parte di me, io sento...
sento che…
…mi manchi te.
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07/01/2006 22:57
mitologie
Platone diceva che un tempo gli uomini erano "a tutto tondo", con due volti, quattro braccia, quattro gambe e così via, per cui erano velocissimi nel muoversi, molto potenti e tremendamente superbi.
I loro sessi non erano due, ma tre: maschile (risultante dalla fusione di due maschi), femminile (risultante dall'unione di due femmine), andrògino (risultante dalla fusione di un maschio ed una femmina). Infastidito dalla loro presunzione, Zeus decise un giorno di dividerli a metà, tagliandoli in due come uova sode, ed affidò ad Apollo il compito di ricucirli.
Ma ecco che le due metà non riuscivano a rimanere separate: non facevano che cercarsi e, ritrovatesi, si avvinghiavano disperatamente e si lasciavano morire di fame.
Allora Zeus, impietosito, girò loro i genitali sul davanti, e, permettendo in questo modo l'accoppiamento e la procreazione, alleviò il loro tormento.
Io sono indubiamente un androgino.. in cerca ancora della sua metà.
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15/01/2006 20:48
il progetto
Insegnare la fotografia a duecentotredici bambini? Ma come si mostrano i bambini di nove anni davanti ad un insegnate come me? Riuscirò a trasmettere loro quello che percepisco?
Ritorno a pensare come ero a nove anni, cosa facevo, ero gia attento osservatore?
Ritorno a pensare a Marco, a quando arrivai nel 1998.
Lui aveva solo nove anni, mi accorgo che il tempo è passato e ravviso solo pochi attimi di quel periodo. Ora Marco ha diciassette anni, è rimasto poco del bambino che era… tuo figlio… è rimasto poco anche di me, di quello che ero otto anni fa… per te… per voi…
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19/01/2006 23:13
con gli occhi dei bambini
Quando mi proposero di insegnare ai bambini il “saper osservare artisticamente”, rimasi dubbioso nel riuscire a trasmettere loro una consapevolezza nuova e difficile: riuscir a far vedere loro quello che gli altri non vedono. Ciò nonostante mi sono da subito ricreduto.
Difatti i bambini sono privi di ogni preconcetto e molto più malleabili degli adulti. Vedono ciò che noi rifiutiamo d’osservare. Noi tendiamo a riproporre sempre i nostri stereotipi, loro invece riescono a trovare il “nuovo” in ogni semplice curiosità. Non seguono le idee degli altri, ma inventano la loro idea.
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22/01/2006 23:59
non ho un titolo
non ho più parole
né più emozioni
non ho progetti
né sogni, né tantomeno desideri
non ho entusiasmi
nessun stupore, per nulla considerazione
non ho presente
né più passato
e sebbene un futuro c'è
io so che non ho più te.
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27/01/2006 09:58
forse è tutta poesia
un san giovese ed un merlot raboso, croassant GS, pane di grano duro mulino bianco, crostini dorati, un mestolo, broccoletti, banane, mele golden, tre paia di calzini uomo, salamelle, robiola alba, zola duetto, mentadent, shampo palmolive, grana padano, salame di varzi, scamorza, mezzo tomino ed infine una gallina.
ed ora la gallina, come la cucino?
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28/01/2006 17:29
squilibrio
Fuori da quel punto d’equilibrio
sussiste solo l’eccesso
perché rimango eccessivo
e vivo ogni singola emozione
senza misura alcuna…
rabbia, sofferenza… desiderio.. amore…
E troppo spesso, tutto ciò
risulta essere insostenibile.
Ora che travaso anche io
il malessere nella rabbia
riuscirò a prendermela con tutti,
tranne che con me stesso…
Adesso è il mio momento d’assoluto silenzio…
e sipario sia.
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01/02/2006 12:29
coup de théâtre
Vorrei riuscire sul serio a provare rabbia, arrivare ad interrarmi d’amor proprio, sapermi nel giusto, assegnando le colpe… che non hai, che non ho… che non hanno e che non abbiamo.
Girare l’angolo e scorgere una nuova strada da percorrere. Andare avanti senza voltarmi a guardare quello che è stato; chiudendo gli occhi, far finta di non leggere, adombrare memorie… e silenzio su silenzio.
Vorrei riuscire anche io a rispondere alle offese con la collera, indossando un’armatura di giustificazioni e preparandomi alla difesa… ma non sono mai stato incline al conflitto… e difatti non riesco… né riuscirò…
non riesco ad avercela, non riesco ad irritarmi, non riesco a dimenticare, non riesco ad andare avanti… non riesco a tornare indietro, non riesco a chiederti scusa e l’ho fatto oltre misura… e non riesco più di percorrere chilometri nel timore di trovare ancora una barricata…
…riesco solo ad essere triste per una serenità tanto congegnata e stupidamente annientata.
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02/02/2006 11:01
implicazioni
Cosa significa essere coinvolti?
è la privazione d’una parte di se per un cammino condiviso e più completo;
per poi successivamente dover rinunciare a tutto nel poter recuperare la consuetudine d’un cammino personale ed assolutamente incompleto.
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05/02/2006 14:29
tangenziale
novanta centesimi
novanta per andare
e novanta per tornare
sono rimasti novanta centesimi nel cruscotto
novanta centesimi
senza più un'andata
novanta centesimi
senza più un ritorno.
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11/02/2006 22:18
sabato sera
È sabato sera, non sei con me, non sei con loro,
non so più dove sei, non so più cosa sei…
non sei più tu…
non siamo più noi…
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13/02/2006 00:01
lui che spaccava piatti
tu che spacchi il cuore
non ci sono più parole
piatti sporchi da lavare abbandonati per dispetto
e un po' perchè mi fai male
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18/02/2006 10:53
c'è tempo
Dicono che c'è un tempo per seminare ed uno che hai voglia ad aspettare, un tempo sognato che viene di notte ed un altro di giorno - teso - come un lino a sventolare.
C'è un tempo negato ed uno segreto, un tempo distante che è roba di altri, un momento che era meglio partire e quella volta che noi due era meglio parlarsi.
C'è un tempo perfetto per fare silenzio, guardare il passaggio del sole d'estate e saper raccontare ai nostri bambini quando è l'ora muta delle fate.
C'è un giorno... che ci siamo perduti, come smarrire un anello in un prato e c'era tutto un programma futuro che non abbiamo avverato. È tempo che sfugge, niente paura... che prima o poi ci riprende, perché c'è tempo, c'è tempo... c'è tempo, per questo mare infinito di gente.
(Fossati)
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24/02/2006 20:47
riconferma
L’amor proprio, se non controllato, sarà sempre distruttivo.
Amor proprio significa scegliere a favore di se stessi
senza pensare, volontariamente o involontariamente,
alle conseguenze delle nostre scelte sugli altri.
E’ distruttivo perché può ledere altri,
senza che noi possiamo esserne coscienti
perché troppo sedotti dai benefici e le difese
che la nostra scelta ha portato su di noi.
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07/03/2006 11:14
riflessioni
Dalla nostra storia ho imparato una cosa:
affermare che la felicità sia 'un attimo' è un luogo comune superficiale; la felicità è un momento più ampio, che può perdurare anche più di un anno.
E' permessa solo a coloro che riescono a comprendere i bisogni comuni e riescono a vivere, a viversi, cercando di evitare ogni possibile momento di futile controversia.
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14/03/2006 15:37
il silenzio
Il silenzio è sempre prezioso,
ma per tranquillità interiore non intendo
un silenzio muto.
Intendo una mente libera da inquietudini e turbamenti,
salda, disponibile e lieta,
che possa aprirsi alla Forza che trasfigura la natura.
E’ importante evitare l’abitudine a lasciarsi
assalire da pensieri importuni,
da falsi sentimenti, da aggrovigliamenti di idee, da impeti sbagliati.
[Sri Aurobindo]
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14/03/2006 15:38
la comunicazione
La comunicazione è ancor più preziosa
quando diviene contatto, quanto si stabilisce sintonia.
E’ la comunicazione che rimuove i pensieri inopportuni…
è la comunicazione che toglie false idee e pregiudizi,
che elimina allusioni senza sentimento, sospetti… dubbi…
Non c’è soluzione sempre con l’introspezione,
specialmente laddove si necessita di “risposte”
un’equazione con troppe incognite non può essere risolta
conseguentemente ci si confronta per sbrogliare un’annodatura
per ricercare obiettività…
Per raggiungere questo, bisogna inevitabilmente
avere la forza e l’umiltà di “chiedere”
invece che affrettare deduzioni arroganti
le ipotesi spesso portano ad accrescere ideali quando siamo sereni
ed ad insinuazioni illogiche e malevoli.. quanto patiamo un disagio.
Le ipotesi
logorano le idee
distruggono il ricordo
annullano l’oggettività.
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17/03/2006 16:30
improvvisamente
C’è tutto un mondo che non hai
è un mondo che stai scoprendo;
c’è tutta una coscienza che non sai
ed un sentimento che stiamo pian piano conoscendo…
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18/03/2006 23:02
felicità
Potrei abbracciare il corpo di una donna
E sentirmi felice.
Ma continuo a gestire i tormenti
le tue assenze
credendo che possa mutare l’invariabile
e che tu possa tornare.
Tornare da me.
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22/03/2006 00:14
attenzioni
"Attenzioni, Bertrand, si chiamano 'attenzioni'
...e mi mancano.
Sto parlando di piccoli gesti e parole, apparentemente insignificanti, ma che nel contesto di una storia d’amore acquisiscono un significato fondamentale.
Non le pretendo...non le ho mai pretese. Dico solo che mancano."
La telefonata di giovedì l’aveva chiusa con un briciolo di amaro in bocca. Non pretendeva che le confermassi: sarò li da te domani sera, ma avrei potuto almeno evitare di far finita di niente...
e quella stessa sensazione poco appagante alla fine della nostra conversazione, l'avevo percepita anche io... perché avevo aspettato fino alle dieci per ritelefonare? Perchè?
Riesco solo ora a capire quanto le avevo fatto male.
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24/03/2006 11:44
discordi
Lei: ma cosa abbiamo noi due in comune?
Lui: la nostra diversità?
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31/03/2006 23:27
confusione
lei: dammi una sola ragione per amarti!
lui: Amerai solo quando capirai che l'amore non accetta ragione alcuna;
sì, amerai solo quando non troverai più ragione di amare... e tuttavia…. ti sentirai di amare perdutamente ancora.
Amerai, solo quando sarai disposta a comprendere non solo le tue emozioni, ma anche le emozioni della persona che ami; seppur differente da te, ti sforzerai di capirlo, ti soffermerai a riflettere anche sulle sue ragioni e non solamente sui suoi torti.
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03/04/2006 21:09
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08/04/2006 10:09
sarà...
Sarà che non ho dormito, sarà che ho pianto…
Sarà che il pigiama è pulito, sarà che è tornato il sole…
Sarà colpa di Milano?
Sarà per imprudenza d’un tango argentino,
sarà per l’abrasione sul tuo bacino…
Sarà che non sono poi così impudente,
sarà che poi non sei così forte…
Sarà per un pettegolezzo, sarà perché leggevo;
sarà che non ho tenuto testa, sarà che eri stanca.
Sarà per le tue emozioni, sarà per le mie paure,
sarà che mi parlavi nel sonno,
sarà che rispondevo scherzando…
Sarà che non ho fumato, sarà che ho bevuto…
Sarà che ti ho cercata, sarà che ti ho amata…
Sarà per il tavolino,
sarà che posso essere anche cretino…
Sarà per i capelli lunghi, sarà per il treno in ritardo,
sarà per la necessità dell’auto, sarà per quel ricordo…
Sarà per l’Africa, sarà per il lavoro,
sarà che è un momento difficile,
sarà che qualcosa di buono tra noi c'era,
sarà che hai gettato tutto,
sarà che questa è la tua vita…
Sarà che era troppo presto,
sarà che ormai è troppo tardi.
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09/04/2006 23:20
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12/05/2006 19:05
il viaggio
Nel primo momento pensò di non cambiare nulla nella sua vita, guardò fuori dalla finestra che tempo facesse, poi prese a correre verso la stazione senza l'impermeabile, sotto la pioggia fastidiosa di Maggio.
In tabaccheria comprò un biglietto di sola andata e rimase per un attimo distratto alla cassa contemplandosi in mano lo scontrino…
– desidera altro signore? –
Decise di acquistare anche tabacco sfuso Drum e delle cartine smoking lunghe solo perché il biglietto ricoprisse il ruolo di filtro.
La filodiffusione annunciò l’arrivo del treno, tuttavia lui rimase seduto su una panchina, frastornato, senza voler riflettere troppo sulla motivazione del perché aspettare il successivo.
Rifiutò di interrogarsi sulla forza che l’ebbe trattenuto un'ora ancora, ma lascio spazio ad un solo pensiero: si chiese se mai fosse dovuto tornare indietro… ancora una volta, indietro… indietro da lei...
Quarantacinque minuti più tardi si trovò in viaggio... in viaggio in un vagone vuoto. In viaggio senza compagnia alcuna, in un viaggio solitario, in un viaggio lungo e senza più un ritorno.
Da quel giorno, per più di un anno, non scrisse più.
Da quel giorno non amò mai più.
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21/05/2006 14:34
la scelta
Quel sogno non ha visto il cielo poiché ogni principio d’amore tra noi era fallito.
Sebbene avessimo potuto crederci ancora riuscendo a dimostrare a noi stessi che saremmo stati più forti e vincenti… malgrado avessimo trasformando quella sconfitta in un nuovo principio d’amore…
…siamo inesorabilmente ricaduti nel fallimento più totale.
Ora rimane troppo rancore e il rancore alimenta l’odio in maniera implacabile. Tendiamo continuamente a giustificare la nostra rabbia come fossimo vittime di un’ingiustizia, ma questa violenza l’abbiamo decisa noi. Più giustifichiamo il nostro odio e più quello stesso odio accresce togliendo spazio al nostro bene, togliendo spazio alla fiducia, togliendo spazio alle certezze… sopprimendo la speranza.
Non crediamo più l’uno nell’altro, non crediamo nelle nostre parole, osserviamo e colpevolizziamo solo i nostri limiti, ci opponiamo l’uno con l’altro senza accorgersi che tutto sommato lottiamo contro noi stessi, contro quello che c’è stato di bello… contro tutti i sogni che possiamo realizzare.
Abbiamo una colpa che non è possibile scontare, non esiste assoluzione alcuna e malgrado pronuncino che sia infinita la Sua misericordia, io credo che neppure Dio potrà mai perdonarci.
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05/07/2006 23:29
place ducale
je reprends où j’avais laissé…
je reprends à me raconter…
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07/07/2006 22:34
pour Christine
Je sais que je pourrais avoir les armes justes pour séduire, mais malheureusement, les femmes qui symbolisent cette époque ont oublié qu’elles avaient avant tout elles-mêmes un rôle à jouer dans l’art de la séduction.
Elles se sont abandonnées au dilettantisme de l’amoureux transi au détriment du séducteur; elles se sont contentées de la frivolité de provoquer au lieu d'aspirer à la conquête de l’homme: elles ont trahi leur désir pour se lancer sur ce qui est facile, éphémère et acerbe.
Il va de soi que l’homme a toujours répondu mais quel est ce genre d’homme?
De quelle structure se compose t-il?
Je ne veux pas exprimer une hostilité généralisée envers les femmes ou l’ amoureux transi… Je désire simplement dire, que les femmes qui m’attirent, sont de plus en plus «loin» de moi…
Quelquefois elles s’impatient et ne sont pas prêtes à «attendre», elles n’acceptent pas de donner du temps au temps pour construire un désir intense, bien avant de l’avoir consommer…